I dati delle Europee: Pd fermo, M5S giù non per l’astensione

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I dem hanno perso 110mila voti in un anno mentre Di Maio addebita la sconfitta a chi ha disertato le urne, scenario incredibile. Salvini ha preso voti sia al Movimento che a Forza Italia (–2,2 milioni di elettori rispetto al 2018)


La realtà è fatta di numeri, anche se troppo spesso la politica tende a scordarselo. Le elezioni Europee di domenica hanno regalato innumerevoli interpretazioni e letture, ma i dati danno uno scenario univoco e indiscutibile. Proviamo ad analizzarlo.

La presunta crescita del Pd

Alla luce del 22,7% ottenuto domenica dal Partito Democratico, l’ex premier Paolo Gentiloni ha parlato su Twitter di fine dell’«inverno dello scontento Pd», mentre la vicesegretaria Paola De Micheli diffonde un grafico che mostra, regione per regione, come i dem siano cresciuti rispetto alle politiche dell’anno scorso. In effetti, rispetto al 18,8% del 2018, il Pd a guadagnato quasi 4 punti percentuali.

Ma le percentuali possono nascondere delle insidie, che invece vengono rivelate dai dati assoluti. I dem alle Europee hanno ottenuto 6.050.351 voti, contro i 6.161.896 delle politiche. Significa che hanno perso più di 110mila voti, che – visto che stiamo parlando dell’ordine di grandezza dei milioni – vuol dire che sono rimasti pressoché stabili.

Ma allora perché hanno ottenuto 4 punti percentuali in più? Il segreto è nel numero di votanti. Alle politiche sono stati quasi 34 milioni (72,94% degli avanti diritto), mentre alle Europee sono stati poco più di 27 milioni, il 58,69%. Con un’affluenza sensibilmente più bassa, il valore percentuale del singolo voto aumenta, e ci si trova davanti all’apparente paradosso di una forza politica che ottiene un risultato pressoché uguale a quello dell’anno precedente, ma che in rapporto al numero degli elettori sembra aver raggiunto un risultato migliore. I dati di riferimento del 2018 sono quelli della Camera, che con le Europee condivide l’elettorato.

M5S in calo per colpa dell’astensione?

Il vicepremier e capo politico dei 5 Stelle Luigi Di Maio, di fronte al Movimento passato in un anno dal 32,7% al 17,07%, è stato molto chiaro: «Siamo stati penalizzati dall’astensione». Sarà vero?

Il M5S nel 2018 ha ottenuto 10.732.066 voti, mentre domenica scorsa 4.552.527. In termini assoluti il secondo dato è meno della metà del primo, con una differenza di 6.179.539 voti. Se riprendiamo i dati sull’astensione che avevamo citato prima, possiamo vedere che 7 milioni di elettori che erano andati alle urne per le politiche, hanno deciso di astenersi alle Europee.

Il dato numerico, al di là dell’ottimismo di Di Maio, racconta una realtà diversa da quella del capo politico dei 5 Stelle. È abbastanza incredibile pensare che quasi tutti gli astenuti siano elettori delusi del Movimento. Significherebbe che, a parte 800mila aventi diritto, i restanti 6,2 milioni di cittadini che hanno disertato le urne l’anno scorso avevano appoggiato i 5 Stelle.

La crescita di Salvini

Se c’è un dato che i numeri assoluti e le percentuali ribadiscono in coro è la crescita della Lega, passata in un anno dai 5.698.687 voti del 2018 (17,35%) ai 9.153.638 di domenica (34,33%). Matteo Salvini è riuscito quasi a raddoppiare il consenso nei confronti del Carroccio.

Ma da dove arrivano quei 3,5 milioni di elettori in più? Difficile dirlo con precisione, però per fare un’ipotesi basta guardare chi ha perso voti rispetto alle politiche dell’anno scorso. Il M5S in primis, ma anche Forza Italia (–2,2 milioni e –5,3%).

È cresciuta anche Giorgia Meloni con Fratelli d’Italia, passata in un anno da 1.429.550 a 1.723.232 voti. 300mila elettori in più, che si sono tradotti in un +2%.

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