Breve storia di The Intercept, il sito d’inchiesta che può riscrivere la storia del Brasile

Il Pulitzer Greenwald e altri reporter d'inchiesta americani dietro la creazione dell'hub di ricezione e divulgazione di materiale d'inchiesta


«Un buon giornale è una nazione che parla a se stessa», disse il drammaturgo americano Arthur Miller. Intendeva collocare il ruolo del giornalismo nei pressi della “coscienza morale” di una democrazia. E se oggi le democrazie occidentali si trasformano rapidamente, il giornalismo tenta esperimenti che possano consentirgli di restare ancora in scia. Esperimenti talvolta azzardati.

Sull’importanza dei documenti divulgati da The Intercept, il tempo dirà la sua. Per Sergio Moro, e di riflesso per il governo Bolsonaro, non sarà facile uscirne indenni. Ma chi c’è dietro il sito che è entrato in possesso delle conversazioni private del ministro della Giustizia ed ex procuratore dell’inchiesta Lava Jato?

The Intercept nasce nel 2014 su iniziativa di alcuni giornalisti d’inchiesta, tra i quali spicca il nome del Pulitzer per il giornalismo Glenn Greenwald, reporter americano diventato famoso per aver pubblicato una serie di articoli sul quotidiano britannico The Guardian riguardanti alcuni programmi segreti di intelligence, che si basavano su informazioni rivelate da Edward Snowden, anche lui oggi famoso come “gola profonda” del sistema di spionaggio americano, e che valse al giornale il Premio Pulitzer per il miglior giornalismo di pubblico servizio (Public Service) nel 2014. Greenwald collaborò con Snowden all’inchiesta che rivelò al mondo il sistema della sorveglianza mondiale, ma poco dopo abbandonò il Guardian.

Insieme a Laura Poitras, documentarista Premio Oscar, e Jeremy Scahill, giornalista investigativo, Greenwald fonda il nuovo magazine web passando per First Look Media, media company fondata dal magnate Pierre Omidyar (fondatore di ebay naturalizzato statunitense).

Il sito di The Intercept assicura alle sue fonti l’anonimato – in modo simile agli archivi di WikiLeaks – grazie a una piattaforma “Open source SecureDrop” sviluppata da Aaron Swartz e gestita dall’organizzazione non a scopo di lucro Freedom of the Press Foundation. Si è fatto notare la prima volta per aver divulgato nel 2014 informazioni riservate su omicidi mirati eseguiti tramite droni dai militari americani.

Oggi esce quella che forse è l’inchiesta più importante: materiale che può contribuire a ripensare gli ultimi convulsi anni della storia del Brasile.

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