Patrizia Panico, una vita a far gol: «Vent’anni fa il mio Mondiale»

pATRIZIA PANICO

Icona del movimento calcistico femminile, oggi allena la nazionale Under 15 maschile, prima donna a ricoprire l'incarico in Federazione. «Queste ragazze ci stanno emozionando»


I numeri non parlano, ma a volte possono aiutare a farsi un’idea. Patrizia Panico in carriera ha segnato oltre 750 gol, distribuiti fra squadre di club e nazionale. «Anche se quello alla Germania, di testa, sbucando fra le tedesche molto più alte di me, rimane il mio preferito». Da allora sono passati vent’anni, era il 1999, e per la prima volta la giovane attaccante si affacciava al palcoscenico mondiale. «Ricordo un’emozione incredibile, c’erano 60mila spettatori e con quella rete portai la squadra in vantaggio». Oggi allena la nazionale Under 15 maschile, ma è impossibile non chiederle delle sue colleghe, impegnate nella rassegna iridata in Francia.

Si aspettava un battesimo del fuoco di tale portata, con le azzurre capaci di battere 2-1 le più quotate australiane?
«Immaginavo una partita di grande intensità e cuore. Il risultato era, però, aperto. Accade spesso quando le squadre si equivalgono. L’aspetto più bello, tuttavia, è stato il coinvolgimento emotivo dell’intero Paese».

Dove può arrivare l’Italia?
«Stiamo dimostrando di poter competere con nazioni più avanti di noi dal punto di vista storico e strutturale. La prima gara è stata un’iniezione di fiducia importante: ci ha regalato la consapevolezza di essere in grado di giocarcela alla pari».

Adesso è il turno della Giamaica (venerdì 14 giugno, ore 18 ndr)
«Ci darà il termometro del valore delle nostre atlete. Sulla carta l’avversario è più abbordabile, però sarà fondamentale non prendere sottogamba l’impegno per lanciare un segnale di maturità».

In copertina c’è finita Barbara Bonansea, autrice della doppietta decisiva. Ha qualcosa di Patrizia Panico?
«In realtà no. Lei è più simile a Melania Gabbiadini (sorella di Manolo, attaccante della Sampdoria ndr). Anche se fare paragoni non sempre consente di avere quadro preciso. Ognuno ha le sue caratteristiche».

Finito il mondiale, non c’è il rischio che le luci sul movimento si spengano?
«Il calcio femminile ha alternato momenti di attenzione elevata ad assoluta indifferenza. Negli ultimi tempi, comunque, si sono fatti notevoli progressi. In particolare, l’obbligo per i club di serie A di dotarsi di una formazione di donne. Mi vengono in mente gli esempi recenti di Fiorentina, Roma e Juventus. Un segnale importante nella direzione del cambiamento e della crescita globale».

E il prossimo quale deve essere?
«E’ necessario che tutti i club diventino professionistici e, successivamente, si riconosca lo stesso status alle calciatrici che attualmente risultano dilettanti»
panico

Passiamo a lei. Come e quando nasce la passione per il pallone?
«La sintesi perfetta è il titolo della mia biografia, uscita appena un mese fa: “Volevo essere Maradona”. Non c’è un giorno preciso, fin da piccola ricordo che mi mettevo sul pallone per alzarmi e fare i primi passi. L’ho sempre avuto in testa e tra i piedi»

E a casa? Come hanno reagito quando ha detto: “Voglio fare la calciatrice”?
«Devo ammettere molto bene. Sono stata fortunata, anche considerando i tempi. I miei genitori mi hanno sempre assecondata, aiutandomi a realizzare i sogni».

Il presente dice Under 15 maschile. Come ci si rapporta a un gruppo di ragazzini (prima donna nella storia della federazione italiana a ricoprire l’incarico ndr)?
«Dal punto di vista tecnico non cambia granché, è l’aspetto personale a essere leggermente differente. Le ragazze sono più curiose, chiedono e si domandano. L’allenatore deve avere il giusto tatto. I maschietti hanno invece meno bisogno di rassicurazioni e in allenamento basta dirgli cosa fare e si impegnano per eseguirlo».

Cosa consiglia a chi ha questo sogno?
«Di lavorare sodo e non mollare la presa, anche nei momenti difficili. Solo così si può realizzare».

FLORENCE, ITALY - FEBRUARY 12: Patrizia Panico manager of Italy U15 during the International Friendly match between Italy U15 and Turkey U15 at Centro Tecnico Federale di Coverciano on February 12, 2019 in Florence, Italy. (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

Quanto siamo lontani dai Paesi che stanno ai vertici del calcio femminile come Stati Uniti, Germania o Francia?
«La risposta sarà nel Mondiale. Il torneo ci fornirà la misura dei nostri progressi. Io, in ogni caso, credo che il gap sia diminuito abbastanza. In ciò ha aiutato anche la creazione dei settori giovanili Under 17 e Under 19 della nazionale, allestiti per disputare competizioni di livello».

Che rapporto c’è con i colleghi uomini?
«Le distanze si sono assottigliate. Con l’ingresso dei club professionistici la strategia di comunicazione è diventata inclusiva e gli universi hanno finito per entrare in contatto. Per comprendere le differenze, comunque, si può guardare alla società civile. Ci si rende conto di quanto sia difficile entrare in contatto con i calciatori, anche per via della grossa mole d’impegni. Nel nostro mondo, invece, ci sono molte meno barriere».

Dove si vede Patrizia Panico nel futuro?
«Ho iniziato da poco la carriera di allenatrice e sono contenta. Sto ultimando il corso per conseguire il patentino Uefa Pro. Il documento mi consentirà di guidare qualunque club, quindi per ora direi in panchina».

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