Nick Nurse, il ragionier Filini di Toronto

Nick Nurse

Alla sua prima panchina da allenatore capo, il coach dei Tornoto Raptors è ad un passo dal suo primo e storico titolo di campione NBA


Oltre al titolo di laurea, Nick Nurse ha anche l’aspetto del ragioniere. Occhiali grandi, capelli perfettamente ordinati, giacca e cravatta indossati da un fisico non proprio statuario. Eppure, quel 51enne, che dall’aspetto potrebbe ricordare il ragionier Filini di fantozziana memoria, sta riscrivendo la storia dei Toronto Raptors, unica squadra canadese militante in NBA, la lega professionistica di pallacanestro americana.

 

Per i Raptors quella di stasera (alle 3.ooam, ora italiana) sarà la gara del destino, poiché ad un passo dal conquistare il suo primo titolo, oltre che il primo per una squadra proveniente dal Pese con la foglia d’acero. Testa bassa e umiltà, questo ha predicato da sempre Nurse, e lo fa anche oggi perché, nonostante il vantaggio sugli avversari sia netto, 3 a 1 il parziale calcolato al meglio delle sette gare, dall’altra parte ci sono i campioni in carica dei Golden State Warriors che, recuperata la sua ala piccola Kevin Durant, sono pronti a dar battaglia alla Scotiabank Arena a Toronto.

epa07474909 Toronto Raptors head coach Nick Nurse watches his team during the NBA game between the Toronto Raptors and the Chicago Bulls at the United Center in Chicago, Illinois, USA, 30 March 2019.  EPA/TANNEN MAURY SHUTTERSTOCK OUT
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Tante sono le prime volte che si inanellano nella capitale dell’Ontario, soprattutto quella di Nick Nurse, che, dopo anni da giocatore, dirigente, osservatore e vice, è alla sua prima panchina da allenatore capo. Potrebbe essere rinominato come il Tom Hanks della pallacanestro, perché l’inizio delle loro carriere è abbastanza simile. Infatti, mentre il due volte premio oscar, nel 1974, poco più che maggiorenne, scriveva una lettera al regista George Roy Hill (La stangata) chiedendogli di “scoprirlo”, Nick tra l’89 e il ’90, da poco laureatosi e vantando il record di miglior tiratore da tre della sua scuola in Iowa, mandò in giro per il mondo una casetta e una lettera.

 

Il destinatario era “Il signor chiunque”, al quale Nurse chiedeva di essere arruolato non solo come giocatore ma anche come allenatore. Per il futuro coach di Toronto le offerte arrivarono da ogni parte del mondo, anche dal Giappone, ma la scelta ricadde sul Derby Storm, franchigia inglese che lo assunse come giocatore-allenatore. Con una piccola parentesi belga, in terra inglese collezionò due titoli: prima con i Birmingham Bullets nel 1995, poi guidando i Manchester Giants nel 2000.

 

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Nurse stesso disse che quelle esperienze, malgrado molti le sottovalutano, gli permisero di crescere e maturare la sua idea di gioco che portò con successo anche nella G-League, la lega voluta dalla NBA per far giocare i giovani cestisti selezionati, ma che non sono entrati nei roster (le rose) delle franchigie della massima serie. Qui Nurse vinse due titoli con gli Iowa Energy nel 2011 e i Rio Grande Vipers nel 2013.

 

Tuttavia il salto che Nick aspettava da una vita è arrivato nel 2018. “Sto parlando con il nuovo allenatore dei Tornoto Raptors”, così, con una telefonata, dopo cinque anni a ricoprire il ruolo di vice di Dwane Casey, il presidente nigeriano Masai Ujiri lo promuove ad allenatore capo. Conosce l’ambiente, conosce il pubblico, conosce lo stile Raptors, è lui l’uomo ideale per ripartire e lo dimostra partita dopo partita. Rigenera Serge Ibaka, lancia nel basket che conta Pascal Siakam e reinventa il ruolo di Marc Gasol, un 34enne dato quasi per “bollito”.

epa07613714 Toronto Raptors fans outside Scotiabank Arena holding up a fathead cut out of Toronto Raptors head coach Nick Nurse  prior to the NBA Finals game one between the Golden State Warriors and the Toronto Raptors at Scotiabank Arena, Canada, 30 May 2019.  EPA/WARREN TODA SHUTTERSTOCK OUT
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Non è un caso se il suo pensare fuori dagli schemi ha conquistato addirittura Kawhi Leonard, stella e perno del gioco di Nurse, arrivato a Toronto questa estate dopo aver rotto con la dirigenza dei San Antonio Spurs. La sua visione lungimirante combinata con un gioco rapido e letale hanno permesso a lui e ai suoi Toronto Raptors di arrivare in cima alla vetta di quella montagna chiamata NBA. Ma, prima di poggiare la bandiera, con su disegnata la palla a spicchi squarciata dagli artigli di un velociraptor, manca ancora una vittoria, la più importante e la più difficile che potrebbe tramutare un bel sogno nel peggiore degli incubi.

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