Csm: il 21 giugno il plenum dopo l’inchiesta di Perugia

Palazzo dei Marescialli, sede del Csm, a Roma

Palazzo dei Marescialli inizia a reagire alle dimissioni dei membri citati nelle carte delle indagini per cui Palamara è accusato di corruzione. Gli incontri con Luca Lotti, il «deputato indagato», che si interessava alle procure di Roma e Torino


Il vicepresidente del Csm David Ermini ha convocato un plenum straordinario per il 21 giugno, a cui sarà presente anche il presidente Sergio Mattarella. Il Consiglio Superiore della Magistratura si lecca le ferite dopo le dimissioni dei membri coinvolti nell’inchiesta della Procura di Perugia sul pm Luca Palamara. Ieri a Palazzo dei Marescialli si è preso atto dell’addio di Corrado Cartoni (che tornerà a fare il giudice civile a Roma), presente agli incontri notturni con il magistrato indagato, Luca Lotti (che si è autosospeso dal Pd) e Cosimo Ferri anche se – racconta al Corriere – durante questi summit dormiva sul divano. Al posto di Cartoni subentra Ilaria Pepe, di Autonomia e Indipendenza.

Le ragioni di quegli incontri

È difficile trovare una motivazione ufficiale degli incontri notturni tra Palamara, Lotti, Ferri e i quattro membri del Csm. L’ex ministro dello Sport del governo Gentiloni oggi è deputato membro della Commissione Difesa e della Delegazione Parlamentare presso l’Assemblea Parlamentare della Nato, nulla a che vedere con le nomine dei pm. L’ex magistrato Cosimo Ferri, che siede anch’egli alla Camera con il Pd, fa parte anche della Commissione Giustizia, che però non si occupa delle successioni nelle procure.

 

Creazzo «te lo dobbiamo togliere dai coglioni il prima possibile»

L’ex ministro dello Sport ed ex sottosegretario Luca Lotti, su cui pende una richiesta di rinvio a giudizio per favoreggiamento nel caso Consip, durante questi incontri notturni con il parlamentare e compagno di partito (nonché ex pm) Cosimo Ferri, con Palamara e con alcuni membri del Csm parlava del futuro della Procura di Roma e di quella di Torino. Lotti, intercettato nell’ambito della inchiesta di Perugia, definisce i suoi interlocutori i «ragazzi» e chiede loro: «Però a Torino chi ci va? Scusate se faccio questa domanda». Gli risponde il pm indagato a Perugia: «Torino secondo me ormai è aperta». E l’ex ministro: «Non so però per me è un pizzico legata alla difesa d’ufficio che devono fare loro due di una situazione fiorentina che sinceramente ve lo dico con franchezza… è imbarazzante». A intervenire è l’ormai ex membro del Csm Luigi Spina: «Cioè l’unico che se ne va (incomprensibile) e noi te lo dobbiamo togliere dai coglioni il prima possibile».
Di chi si starebbe parlando? Lo spiegherebbe un terzo interlocutore: «Ma non ha fatto domanda per Torino Creazzo». Giuseppe Creazzo, procuratore capo a Firenze, è il pm che ha fatto arrestare i genitori dell’ex premier Matteo Renzi.

Lotti e la Procura di Roma

L’ex ministro dello Sport, istituzionalmente estraneo a questioni inerenti alla giustizia, durante gli incontri si interessa anche della successione di Giuseppe Pignatone alla guida degli uffici capitolini, quegli stessi uffici che hanno richiesto il suo rinvio a giudizio per il caso Consip. Al primo voto vincerà il procuratore generale di Firenze Marcello Viola.

Durante questi incontri interviene il consigliere di Palazzo dei Marescialli Gianluigi Morlini, come viene riferito nelle carte dell’inchiesta, che indica, «citando il nome di un componente del Csm, Alessio Lanzi, che il risultato di questa conta portava a un ipotizzabile consenso di 13 membri». «Ma Lanzi (Alessio, eletto al Consiglio nel luglio 2018) tiene?». E Palamara dice la sua: «Ma Lanzi non lo vedo manco se… Lanzi vota Viola». A concludere è Lotti: «Si vira su Viola, sì ragazzi».

Per quanto riguarda i procuratori aggiunti da eleggere, Ferri spiega: «Semmai si fa prima il procuratore». E Lotti: «Però entro l’estate gli aggiunti li chiudete?». Spina gli risponde: «No, prima». E Palamara conclude: «La fine di maggio. Una volta che fai il procuratore».

Conflitto di interessi per l’ex ministro?

Come detto prima, per Lotti la Procura di Roma ha chiesto nello scorso autunno il rinvio a giudizio con l’accusa di favoreggiamento nell’ambito del caso Consip. Quella stessa Procura di Roma di cui il Csm deve nominare il vertice, dopo il pensionamento di Giuseppe Pignatone. Quello stesso Csm di cui quattro membri incontravano Lotti in circostanze tutt’altro che ufficiali, tanto che nelle carte della Procura di Perugia l’ex sottosegretario ed ex ministro dello Sport viene definito il «deputato imputato».

Ospite il 9 giugno scorso alla festa di Repubblica a Bologna, Matteo Renzi ha difeso il suo fedelissimo: «Questo metodo non l’ha inventato Lotti, c’è sempre stato. Se mettessero un trojan nel telefono di ogni membro del Csm registrerebbe discussioni simili».

Nessuno dei membri del Csm coinvolti ha negato la cena con Lotti, Palamara e Ferri. Paolo Criscuoli ha parlato di «caccia alle streghe», mentre Gianluigi Morlini ci tiene a precisare che l’ex ministro dello Sport è «arrivato dopo, senza che io lo potessi prevedere».

Le ambizioni di mister «P5»

Luca Palamara, che nelle intercettazioni si autodefinisce «la P5», ha fatto domanda per diventare procuratore aggiunto a Roma, fa la conta dei voti su cui può contare, oltre a quelli di Unicost e di Magistratura Indipendente: «Ma qualcuno ha chiamato Ardita?». Il riferimento è al consigliere del Csm Sebastiano Ardita, definito nelle conversazioni intercettate «un talebano», che si è sempre detto contrario alla nomina di Palamara. Quest’ultimo ne parla con il collega anche’egli indagato a Perugia per favoreggiamento Stefano Fava, che tempo fa ha presentato un esposto contro Pignatone e l’aggiunto Paolo Ielo (esposto smentito, secondo le carte dell’inchiesta, dai documenti acquisiti). Palamara si dice convinto che esista un complotto contro di lui, complotto sfociato nell’inchiesta di Perugia: «Vediamo se capisce che cazzo c’è dietro. Sebastiano è forse l’unico che può capì sti ricatti».

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