Furio Colombo: governo stabile. Salvini, Ministro anomalo. Di Maio, umile ma verrà umiliato

palazzo chigi

All’indomani delle elezioni europee abbiamo intervistato l’ex Direttore de “L’Unità” ed editorialista del Fatto Quotidiano. Il futuro del governo, del Movimento Cinque Stelle e i consigli a Nicola Zingaretti


«Sono sicuro che Cinque Stelle e Lega resteranno insieme perché ne va del potere di Salvini, in questo momento l’uomo più potente d’Italia»

Non usa mezzi termini Furio Colombo. Che ne dicano analisti, politologhi e politici, il Leader del Carroccio resterà in sella e continuerà a guidare, insieme a Luigi Di Maio, l’esecutivo gialloverde.

Questione squisitamente di tattica politica o come detto ieri in conferenza stampa, crocifisso alla mano, di “responsabilità” verso milioni di elettori e ancora prima di milioni di italiani? L’ex direttore de “L’Unità”, per spiegarci le motivazioni che spingono Matteo Salvini a rimanere “fedele alleato” dell’attuale collega di governo, fa una doverosa premessa.

La strategia di Matteo

«Salvini deve il suo successo al fatto di avere scelto di fare il ministro dell’Interno e di farlo in qualità di “ministro chiave” di tutta la politica italiana, controllandone la totalità dei suoi aspetti. Il suo potere non è ripetibile. Nemmeno se diventasse Presidente del consiglio – condizione in cui sarebbe costretto a discutere con il Parlamento. In questa situazione invece non discute con nessuno. È un ministro dell’Interno anomalo con un potere immenso».

Potere che gli assicurerebbe, alleato penta-stellato permettendo, una lunga vita e una lunga stagione propagandistica a spese del Movimento.

Il movimento in difficoltà

Movimento che, all’indomani del voto europeo, deve fare i conti con il crollo di consensi. Ma non solo. Con ottobre e gli impegni economici alle porte, Luigi Di Maio & co. rischiano di dover fronteggiare un alleato-avversario, ringalluzzito e proiettato a primo partito d’Italia, armati del “solo” Meridione e con la consapevolezza di dover cedere qualcosa alla Lega su diversi temi, dalle grandi opere all’autonomia. E proprio su questo punterà tutto Matteo Salvini, che anzi – secondo Furio Colombo – potrebbe sfruttare i grillini come capro espiatorio qualora non si riuscisse a portare Bruxelles su più miti consigli in campo economico. «Manterrà sotto scacco e in condizione di umiliazione il partner che fino a qualche momento fa era infinitamente più potente – in senso elettorale. Non mollerà il potere fin quando le circostanze non glielo renderanno obbligatorio e nel frattempo continuerà ogni giorno un azione di umiliazione verso i cinque stelle».

Nessun rimpasto, nessuna rottura

Ma non ci sarà nessun rimpasto né qualsiasi tipo di rottura. Matteo Salvini, da abile stratega, manterrà lo status quo dell’attuale esecutivo, perché «la Lega non ha interessi né di fare processi né di render conto dell’operato del governo. È vero che ha preso una carrellata di voti, ma se si cominciasse sulle cose così come sono state fatte fino ad ora, in quell’esame fatalmente rientrerebbe anche lui, il suo partito e la sua gente. Non dimentichiamoci del caso del sottosegretario che non ne se andava mai». Quello che fu il partito di Umberto Bossi non ha quindi nessun interesse in un eventuale resa dei conti.

Stesso sentimento che al momento prova la squadra targato Di Maio, ferita da quel 17% che potrebbe vanificare il risultato della precedente tornata elettorale e “tradita” – stando almeno a quanto dichiarato dal suo capo politico – dall’astensionismo.

«Di Maio ha esordito bene in questa difficilissima conferenza stampa. Ha detto “Abbiamo perso”, frase che non viene detta nella politica italiana dalle origini della democrazia fino ai giorni nostri. Ha scelto di essere sincero e diverso. Unica causa di cui ha parlato è l’astensione. Ma è naturale. Doveva trovare un argomento sul quale “appoggiare” alcune parole se non di giustificazione, quanto meno di spiegazione del voto».

Consigli per Nicola Zingaretti

A prescindere dalle motivazioni penta stellate, chi invece sorride e rilancia la guerra su tutta linea contro il leader leghista è Nicola Zingaretti. Segretario del Partito Democratico che ieri ha parlato di un ritorno al bipolarismo con la sua squadra, unica formazione utile ad arginare il populismo.

«L’esordio di Zingaretti è legittimo nella prima parte. Ed è naturale che sia improntata ad una certa contentezza e a un certo orgoglio. C’è stato un piccolo sblocco verso un futuro meno bloccato. Però non ci sono evidenze materiali per poter cantar vittoria aldilà di aver conquistato qualche milione di voto, tra i tanti che sono andati perduti. Se fossi l’autore del copione da far recitare a Zingaretti, gli darei delle battute più caute. Si certo. Orgogliose e compiaciute, ma pur sempre caute»

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