Politicamente scorretto, è tornato Dibbah. Ceccarelli: «Vecchio come il cucco»

Il leader più movimentista dei Cinque Stelle esce con un libretto che attacca il governo Conte


Nel naufragio a cinque stelle c’è anche chi non molla. Si chiama Alessandro Di Battista, in arte Dibbah, e forse torna, o forse no. Sì, perché era andato a scrivere («la cosa che amo di più al mondo») in America Latina: dei diari della sua motocicletta eco-friendly non c’è traccia ancora ma intanto arriva un pamphlet.

 ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Dibbah si è affacciato sulla piccola apocalisse pentastellata e quello che ha visto non gli è piaciuto. Mentre il suo fantasma comincia ad apparire in sonno a Luigi Di Maio e a Beppe Grillo, lui forse medita piani di rientro, oppure nuove strategie di fuga verso nuove terre da esplorare. Poco prima di andare, però, una piccola bomba lasciata lì, ricordo di una rivoluzione mai venuta: un librino di cento pagine, scritte con carattere molto grande, nel quale il leader malgré lui le ha suonate a tutti. A Matteo Salvini, ma anche alla sua compagnia. Dibbah polarizza, movimentisti extraparlamentari contro movimentisti di palazzo. In libreria da ieri, Politicamente scorretto non sarà all’altezza di In Patagonia di Bruce Chatwin, ma farà discutere almeno per qualche giorno.
Reporter Nuovo ha pensato di andare a chiedere consiglio a chi di politica e politici se ne intende: Filippo Ceccarelli, grande firma di Repubblica.

Il pamphlet licenziato da Di Battista può incidere nella storia di questo governo?
A giudicare dal loro grado di cultura, non sembra che al governo ci sia gente che fa cascare i governi perché legge un libro. Tanto più che non sono persone che diano valore alla parola scritta.
C’è al governo gente che ha una sensibilità ai post, alle dirette social, e alle immagini, al limite alle vignette. Valore di passaggio a un libro, proprio no, non credo che possano darlo.
Per il resto, su questa fantasia del pamphlet, si può consultare il catalogo nazionale del servizio bibliotecario; il titolo di Dibbah è Politicamente scorretto. Ebbene, trovo questo titolo utilizzato da (in ordine sparso): Gianfranco de Turris (segretario della Fondazione Julius Evola), Davide Giacalone, Luigi Pintor, Gianni Minà, Emanuele Macaluso. Insomma, il titolo più “arato” che si può immaginare (potrei continuare: Ruspantini, Di Luciano, Pasquinelli, tutti con lo stesso titolo).

Potremmo considerare il libro come parte di una strategia più ampia da parte dell’entourage grillino fatta per richiamare e ricompattare la parte più “movimentista” dei Cinque Stelle?
La comunicazione grillina, soprattutto dopo la batosta elettorale, ha deciso di giocare su più tavoli. Quello che viene presentato come una dinamica Di Maio vs Conte è uno schema più ampio. Conte con i suoi cagnolini è un grillino istituzionale, Dibbah con questo libro esaspera il panorama dall’altra parte, quella movimentista. Di Maio sta in mezzo e spicca come perno. Questo quadro lo incornicia nel mezzo, con gli estremi che lo fanno risaltare come ago della bilancia e punto di equilibrio.

Di Battista è ancora il più amato tra coloro che votano per il Movimento 5 Stelle?
Dibbah ha un suo pubblico di fama. Non di consenso strutturato. Ha i fan, che oggi amano questo, domani quell’altro. Non parlerei di consenso ma di assenso. Assenso che è quasi amore, come per i divi dello spettacolo e dello sport, oppure come si ama la merce, un prodotto o un brand. Per i nuovi politici è fondamentale conquistare l’attenzione. Nel caso di Dibbah gli strumenti sono stati: fidanzamento con la ragazza esotica, il figlioletto esposto sui social e fotografato persino con Di Maio, il viaggio come ripiego, come narrazione, come astensione dalla politica, come racconto social, con le foto dai caraibi con le palme e il cocco. Dopo è venuto il falegname, ma è durato poco, anche perché Dibbah ha dovuto risolvere il problema del padre.

Di Battista e Di Maio incarnano due modelli politici e antropologici opposti? Sono complementari, ovvero destinati a scontrarsi?
Non c’è differenza antropologica tra i due. Anzi, sono più o meno la stessa zuppa, anche se accentuano i tratti caratteriali e di costume, a turno. Ma sono più vicini tra loro di quanto non siano ai loro elettori. E si scontrano proprio perché sono simili. Funziona come la pubblicità, per i prodotti. Il principale rivale della Coca-cola è la Pepsi.

Lei ha scritto qualche giorno fa per il suo giornale un lungo pezzo su Berlinguer, in occasione dei 35 anni dalla sua morte. Di Battista inserisce sempre il leader comunista nel suo pantheon ideale dei leader politici. Cosa c’è di Berlinguer in Di Battista?
I pantheon sono scemenze. Racchiudono tutta la superficialità e la mancanza di passione e cultura della politica di oggi. Eviterei di entrare nel discorso su Berlinguer e Di Battista, paragone sul quale ciascuno può farsi una propria idea con grande facilità.

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