Chernobyl, arriva la serie Tv che racconta il disastro nucleare

epa07633695 General view of the abandoned hospital, which received first causalities at night of accident in 1986 in the abandoned city of Pryryat, not far of Chernobyl, Ukraine, 07 June 2019. The miniseries Chernobyl (2019) made by HBO depicts the explosion`s aftermath, the vast clean-up operation and the subsequent inquiry. The success of a U.S. television miniseries examining the world`s worst nuclear accident has driven up the number of tourists wanting to see the plant and the ghostly abandoned town of Prypyat as local media report.  EPA/SERGEY DOLZHENKO

Prodotta da Hbo e in onda su Sky in cinque episodi, la trama ripercorre la vicenda dell'esplosione della centrale nucleare sovietica


Le aspettative erano alte, ma l’esordio non ha tradito. “Chernobyl”, la nuova serie Tv targata Hbo e mandata in onda da Sky, tiene gli spettatori incollati al televisore, accompagnandoli in un viaggio nel tempo lungo 33 anni. E già parte il countdown per il bis, in palinsesto lunedì prossimo.

Cinque puntate per ricostruire la tragedia del 26 ottobre 1986, quando, all’1.23 della notte, la centrale nucleare esplose in un fragoroso boato, causando un disastro di proporzioni enormi. L’incidente provocherà 65 morti, ma alla cifra bisognerà aggiungere tutti coloro che, fino a tempi relativamente recenti, sono stati contaminati da radiazioni talmente elevate da essere registrate persino in Italia. «Sembra assurdo, eppure anche qui raccomandavano di fare attenzione quando andavamo al supermercato e di lavare accuratamente i prodotti acquistati». A distanza di centinaia di chilometri, i flash di quei giorni rimangono vividi nonostante il tempo.

epa07633625 Visitors attend a tour in the abandoned city of Pryryat, not far of Chernobyl, Ukraine, 07 June 2019. The miniseries Chernobyl (2019) made by HBO depicts the explosion`s aftermath, the vast clean-up operation and the subsequent inquiry. The success of a U.S. television miniseries examining the world`s worst nuclear accident has driven up the number of tourists wanting to see the plant and the ghostly abandoned town of Prypyat as local media report. EPA/SERGEY DOLZHENKO
Carenza di personale, cattiva gestione degli impianti e problemi strutturali: ipotesi e responsabilità si sono susseguiti, lasciando in sospeso diversi punti interrogativi, specialmente in Russia, dove l’argomento è ancora un tabù. Per tale ragione alle approvazioni trasversali si è contrapposto lo sdegno di Mosca. La risposta del Cremlino si tradurrà in una serie in cui dovrebbe emergere la figura di una spia americana impegnata a sabotare la centrale. «Lo slogan maggiormente in voga è “Siamo circondati, tutti ci vogliono male”», spiega a Repubblica Svetlana Aleksievich, autrice del best seller “Preghiera per Chernobyl”, da cui Hbo, invece, attinge a piene mani.

Per narrare la vicenda si parte dalla fine, facendo leva su ricostruzioni fedeli e fotografia curata nel dettaglio. C’è l’architettura sovietica, caratterizzata da palazzoni squadrati e ambienti sobri, alla quale si mescola la fedeltà a un partito in cui ormai si crede esclusivamente per dovere. I busti di Lenin arredano la città, costituiscono l’unica concessione ammessa al rigore.

epaselect epa07183437 Visitors walk at the amusement park before presentation of the art project 'ARTEFACT' in the abandoned city of Prypyat not far from Chernobyl nuclear power plant, Chernobyl, Ukraine, 22 November 2018. The media art project by Ukrainian and international artists in the Chornobyl Exclusion Zone combines a digital sculpture, activism, music, light art and artificial intelligence of the Internet. The explosion of Unit 4 of the Chernobyl nuclear power plant in the early hours of 26 April 1986 is still regarded as the biggest accident in the history of nuclear power generation. EPA/SERGEY DOLZHENKO
Il fallimento non è contemplato: questo inevitabilmente influisce sulla minimizzazione dell’evento. «Un reattore non può esplodere», afferma secco e quasi scocciato il capo della centrale travolto da un’evidenza a cui non riesce a rassegnarsi. Uno dopo l’altro spedisce i suoi uomini a controllare di persona l’accaduto: chi torna dall’inferno è sfigurato, chi osserva da lontano è colto da malesseri improvvisi e conati di vomito. Strumenti obsoleti contribuiscono a rallentare la presa di coscienza, mentre i pompieri, chiamati a raccolta da tutto il paese, impiegano una notte a domare le fiamme.

Pryp”jat,’ distante appena tre chilometri e costruita nel 1970 per ospitare gli operai, verrà evacuata soltanto alle 14 del giorno successivo . Tardissimo. La notte precedente, l’esplosione aveva svegliato la popolazione, che ingenuamente affascinata dal gioco di luci, si era riversata in strada per “godersi” lo spettacolo. Oggi rimane lo scheletro di una città fantasma, con la ruota panoramica triste testimonianza del disastro. Ma lo vedremo nei prossimi episodi.

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