Un Csm unito ma senza cinque membri

Palazzo dei Marescialli, sede del Csm, a Roma

Ieri il plenum del Consiglio con il vicepresidente Ermini che critica i «giochi di potere». Con un dimissionario e quattro autosospesi, a Palazzo dei Marescialli si pagano gli effetti dell'inchiesta di Perugia su Palamara


Il Consiglio Superiore della Magistratura è unito sotto la «guida illuminata» del suo presidente Sergio Mattarella, per usare le parole del vice David Ermini che ha anche stigmatizzato le «degenerazioni correntizie» e i «giochi di potere». Il Csm si mostra solido nel plenum straordinario voluto dal Capo dello Stato, solido nonostante le dimissioni del consigliere togato Luigi Spina, esponente di Unicost indagato dalla procura di Perugia per rivelazione di segreto e favoreggiamento nei confronti di Luca Palamara, pm accusato di corruzione. I presenti al plenum di ieri si sono abbracciati, con le cinque poltrone vuote sullo sfondo.

Il plenum e il documento unitario

Ieri pomeriggio il Csm si è riunito dopo le dimissioni di Spina e l’autosospensione di Corrado Cartoni, Antonio Lepre, Gianluigi Morlini e Paolo Criscuoli. Se, per ipotesi, dovessero lasciare altri tre membri, il Consiglio potrebbe essere sciolto. A Palazzo dei Marescialli è stato scritto un documento, firmato da tutti i membri, per ribadire la propria unità e indipendenza.

A scatenare questo putiferio sono state le parole di Giancarlo Longo, ex pm di Siracusa che ha patteggiato una condanna per corruzione, da una parte su una presunta mazzetta da 40mila euro per Palamara affinché lo facesse diventare procuratore capo di Gela e dall’altra su una Smart che l’avvocato Piero Amara (ex legale esterno di Eni) avrebbe regalato a un pm romano.

Csm meno 5 membri

Il Consiglio di Palazzo dei Marescialli si trova con cinque membri togati in meno su 16, quasi un terzo dell’assemblea. Giuseppe Cascini, capogruppo di Area in Csm, ha paragonato «per gravità» questa situazione ai tempi della P2: «L’attacco al sistema che viene da centri di potere occulti che operano fuori dall’istituzione, è stato possibile solo a causa dell’indebolimento del ruolo del Consiglio».

Oltre alle dimissioni di Spina, ci sono anche le autosospensioni di Cartoni, Lepre, Morlini e Criscuoli. L’unica cosa che accomuna i quattro consiglieri è la presenza a un incontro tra Luca Palamara, Luca Lotti (su cui pende una richiesta di rinvio a giudizio per il caso Consip e per questo definito nelle carte dell’inchiesta di Perugia il «parlamentare imputato») e Cosimo Ferri, deputato Pd che – da magistrato – era stato segretario di Magistratura Indipendente.

Gli incontri con Palamara

Nessuno dei quattro membri autosospesi ha negato la cena con Lotti, Palamara e Ferri. Criscuoli ha parlato di «caccia alle streghe», mentre Morlini ci tiene a precisare che l’ex ministro dello Sport è «arrivato dopo, senza che io lo potessi prevedere».

Ma gli incontri sono più di uno. Le carte dell’inchiesta riescono a documentarne almeno tre, dal 7 al 16 maggio scorsi. Di notte, quasi sempre in albergo o – raramente – a casa della sorella di Cosimo Ferri. L’obiettivo di questi summit sarebbe stato quello di decidere le nomine dei procuratori capi e di spostare voti all’interno del Csm. Luca Lotti e Ferri sarebbero stati lì a rappresentare la politica.

A qualcuno di questi incontri ci sarebbe stato anche il presidente della Lazio Claudio Lotito, amico di Palamara. Luigi Spina era seduto tra i vip durante la finale di Coppa Italia del 15 maggio scorso tra Lazio e Atalanta.

Nella ricostruzione dell’ultimo incontro, avvenuto in un albergo, si parla del dopo-Pignatone (andato in pensione) nell’ufficio di Roma con Palamara che «fa la conta dei voti» e punta sul procuratore generale di Firenze Marcello Viola per il vertice della procura della Capitale.

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