Lega, arrestato l’ex consulente Arata. Pd: «M5s chieda le dimissioni di Salvini»

Paolo Arata in un fermo immagine tratto da un video pubblicato su Youtube.
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In carcere anche il figlio dell’imprenditore Francesco e Vito e Manlio Nicastri per un giro di tangenti in Sicilia. Di Battista: «Il governo vada avanti, il Movimento continui a denunciare il malaffare»


Paolo Arata, ex consulente della Lega per l’energia ed ex deputato di Forza Italia, è stato arrestato insieme al figlio Francesco con l’accusa di corruzione, autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni. I due sarebbero soci occulti dell’imprenditore siciliano Vito Nicastri, ritenuto tra i finanziatori della latitanza di Matteo Messina Denaro. Anche nei confronti di Nicastri (già in carcere) e del figlio Manilio è stato notificato l’arresto per gli stessi capi di imputazione.

Nei mesi scorsi una parte dell’inchiesta era finita a Roma perché alcune intercettazioni avrebbero svelato il pagamento di una mazzetta di 30.000 euro, da parte di Arata, all’ex sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri (Lega). In cambio del denaro, Siri avrebbe presentato un emendamento al Def (poi non approvato) sugli incentivi al mini eolico, un settore in cui lo stesso Arata aveva investito. Dopo un lungo scontro nel governo, in cui era intervenuto il premier Giuseppe Conte in prima persona, Siri ha lasciato l’incarico.

Gli arresti di oggi invece riguardano un giro di tangenti (dagli 11mila ai 115mila euro) nella Regione Sicilia che ha coinvolto anche funzionari della Regione, finiti ai domiciliari. Le mazzette sarebbero servite per favorire Nicastri e il suo socio occulto nell’ottenimento di autorizzazioni nell’eolico e nel bio-metano. La Procura di Palermo ha disposto il sequestro di otto società operanti nel settore delle energie rinnovabili. A Nicastri il giudice per le indagini preliminari non ha dato l’aggravante di aver favorito Cosa Nostra, come invece richiesto dalla procura (che ha chiesto la condanna a 12 anni per concorso esterno in associazione mafiosa). Il gip però ha sottolineato, nella misura cautelare, «l’elevato rischio di infiltrazioni di Cosa Nostra» negli affari degli Arata e dei Nicastri.

«Corruzione e mafia vanno combattute con durezza. Ora in Regione Sicilia chi aveva dato concessioni per i due parchi eolici con grande leggerezza dovrà fornire risposte!» ha scritto in un tweet il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra (M5s). Sulla questione è intervenuto anche Alessandro Di Battista. «Uno dei suoi figli (di Arata, ndr) è finito in carcere, l’altro ha ottenuto un contratto a Palazzo Chigi grazie a Giorgetti. Ad ogni modo questo è il sistema che dobbiamo combattere, e onestamente, lo stiamo facendo», ha scritto Di Battista su Facebook. «Il governo vada avanti perché c’è un contratto da rispettare con ottime proposte ancora da realizzare», ha aggiunto l’ex parlamentare, che ha poi invitato il Movimento «a denunciare il malaffare dilagante, malaffare reso possibile dalle relazioni pericolose dei partiti».

Anche esponenti del Partito democratico hanno commentato la vicenda. «Il Movimento 5 stelle chieda le dimissioni del ministro dell’Interno. Altrimenti quella su Siri è stata solo una sceneggiata elettorale», ha detto il deputato Carmelo Miceli, componente delle commissioni Antimafia e Giustizia. «La vicenda Arata non è un fatto di semplice corruzione, ha a che fare con la criminalità organizzata e per questo se ne deve occupare la commissione antimafia urgentemente. Basta scuse» è il tweet dell’ex Guardasigilli Andrea Orlando.

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