La riforma della legittima difesa alla prova dei fatti

Un momento della fiaccolata di solidarietà nei confronti di Franco Iachi Bonvin, il tabaccaio 67enne che la scorsa settimana, durante un furto notturno ai danni della propria ricevitoria di Pavone Canavese, ha sparato ferendo mortalmente uno dei ladri, Pavone Canavese, 11 giugno 2019.
ANSA/TINO ROMANO

Quello del tabaccaio di Pavone Canavese che ha ucciso un rapinatore è il primo episodio di aggressione finita in tragedia dopo la riforma della legittima difesa. Vediamo come cambia la legge


Continua a spaccare l’opinione pubblica la vicenda del tabaccaio di Pavone Canavese, in provincia di Torino, che la settimana scorsa ha sparato e ucciso un rapinatore che era entrato nel suo locale. Iachi Bonvin, il titolare della tabaccheria, ha raccontato agli inquirenti di aver sparato per difendersi dall’aggressione e il Ministro dell’interno Matteo Salvini ha immediatamente preso posizione a favore del tabaccaio. Due giorni fa, tuttavia, sono stati resi noti i risultati dell’autopsia effettuata sul corpo del rapinatore, che ricostruirebbero uno scenario diverso rispetto a quello descritto da Bonvin. Dalle prime ricostruzione sembrerebbe che la vittima, il 24enne moldavo Ion Stavila, sia stata colpita alle spalle e dall’alto. I risultati sembrano quindi suggerire che il tabaccaio abbia sparato dal suo balcone mentre il ladro fuggiva con la refurtiva, un’ipotesi che non rientrerebbe nella legittima difesa.

La questione è al centro del dibattito nazionale non solo per la presa di posizione del Ministro Salvini, ma anche perché si tratta del primo episodio dopo la riforma della legge sulla legittima difesa, avvenuta alla fine di aprile. L’articolo 1 della legge modifica l’articolo 52 del codice penale, stabilendo che nei casi di aggressione all’interno del proprio domicilio si considera “sempre” sussistente il rapporto di proporzionalità tra la difesa e l’offesa. La difesa quindi è sempre legittima per chi all’interno del proprio domicilio reagisce ad un’intrusione realizzata con l’uso o con la minaccia di armi, o con altri mezzi di coercizione fisica.

Nuovo art.52 c.p.

“Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa .
Nei casi previsti dall’articolo 614, primo e secondo comma, sussiste sempre il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:
a) la propria o la altrui incolumità:
b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione.
La disposizione di cui al secondo e al quarto comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale. 

Nei casi di cui al secondo e al terzo comma agisce sempre in stato di legittima difesa colui che compie un atto per respingere l’intrusione posta in essere con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica, da parte di una o più persone”.

 

La legge modifica anche l’articolo 55 c.p. sull’eccesso di legittima difesa, aggiungendo lo stato di grave turbamento derivante dalla situazione di pericolo tra le circostanze che escludono la punibilità in casi di legittima difesa.

Nuovo art. 55 c.p.

“Quando, nel commettere alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 51, 52, 53 e 54, si eccedono colposamente i limiti stabiliti dalla legge o dall’ordine dell’Autorità ovvero imposti dalla necessità, si applicano le disposizioni concernenti i delitti colposi, se il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo.

Nei casi di cui ai commi secondo, terzo e quarto dell’articolo 52, la punibilità è esclusa se chi ha commesso il fatto per la salvaguardia della propria o altrui incolumità ha agito nelle condizioni di cui all’articolo 61, primo comma, n. 5, ovvero in stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto”.

 

La riforma quindi rafforza le tutele nei confronti di chi si trova a fare i conti con un intrusione nel proprio domicilio e restringe l’ambito della punibilità per eccesso di legittima difesa. Tuttavia, rimane il vincolo di proporzionalità fra il danno subito e quello arrecato. Non si tratta quindi di una legge che rende la difesa in caso di aggressione sempre legittima, come invece è stata propagandata da una parte del governo. Chi si difende da un’intrusione nel proprio domicilio causando danni fisici al rapinatore continuerà ad essere sottoposto a indagini. Il giudice incaricato di valutare la sussistenza delle condizioni che configurano la legittima difesa o l’eccesso di essa avrà solamente minore libertà nell’interpretare la legge.

 

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