Il monoruota elettrico, quando la praticità sposa l’ambiente

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Il mezzo si sta progressivamente diffondendo in diverse città italiane. Leonardo Libianchi dell'Associazione Muoviti Elettrico ne ha illustrato per Reporternuovo le caratteristiche: «Con un clic diventa un trolley, lo porti dove vuoi»


Sabato sera, ore 21, Roma. L’autobus non arriva, l’attesa inizia a spazientire la gente. Accanto alla fermata, lungo Corso Trieste c’è una tavola calda. Lì Leonardo Libianchi sta entrando per comprare la cena. È insieme a Francesco e sono arrivati a bordo di un monoruota elettrico. Non hanno il tempo di togliersi il casco che una piccola folla li ha già circondati: «Che cos’è? Come funziona?». La curiosità aumenta nell’esatto istante in cui lo spengono e tirano fuori una maniglia. Ecco qua, il loro singolare mezzo di trasporto con un clic è diventato un trolley e senza difficoltà possono portarlo dentro al locale: «Quando vado al supermercato lo metto nel carrello, se sono in ufficio lo ricarico sotto la scrivania. In tre ore la batteria torna a pieno regime garantendo 70 chilometri di autonomia». Impatto ambientale? «zero, naturalmente».

Leonardo ha 31 anni lavora nella ricerca clinica e del monoruota è un autentico pioniere: «Lo uso dal dicembre 2017. I miei amici mi regalarono il primo per il compleanno e fu amore a prima vista. Imparai ad andare, poi, perfezionato lo stile, ne comprai uno migliore. Su internet li trovi anche a 400 euro, ma io quelli li sconsiglio». chiedere il perché è deformazione professionale: «Come intuisci ci si muove bilanciando il peso del corpo, è tutta questione di equilibrio e avere un mezzo abbastanza potente ti permette di viaggiare in sicurezza».

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Basta un investimento leggermente superiore per ridurre drasticamente i pericoli: «Il più caro in commercio costa 2400 euro, per 150 chilometri di autonomia. Tra i 500 e i mille euro, comunque, si riesce ad acquistare un ottimo compromesso». Un’innovazione che all’estero ha già attecchito: «È prematuro parlare di moda, ma ci auguriamo di diventarlo. In Francia e Belgio sono avanti e a Singapore vige addirittura l’obbligo di registrarlo, ottenendo un Qr Code che consente la circolazione stradale». Nel nostro paese si toccano le cinquemila unità e diverse centinaia sono quelle realmente attive: «A Roma l’associazione di cui sono membro, “Muoviti Elettrico”, conta circa cinquanta iscritti. In molti lo usiamo quotidianamente, magari in combinazione con il trasporto pubblico». Non un giocattolo, dunque, ma un vero mezzo di locomozione.

Imparare, giura Leonardo, non è complicato: «La gente ci guarda stranita, pensa sia pericolosissimo. Ci tengo a rassicurare tutti, in particolare le mamme. I rischi sono identici alla bicicletta, forse minori e non occupa spazio. Per capirci, in vita mia ho percorso cinquemila chilometri e sono caduto solo in tre circostanze, senza nessuna conseguenza». Sparsa per lo stivale, è sorta persino qualche scuola guida. «Anche se la maggior parte, me compreso, rimane autodidatta. Un paio di mesi fa, attraverso i social, ci ha contattato un ragazzo: voleva qualche suggerimento, gli ho dato un paio di lezioni, adesso è perfettamente autonomo».

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Lo scorso week-end la Capitale ha ospitato il secondo raduno nazionale dell’anno: «Il primo fu a Recco il 3 maggio, ma in cantiere abbiamo già il prossimo». L’esperienza è stata un successo: «Ci siamo ritrovati in tanti, da diverse parti d’Italia: famiglie, persone di ogni età. Venerdì abbiamo percorso la via Appia, spingendoci fino a Castel Gandolfo, dove la giornata si è conclusa con il giro del lago. Sabato è stata la volta del Grab (Grande raccordo anulare in bici), un comprensorio di piste ciclabili prestate per l’occasione al monoruota. Domenica ci siamo concentrati sul centro città, nella stupenda cornice dei Fori».

Divertimento, rigorosamente in sicurezza: «La nostra manifestazione è coincisa con l’iniziativa del comune di Roma #ViaLibera, a cui abbiamo preso parte allestendo uno stand e mettendo a disposizione numerosi monoruota per chiunque volesse provarli. In tutto questo dobbiamo dire grazie alla polizia municipale, per averci accompagnato con un paio di vetture durante le escursioni». Il futuro è green, insomma, rigorosamente su una ruota.

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