Elezioni 2019, Lorenzo De Sio: «Triplice vittoria di Salvini»

Salvini

Il vertice del Cise insieme a Giovanni Orsina, direttore della School of Government, analizza i risultati del voto: «Attenzione a Renzi, variabile impazzita alle prossime politiche»


«La vittoria della Lega di Matteo Salvini si può riassumere in tre parole: numeri, centralità e strategia». Queste le parole con cui Lorenzo De Sio, direttore del Cise Luiss e ordinario di sociologia politica, ha iniziato il suo intervento alla conferenza stampa organizzata dall’Università capitolina per commentare l’esito del voto delle elezioni europee 2019. Un trionfo per l’attuale ministro dell’Interno, a cui si affianca il tonfo sordo del Movimento 5 Stelle e una, seppur lieve e sottile, risalita del Partito Democratico.

«La Lega ha quasi raddoppiato i voti rispetto alle politiche dello scorso anno, mentre il M5s li ha quasi dimezzati. Tuttavia, dato eclatante è la centralità politica assunta da un partito che storicamente aveva ottenuto la maggior parte dei consensi nel nord del paese». A certificare l’espansione a macchia d’olio dell’ex Lega Nord (intelligentemente tramutata in Lega qualche anno fa proprio da Salvini) sono i dati proveniente dal centro sud. A Mazara del Vallo, in provincia di Trapani, la Lega ha ottenuto il 26.2% dei consensi, mentre il 29.1% dei votanti di Favignana (isola appartenente alla regione sicula) ha scelto di contrassegnare il simbolo leghista. Il Salento schiera sul fronte dell’attuale ministro dell’Interno il 28% degli elettori, con picchi del 34% a Racale (comune storicamente di sinistra). Lampedusa è quasi per metà verde, con il 45% dei voti andati alla Lega. «Durante le elezioni politiche del 2018 in molti hanno parlato di un paese spaccato a metà», continua De Sio ricordando l’evidente spartizione geografica del territorio nazionale tra leghisti e pentastellati. «Il popolo ha dato la propria risposta e ha identificato Matteo Salvini come destinatario di fiducia per ricomporre la spaccatura».

Ultimo polo della triplice vittoria di Salvini si identifica con la sua impeccabile strategia politica. «La grande mossa del leader della Lega è stata quella di saper usare l’ipercomunicazione, ossia l’utilizzo dei propri avversari come principale strumento politico, seguendo il modello trumpiano», ricorda Giovanni Orsina, direttore della Luiss School of Government. «Ha ottenuto visibilità tramite la presa di posizione rigida e spesso politicamente scorretta. Un’idea che poteva sembrare controproducente, ma che si è rivelata azzeccata».

E per quanto riguarda gli sconfitti? «Attenzione alla mina vagante rappresentata da Matteo Renzi. Lui rappresenta il grande sconfitto di questi Europee», sostiene il direttore della School of Goverment. «Sperava che il PD andasse molto peggio rispetto a quello che ha ottenuto, soprattutto sperava andasse peggio del M5s. La strategia di Nicola Zingaretti, ossia tenere ben saldo lo zoccolo duro della sinistra, si è rivelata vincente, anche se priva di prospettive future. Renzi pertanto si trova ora spaesato, in forte necessità di trovare una sua collocazione nel panorama nazionale». Il Movimento invece può considerarsi caduto? «Parlare di rinascita del Partito Democratico e di fine del M5s mi pare molto azzardato. Bisogna fare un’importante certificazione: l’elettorato grillino è molto meno politico di quello leghista, per cui le Europee perdono di attrattiva e questo spiegherebbe il 17%». Si viene a creare dunque una grossa fetta di elettorato che ha preferito non esprimere la propria posizione alle urne e che potrebbe risultare decisiva nelle prossime politiche.

Cosa aspettarci ora per il panorama nazionale? Lo spettro delle elezioni anticipate si fa sempre più consistente, soprattutto vista la posizione di potere che assume ora la Lega rispetto al M5s. «Prima del voto avrei detto che tutto sommato il governo avrebbe trovato la chiave per andare avanti», continua Orsina. «La vittoria schiacciante di Salvini ora crea tensioni rilevanti all’interno della maggioranza. Il leader della Lega non può non passare all’incasso, essendo in netta posizione di forza». L’eventuale alleanza con il partito dei Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni porterebbe la coalizione salviniana vicina al 40% delle preferenze, ma unico ostacolo per rompere il patto di governo e portare gli italiani alle urne già dopo l’estate è rappresentato dall’ancora “ingombrante” figura di Silvio Berlusconi. «L’alleanza con il leader di Forza Italia porterebbe Salvini a ridosso del 50%, ma rappresenta un’arma a doppio taglio. L’elettorato strappato al Movimento 5 stelle di Luigi Di Maio potrebbe infatti storcere il naso di fronte a un patto tra Salvini e Berlusconi, decidendo di fare un passo indietro e tornare al voto pentastellato», conclude De Sio.

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