Minibot, cosa sono e come funzionano

I ministri dell'Interno, Matteo Salvini, e dell'Economia e delle Finanze, Giovanni Tria (S), nel corso del question time a Montecitorio, Roma, 12 giugno 2019.   ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

Nel governo sale la tensione tra Tria e Borghi. I rischi dei «mini titoli di Stato» che preoccupano Mario Draghi e l'Unione europea


Il Ministro dell’economia Giovanni Tria è stato chiaro: «Non abbiamo bisogno dei minibot. I debiti della pubblica amministrazione possono essere ripagati normalmente, usando la nostra moneta. Non abbiamo bisogno di altri strumenti valutari». Al Financial Times, il numero uno di Via XX Settembre ha rassicurato i partner europei sulla permanenza dell’Italia nell’euro: «Nessuno nel governo vuole uscire dall’Eurosistema. Questo è sicuro».

 Le parole di Tria trovano totale appoggio solo da una parte del governo gialloverde, e non quella che ci si aspetta. Se da un lato il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il vicepremier Di Maio, a parole, non hanno intenzione di alzare troppo i toni con Bruxelles – né tantomeno  uscire dall’euro – i colleghi leghisti di Tria non sembrano così convinti. «I minibot sono uno strumento per pagare i debiti dello Stato. Se il ministro ha un’idea diversa la porti al tavolo, altrimenti si fa quello che ha detto il Parlamento e quello che c’è nel contratto di governo», ha dichiarato Matteo Salvini. Claudio Borghi, ideologo della misura, ha annunciato: «L’idea sarebbe di farli con la legge di bilancio per farli entrare in vigore nel 2020». Per i minibot «ci vuole una gran pazienza, forse Tria non li ha capiti».

Ma cosa sono esattamente i minibot, e come funzionano? Quali sono i vantaggi e i rischi della misura?

I minibot sono titoli di Stato di piccolo taglio (dai 5 a 100 euro), diversi dai Bot – buoni ordinari del Tesoro – che hanno un valore minimo di 1000 euro e con scadenza a 3, 6 e 12 mesi. Chi li acquista dà in prestito dei soldi allo stato con la garanzia di riottenere quella somma maggiorata con il tasso di interesse stabilito. I minibot, invece, non avrebbero tasso di interesse e scadenza, verrebbero stampati fisicamente e sarebbero del tutto simili a banconote. Potrebbero essere usati per pagare qualsiasi bene o servizio dello Stato, dalle tasse alla benzina, fino ai biglietti dei treni.

Alle pubbliche amministrazioni servirebbero per pagare i debiti nei confronti di fornitori, crediti d’imposta pluriennali, i crediti Iva delle piccole e medie imprese e dei professionisti. Per le imprese questo consentirebbe di rientrare dei loro crediti attraverso titoli di Stato, non con moneta avente corso legale. Se entrassero in vigore, avrebbero in tutto e per tutto la valenza di una moneta parallela. Una possibilità vietata, considerata dallo stesso Borghi come un primo passo per l’uscita dell’Italia dall’euro.

Uno dei problemi principali legato alla misura è che se il governo li accettasse, rinuncerebbe automaticamente ad incassare moneta. Lo Stato, quindi, avrebbe due alternative: prendere in prestito moneta vendendo titoli di stato oppure tagliare la spesa pubblica.

Nel primo caso crescerebbe ulteriormente il debito pubblico insieme al tasso di interesse – i soldi necessari per convincere i mercati ad acquistare il debito pubblico italiano. Altrimenti, andrebbero alzate le tasse o tagliati i servizi pubblici.

Per Claudio Borghi, il saldo di parte dei debiti della Pa attraverso i Minibot dovrebbe garantire un incremento della domanda interna, perché i «mini» titoli di Stato potrebbero essere spesi per l’acquisto di beni e servizi. Drastico invece Mario Draghi: «O sono moneta, e allora sono illegali, oppure sono debito, e allora il debito pubblico sale. Non vedo una terza possibilità».

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