L’Ue boccia l’Italia sui conti economici. Tutto da rifare per evitare una procedura di infrazione

epa07239897 Pierre Moscovici (L), the European Commissioner for Economic and Financial Affairs and Taxation and EU Commission Vice-President Valdis Dombrovskis (R) give a press conference on Italy deficit procedure in Brussels, Belgium, 19 December 2018. The European Commission has sent a letter to the Italian government regarding the fiscal measures set out by Prime Minister Giuseppe Conte and Finance Minister Giovanni Tria in their letter of 18 December. Today's letter takes note of the new fiscal measures presented by the Italian government and indicates that if they are voted by the Italian parliament before the end of the year, this would allow the European Commission not to recommend the opening of an Excessive Deficit Procedure at this stage.  EPA/OLIVIER HOSLET

La Commissione UE chiede all'Italia una manovra correttiva di 3-4 miliardi per evitare di incorrere in sanzioni. Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, al lavoro per ottenere maggiore flessibilità


Il giudizio negativo sul debito italiano è scritto e i commissari sono pronti a premere il grilletto contro il Governo. Salvo sorprese dell’ultim’ora, dopo la riunione del Collegio i responsabili europei dei conti pubblici, Dombrovskis e Moscovici, avvieranno l’iter che punta dritto verso l’apertura di quella stessa procedura che l’Italia aveva evitato a dicembre scorso. Non è esclusa la possibilità di avvio di una procedura di infrazione, confermata dal commissario al Bilancio, Gunther Oettinger. Anche stavolta, la possibilità di salvarsi è tutta nelle mani di Roma: per convincere l’Europa a non abbattere la mannaia sui suoi conti pubblici, lasciando pochi margini all’azione di Governo, il ministro dell’economia Giovanni Tria dovrà sedersi al tavolo di Bruxelles e negoziare fin dal giorno dopo. «Più cresce l’economia più non c’è bisogno di sforare niente», ha assicurato il ministro. Il rapporto sul debito che la Commissione Ue pubblicherà oggi sarà una copia quasi esatta di quello pubblicato a novembre 2018. Solo che adesso l’analisi sull’andamento dei conti sarà corroborata dai dati definitivi del 2018, pubblicati da Eurostat ad aprile. Le informazioni consolidate certificano una deviazione dagli impegni presi, ovvero un peggioramento del saldo strutturale.Tra 2018 e 2918, secondo i dati Eurostar c’è un peggioramento dello 0,3% del Pil.

I commissari potrebbero “aggiustare” la cifra definitiva accogliendo alcune flessibilità, ma la conclusione del rapporto sul debito resterà la stessa: c’è una deviazione significativa dagli impegni e quindi l’apertura di una procedura per debito eccessivo “è giustificata”. Il sostegno alla linea di Dombrovskis e Moscovici è praticamente unanime in Commissione, e riflette anche l’atteggiamento del Consiglio, ovvero degli altri Stati membri. La parola passerà a loro non appena i commissari avranno finito la conferenza stampa in cui annunceranno l’avvio dell’iter formale della procedura. Gli sherpa dell’Eurogruppo valuteranno subito quando riunirsi per discutere il nuovo “caso Italia”: secondo le regole del Patto, hanno 15 giorni di tempo per dire la loro, ovvero fino al 19 giugno. Il 13 giugno è in programma un Eurogruppo a Lussemburgo: i ministri potrebbero quindi aspettare quell’occasione per affrontare la questione, interrogando Tria sulle intenzioni del Governo. Se la risposta non convincerà, potrebbero andare avanti con l’iter, cioè far approvare ai loro sherpa le conclusioni della Commissione, e quindi darle mandato di preparare l’apertura formale della procedura. A quel punto potrebbe essere l’Eurogruppo del 9 luglio a lanciarla, condannando l’Italia a manovre correttive obbligatorie, pena sanzioni pecuniarie dello 0,2% del Pil e perdita dei fondi Ue. Il negoziato di Tria dovrà quindi evitare lo scenario peggiore, cercando di contrattare con la Ue una correzione che, ancorché minima, consenta all’Italia di restare tra i Paesi virtuosi e alla Commissione di difendere il rispetto delle regole di fronte agli altri partner sempre più nervosi per la flessibilità finora dimostrata con l’Italia.

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