Ora e sempre vintage-mania: i 51 anni della Fiera Antiquaria di Arezzo

Lo scorso 2 giugno il compleanno del grande mercato di antichità all'aperto che ha reso famosa la città toscana


Quando il primo fine settimana del mese si avvicina, gli aretini hanno l’abitudine di mettere mano all’ombrello. La Fiera Antiquaria e la pioggia sono legate da una maledizione proverbiale in città. Una grazia meteorologica insolita per espositori e appassionati ha baciato il 51esimo anniversario della manifestazione con due giornate di sole tardo primaverile.

Era il 2 giugno 1968 quando per la prima volta il centro storico di Arezzo ha prestato le sue strade ai banchi dei venditori di oggetti del passato. L’antiquario Ivan Bruschi, ispirato dal Mercato delle Pulci di Parigi e da quello di Portobello a Londra, coltivò l’ambizione di riprodurre ciò che aveva visto all’estero anche nella sua città. La trovata di Bruschi ha funzionato da toccasana sia per l’economia che per gli spazi urbani. Poca gente frequentava la parte alta di Arezzo, pesantemente bombardata durante la Seconda Guerra Mondiale. La stessa sorte di abbandono era toccata anche a Piazza Grande, da dove lo storico mercato ortofrutticolo del sabato aveva traslocato negli anni ’60. Da quell’estate di qualche decennio fa, invece, botteghe e laboratori artigiani hanno preso residenza nei tanti fondi rimasti senza inquilini e la Fiera Antiquaria si è pian piano conquistata il primato di quella più grande d’Italia nel suo genere.

Insieme a centinaia di espositori, l’evento attira regolarmente migliaia di curiosi ed esperti di “trouvaille”, mai stanchi di cercare il pezzo unico, la bizzarria o il semplice piacere di frugare nel passato che la merce racconta. Mobili, libri, giocattoli, monete, stampe, abiti e accessori d’epoca, gioielli e chincaglieria di ogni tipo si alternano a modernariato, vintage e artigianato di qualità. Commercio e dialogo tra epoche rappresentano il cuore di un appuntamento a cui la città non ha mai rinunciato, dal suo esordio in poi. Un’edizione dopo l’altra, la scommessa dell’antiquario si ripete ogni mese, come un mantra aretino dal richiamo universale, a cui si è disposti a perdonare anche il maltempo.

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