«Serve il contributo di tutti» così il segretario Pd Zingaretti

Il segretario Nicola Zingaretti parla alla direzione del Pd a Roma, 18 giugno 2019.
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Durante la Direzione nazionale del Partito Democratico, il presidente della Regione Lazio ha parlato del futuro del partito toccando diversi temi e chiedendo prima di ogni cosa unità


«Non affossiamo i primi segnali di ripresa del Pd». Così ha parlato durante la Direzione nazionale del Partito Democratico il segretario Nicola Zingaretti che ha aggiunto: «L’azione deve essere rivolta tutta all’esterno, dove c’è una situazione di pericolo. Non è un appello ai buoni sentimenti, ma la costruzione di una linea politica».

Caso Lotti

L’aria prima del congresso non era delle più serene e lo sapeva bene Zingaretti. Ad acuire i toni c’erano tanti elementi, come il caso Luca Lotti sulle nomine del Consiglio superiore della magistratura, argomento toccato dal segretario nel suo discorso: «Si tratta di un passaggio molto delicato. Ho ringraziato Lotti perché, anche se non indagato, ha deciso di autosospendersi. Ma i fatti del Csm minano la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, offrendo un quadro inquietante che necessita ora di un’iniziativa politica – e ha aggiunto – La magistratura faccia il suo lavoro. Bisogna definire il confine tra politica e magistratura. La prima ha il diritto di concorrere alla composizione del Csm, come previsto dalla Costituzione, può avere un’interlocuzione, ma non interferire sul suo funzionamento».

Calenda e Rosato

Bisognava incassare e rispondere alle critiche mosse da personalità come Carlo Calenda, ex ministro ed eurodeputato del Pd, che accusava una leadership rea di non aver portato i risultati sperati: «La nuova segreteria non ha funzionato, è un colpo mancato se una parte del partito non si sente rappresentata bisogna rimetterci mano». Anche Ettore Rosato, vicepresidente della Camera, ha rincarato la dose: «Penso che la leadership di Zingaretti non ci sia, ma non è un suo difetto. È un segretario ma non è un leader».

Le minoranze

Il Presidente della Regione Lazio ha ascoltato e, durante la direzione, ha risposto chiedendo unione a tutti, anche alle minoranze: «Quella della segreteria è una squadra del Pd aperta, al servizio di tutti. Io ho indicato una linea politica. In questo processo politico, senza alcun appello generico e nessun accordo sotto banco».

Zingaretti
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Unità per il partito

Unità è la parola chiave, quella che manca da troppo tempo ad un partito atterrito dalle continue lotte interne: «L’ossessione dello spirito unitario non è una concessione o una rinuncia, è una scelta politica. In qualche mese con il contributo di tutti si sono ottenuti risultati importanti con una ripresa e una ritrovata centralità – ha continuato – Noi siamo per costruire un campo plurale e largo per l’alternativa alla destra, quello che ci ha fatto vincere in grandi Comuni. Il Pd è il pilastro di questo campo, capace di far convivere al suo interno diverse culture e orientamenti, ma anche associazioni e movimenti. Il partito da costruire dovrà essere radicalmente diverso da quello che abbiamo, con una fase costituente nei territori. Servirà specialmente nel Mezzogiorno».

Risultato Europee

Durante il suo discorso non ha mancato di sottolineare il risultato positivo delle europee: «In questi mesi ho dedicato tutto me stesso a questo obiettivo, con la lista unitaria per le europee e le scelte per le amministrative, con la collaborazione con i gruppi parlamentari, il confronto con il pluralismo interno».

Patto di governo scellerato

Zingaretti non ha dubbi, Il “nemico” è l’attuale governo: «Fondato sullo scellerato patto Lega-M5S che, di fatto, non c’è più. Il dominus del campo a noi avverso è Salvini. La Lega è una forza illiberale, nel suo cuore padronale, ma popolaresca nei modi. Una forma originale europea per alcuni versi peggiore del peronismo. È la forza della diseguaglianza sociale».

C’è bisogno di tutti

Non c’è tempo da perdere, come dice il segretario: «Serve il contributo di tutti. Dopo il confronto dovremo lavorare uniti. Sento su di me il peso della ricostruzione di un grande soggetto plurale e unitario al servizio della repubblica. Non abbandoniamo la vocazione maggioritaria, ma per avanzare una proposta all’insieme della comunità nazionale. Non poniamoci il banale dilemma a chi dobbiamo parlare. Dobbiamo parlare a tutti».

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