Fognini, il talento del numero 10

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Fulvio, papà di Fabio, ci ha raccontato i segreti del figlio, da martedì numero 10 al mondo nel ranking Atp: «Con il suo tennis nessun traguardo è precluso»


Leggi il suo stato di Whatsapp e capisci che dietro i traguardi c’è di più, quello che magari raccontano in pochi: «Fulvia, Fabio, Fufo, le mie 3 F». La foto del profilo raffigura le prime due, la figlia maggiore e Fabio. Fufo è lui, Fulvio Fognini, papà di un tennista in top 10 del ranking Atp. Il primo italiano dell’era Open a riuscire nell’impresa, 41 anni dopo Barazzutti (1979) e 44 dopo Panatta (1976): «È il coronamento di un sogno, l’obiettivo raggiunto dopo una carriera di rinunce e sacrifici».

Il talento del 10, da numero 10, che finalmente emerge e ripaga Fulvio, il papà che lo affidò ai migliori allenatori quando Fabio era ancora un ragazzino: «Lo abbiamo sempre sostenuto, sempre». Lo dice con orgoglio, pesando le parole, con una voce seria che prova a mascherare l’emozione, raccontandoci i segreti di Fabio Fognini a Reporternuovo.it. 

«È uno dei pochi ad aver investito su se stesso andando alla ricerca di grandi allenatori. Economicamente è stato un bagno di sangue a livello junior, ma Fabio ha sempre creduto di poter arrivare in alto. E anche io». Fulvio lo capisce subito, Fabio ha 15 anni e vince l’Europeo Under 16: «E’ stata la molla che ha fatto scattare tutto, lo allenava Leonardo Caperchi, uno dei migliori in Italia. Da lì abbiamo iniziato a crederci».

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Un rovescio incrociato che taglia il campo e anche i dubbi degli scettici, quelli che ancora oggi gli ‘rimproverano’ di aver perso qualcosa a causa del carattere un po’ sopra le righe, del famoso interruttore che si spegne.

Racchette spaccate, liti con gli arbitri, un warning di troppo. Fulvio non ci sta: «Se avesse avuto un’altra testa non sarebbe entrato neanche nei primi 100, è stata proprio la testa che gli ha permesso di arrivare dov’è ora. Senza quel carattere nessuno avrebbe raggiunto quei traguardo». L’ultimo a Montecarlo, il primo Master 1000 in carriera a 32 anni, nono titolo Atp in carriera. Fognini batte Rublev, Simon (forfait), Zverev, Coric, Nadal e Dusan Lajovic in finale.

Fulvio l’ha sempre saputo: «In tanti dicono che è stato facile, per me no. Ricordiamo che nel primo match contro Rublev bastava un punto per interrompere i sogni di un ragazzo, poi ha battuto il numero 11, il numero 3 e Rafa Nadal. È stata una vittoria guadagnata, e l’avevo anche sognata».

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Fabio è più maturo, merito di Flavia Pennetta (sua moglie) e soprattutto di suo figlio Federico, nato 2 anni fa: «Ogni tanto sbrocca ancora, ma diventare padre l’ha un po’ calmato». Nell’ultimo Roland Garros è arrivato fino agli ottavi, out contro Zverev: «Sascha è stato molto intelligente, alcuni colpi hanno fatto la differenza». Adesso un po’ di riposo, poi Wimbledon, dove Fabio non è mai andato oltre il terzo turno: «Non ama giocare sull’erba, spero riesca a fare meglio».

Magari anche in futuro, scalando ancora la classifica: «Fabio ha una peculiarità nel servizio, deve fare punti quando serve e riceve. Non ha il servizio dei bombardieri, anche se è migliorato molto. Ma non è ancora al livello loro. Ma il suo tennis c’è, ed è un livello alto, nulla è precluso». Specialmente con la testa di Fabio, forgiata da papà, il primo a crederci. Basta leggere una delle tre ‘F’ su Whatsapp.

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