Miracle on ice, again: i Blues vincono la Stanley Cup

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St Louis batte 4-1 i Bruins in gara-7 e vince il campionato di hockey per la prima volta in 52 anni. Storia di un'impresa che richiama il Leicester


Un tweet riassume l’impresa: «Il paradiso del baseball è il paradiso dell’hockey, stasera». Perché i tifosi dei Blues sono anche lì, al Busch Stadium, casa dei Cardinals con 11 World Series. Nessun fuori campo, ‘diamante’ vuoto, stavolta la gloria è solo per il ‘puck’ che gonfia la rete e regala a una cittadina del Missouri la gloria di campione di NHL.

A Saint Louis c’è sempre stato il baseball, da ieri ci sarà anche l’hockey: i ‘Blues’ sono campioni nazionali per la prima volta in 52 anni grazie alla vittoria contro i Bruins di Boston, la città che ha sfiorato la tripletta: ha vinto il Super Bowl con i Patriots e la Major League di baseball con i Red Sox, ma stavolta vince ‘Davide’.

4-1 in gara 7 grazie al solito Ryan O’Reilly, 4 gol in 4 partite, due volte Campione del Mondo con il Canada nel 2015 e nel 2016. ‘Starring on ice’ di una città problematica, 350mila abitanti e una nomea tutt’altro che invidiabile: il posto più pericoloso d’America, dove la probabilità di subire crimini violenti è di 1 su 53. Colpa della droga a basso costo, delle gang e della disoccupazione. Nel Midwest sorridono poco, stavolta potranno distrarsi almeno per un po’.

Questione di storia e stigmate d’impresa, come il Leicester di Ranieri nel 2016, campione d’Inghilterra tra i giganti della Premier, o la nazionale statunitense di hockey guidata da Herb Brooks nel 1980. Medaglia d’oro alle Olimpiadi invernali di Lake Placid (USA) dopo aver sconfitto l’Unione Sovietica, l’altro Golia. L’hanno chiamato ‘Miracle on ice’ e ci hanno fatto un film, Kurt Russel protagonista, forse ne faranno uno anche su St. Louis.

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I BLUES COME IL LEICESTER

Una storia da raccontare: non aveva mai vinto, a gennaio era la peggior squadra della lega e aveva perfino licenziato il suo capo-allenatore, Mike Yeo, sostituito da Craig Berube. Due esperienze da coach ai Philadelphia Flyers e nessuna aspettativa di vittoria, soltanto una raccomandazione: «Tieni unito lo spogliatoio e traghetta la squadra fino a fine anno, poi si vede». Ora i vertici dei Blues avranno le idee chiare, con gli occhi sorpresi di chi ha visto un rincalzo vincere la Stanley Cup. È il primo allenatore ingaggiato a stagione in corso a trionfare negli ultimi 11 anni.

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30 vittorie su 49 nella regular season, altre 4 nei playoff: Winnipeg, Dallas, San Josè e infine Boston, battuto in casa davanti ai tifosi. È la vittoria del gruppo, in cui spiccano storie dei singoli. Il migliore in campo è stato il portiere, Jordan Binnington, un 25enne che ha parato di tutto mantenendo il risultato a favore dei Blues. Fu ingaggiato nel 2011 come 88esima scelta del Draft, oggi è il protagonista di una favola dell’hockey, pronta a unire diversi sportivi sotto la bandiera dell’impresa. Come Jayson Tatum, cestista dei Boston Celtics cresciuto a St. Louis: «È casa mia e lo sarà per sempre». Miracolo sul ghiaccio, sempre in America, c’è spazio per un altro film.

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