L’ultimatum di Conte a Salvini e Di Maio: «Cambiamento o dimissioni»

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Il primo ministro interviene a margine dell'evento "Legalità e Merito" organizzato dall'ateneo romano. Insieme a lui il guardasigilli Alfonso Bonafede


Ad attenderlo all’ingresso dell’Aula Magna della Luiss, in viale Pola, c’è una folla di giornalisti. Il premier Giuseppe Conte è teso, ma non si sottrae alle domande: «Aspettate un paio di ore e saprete tutto. Io sono tranquillo come sempre». Una battuta anche sulla fusione fra Fca e Renault: «La priorità del Governo è mantenere gli standard occupazionali». Poi saluta educatamente dando appuntamento ai cronisti dopo l’evento. In realtà questo momento non ci sarà mai. Al termine della conferenza di chiusura del premio “Legalità e Merito”, Conte lascia la Luiss da un’uscita secondaria, lasciando tutti con un pugno di mosche in mano. Prima di lui era passato anche il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

All’interno l’aula è piena. Il premier stravolge la scaletta e prende la parola: «Sono un accademico, tornare qui è sempre un piacere. Il concetto di legge è entrato in crisi. Dobbiamo rispolverarlo e adattarlo ai tempi». L’indole di professore esce fuori: «Gli americani dicono “law in action” per sottolineare l’importanza del diritto nella vita di tutti i giorni». Rivolgendosi ai giovani Conte non risparmia consigli: «Ci vuole rispetto dell’altro, dell’essere umano in quanto tale. Dobbiamo diffondere un messaggio di correttezza, puntare sul merito e non aggrapparci ai sotterfugi». Ancora qualche minuto alla Luiss, poi lascia anticipatamente l’Aula Magna: un’importante conferenza lo attende.

Emma Marcegaglia aveva aperto le discussioni, ringraziato i presenti, introdotto gli studenti dell’ateneo che hanno seguito i diversi progetti in giro per l’Italia. Da Trento a Palermo, venti scuole superiori e due carceri minorili, per diffondere un messaggio positivo di educazione e rispetto del prossimo: «La legalità si persegue attraverso le regole, ma soprattutto con i comportamenti concreti. Noi dobbiamo stare in prima linea per fornire gli strumenti».

La professoressa Paola Severino, ha rafforzato il concetto leggendo un messaggio WhatsApp: «Me lo ha inviato un ragazzo, Vinicio, per raccontarmi la sua storia. “Vengo da una famiglia umile – legge rapidamente – mia madre era un’operaia. Per fortuna a casa i libri non sono mai mancati, alimentando in me una passione crescente. In questo sono stato aiutato anche dagli insegnanti che ho incontrato durante il percorso di formazione. Uno mi ha regalato diversi volumi, con lui dibattevamo e ci confrontavamo. Inconsapevolmente stavo crescendo”. E’ questa la funzione della scuola».

Ne è convinto anche il guardasigilli Bonafede: «Vengo da Mazara del Vallo, in Sicilia, un posto bellissimo, ma complicato. La prima volta che ho incontrato un magistrato è stato in una scuola, non in tribunale. Venivano a parlarci di rispetto delle regole ed educazione. L’arma più potente per cambiare il mondo». I ragazzi, intanto si alternano, descrivendo le loro esperienze e presentando i lavori. Un applauso scrociante accompagna la proiezione delle detenute dell’istituto penitenziario minorile Casal del Marmo.

«La corruzione è il doping che sconfigge il merito». Il discorso del presidente dell’autorità nazionale anticorruzione (Anac), Raffaele Cantone è d’impatto: «La scuola è il luogo in cui apprendere l’importanza di diritti e doveri. Le regole sono strumenti indispensabili». Federico Cafiero De Raho, procuratore nazionale antimafia, ne ha fatto una bandiera: «Il coraggio è qualcosa che abbiamo dentro, ma deve essere educato quotidianamente. Solidarietà, dignità e diritti, questo è il nostro patrimonio».

Alle 18, da palazzo Chigi, Conte ha dato il suo ultimatum a Salvini e Di Maio sul governo. «Resto disponibile a lavorare a un percorso di cambiamento. Ma non posso farlo da solo. Non mi presterò a vivacchiare per restare a palazzo Chigi. Molto semplicemente rimetterò il mio mandato». Il primo ministro ha chiesto ai leader di M5s e Lega «una chiara scelta: dicano se hanno intenzione di proseguire nello spirito del contratto».  La risposta dei due vicepremier non si è fatta attendere. «La Lega c’è, ma basta con i no», replica Salvini, mentre Di Maio chiede «un vertice già domani per ripartire».

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