La generazione Z dei Sum41

Sum41

La band canadese, dopo tre anni di silenzio, sta tornando con un nuovo album il 19 luglio. Intanto è stato rilasciato il singolo A Death In The Family, un mix tra passato e presente


Era il 1996 quando il mondo accoglieva il singolo Wannabe delle Spice Girls, e, sotto il torrido caldo dell’estate canadese, un gruppo di ragazzi s’incontrava ad un concerto delle Hole, band grunge capitanato da Courtney Love. Quei giovani, nemmeno maggiorenni, armati di chitarra e della travolgente leggerezza adolescenziale, erano all’oscuro del loro futuro, ma, si apprestavano a diventare la voce di una generazione.

Così sono nati i Sum41, grazie a quel fortuito incontro avvenuto quarantuno giorni (41) dall’inizio dell’estate (Summer). Sono passati più di vent’anni, eppure, Deryck “Bizzy D” Whibley, Jason “Cone” McCaslin, Dave “Brownsound” Baksh, Tom Thacker, Frank Zummo (aggiuntosi recentemente) e Cone McCaslin non hanno voglia di fermarsi. Infatti, oggi, sul canale ufficiale di youtube della casa discografica Hopeless Records, è stato rilasciato il nuovo singolo del gruppo di Ajax, nell’Ontario: A Death In The Family, l’ultimo pezzo che preannuncia l’uscita del nuovo album Order in Decline, prevista per il 19 luglio.

Ormai è stata chiusa da anni la “teen-age”, ma l’energia di questo gruppo non risente degli anni, così come dei suoi alti e bassi. In perfetto stile rock ‘n roll i Sum41 hanno avuto non pochi problemi legati all’uso di droga e alcol, a partire dal loro frontman Deryck Whibley. Il cantante e chitarrista dai capelli spettinati, nel 2014, venne ricoverato d’urgenza in ospedale per un collasso. La diagnosi era chiara: insufficienza renale ed epatica dovuta all’abuso di alcol. Era, ad un passo dalla fine, ma si riprese. Abbandonò il bicchiere e si ributtò a capofitto nella musica realizzando con la band 13voices, un album sincero dove filo conduttore è la sua storia personale.

L’elettrizzante batteria di  Steve “Stevo” Jocz (che ha lasciato il gruppo dal 2013) e i potenti riff della chitarra di Dave Baksh, uniti alla voce graffiante, alta, quasi urlante, di Whibley, sono stati per anni accomunati all’”essere adolescente” negli anni 2000. Non è un caso che In Too Deep, uno dei loro brani più famosi, è stato utilizzato come colonna sonora sia nella serie tv “Malcom”, sia nella commedia “American Pie 2”, che racconta il processo di maturazione di un gruppo di liceali americani. Fat lip, Motivation, per citarne alcune, sono canzoni energetiche che parlano di spensieratezza, di divertirsi e non pensare. Tuttavia, limitare i testi dei Sum41 alla mera “voglia di spassarsela” sarebbe un grossolano errore.

All’apice della loro carriera, la band venne ingaggiata dalla Mtv per girare un documentario incentrato sulla guerra congolese in Africa Rocked: Sum 41 in Congo. La band, in quasi un’ora di video, raccolse la propria esperienza di 10 giorni al fianco dei War Child, organizzazione volontaria candese di assistenza umanitaria ai bambini coinvolti nel conflitto. Qui, i Sum41, dopo il violento scoppio di una bomba vicino al loro albergo, vennero salvati e scortati fuori dalla Repubblica democratica congolese da Chuck Pelletier, un soldato delle Nazioni Unite. A lui venne dedicato l’album del 2004 Chuck, un disco più forte per le sonorità heavy metal, ma anche per i testi di denuncia come quello di: We’re All to Blame.

Nella loro lunga storia i Sum41 non hanno risparmiato pesanti critiche all’ex presidente degli Stati Uniti George W. Bush. Sempre in Chuck, difatti, il brano Moron (ritardo mentale) è dedicato al lui, addirittura in un live, Whibley introduce la canzone urlando alla folla: “Quante persone qui pensano che George W. Bush sia un f…..o d……e? Questa canzone parla di George Bush, questa canzone si chiama Moron”.

Nulla passa inosservato al gruppo che nei suoi successi racconta tutto della sua generazione: The Hell Song affronta il problema dell’AIDS, My Direction l’elevato numero di suicidi giovanili nel Nord America, All Messed Up invece delle droghe.

Sempre all’insegna dell’estate uscirà il loro prossimo album. Si preannuncia un suond maturo che non dimentica il passato, il tutto condito da un’instancabile voglia di raccontare, senza peli sulla lingua, la realtà che li circonda. Questi sono i Sum41, gli stessi che agli inizi della loro carriera contattavano le etichette discografiche solo per “scroccare” un pasto gratis, ma che ora sono la voce vera della Generazione Z.

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