Europa al voto. Tutti i risultati

© Europen Parliament/P.Naj-Oleari
pietro.naj-oleari@europarl.europa.eu

Importante il dato francese. Marc Lazar alla LUISS: «Macron ancora importante per equilibrio europeo. Salvini e Le Pen rivedranno le ambizioni»


L’onda sovranista arriva in Europa ma non sfonda. Uno dei dati più interessanti di queste elezioni resta però la riscossa dei movimenti euroscettici in diversi stati europei.

Nel Regno Unito, ad esempio, è stato scrutinato l’86 per cento dei voti. Il partito pro-Brexit di Nigel Farage, fondato solo poche settimane fa, ha ottenuto il 31 per cento delle preferenze, ed è di gran lunga il partito più votato. I Laburisti di Jeremy Corbyn si attestano al terzo posto intorno al 14 per cento. Il fallimento più evidente lo registrano i Conservatori della dimissionaria prima ministra Theresa May, ottenendo uno dei peggiori risultati della loro storia: l’8,8% dei voti, posizionandosi al quinto posto.

L’Irlanda frena l’onda populista, eleggendo a primo partito il Fine Gael (partito moderato ed europeista) di Leo Varadkar, che ottiene il 29% dei voti. Nessuna forza euroscettica di rilievo era in corsa in Irlanda, dove l’affluenza resta fissata attorno al 50%.

In Austria, dove l’affluenza ha raggiunto il 59 per cento, il Partito Popolare (ÖVP, Österreichische Volkspartei) dell’attuale cancelliere Sebastian Kurz, euroscettico e conservatore, ha ottenuto quasi il 35 per cento dei voti.

La deriva sovranista non ha attecchito nemmeno in Germania, dove il primo partito risulta essere la CDU di Angela Merkel con il 28% dei consensi. Alternative für Deutschland (AfD), il partito di estrema destra alleato di Matteo Salvini, si è fermato al 10 per cento, posizionandosi al di sotto delle aspettative rispetto a quanto dicevano i sondaggi.

Il divario tra populisti ed europeisti è evidente il Francia. Il partito di Marine Le Pen (Rassemblement National) appartenente all’ala euroscettica e il movimento En Marche di Emmanuel Macron si combattono con percentuali molto vicine tra loro: 26% il primo e 21 il secondo. Un voto, quello francese, pieno di significato. Il politologo Marc Lazar, intervistato alla LUISS, non ritiene che Macron stia perdendo consensi, ritenendo anzi la posizione del partito En Marche sempre più importante per definire un’alternativa rispetto alla Le Pen. Lazar parla anche dell’alleanza Salvini-Le Pen, mettendone in evidenza i limiti, considerando il peso ridotto che gli europarlamentari sovranisti avranno in seno a Bruxelles. «Ci sarà un ridimensionamento delle ambizioni dei due leader» è stato il commento dello studioso francese.

In Grecia, Nuova Democrazia in testa a 34%. Alba Dorata arretra, al 6%. E il premier greco Tsipras chiede al presidente della Repubblica elezioni anticipate dopo essere stato battuto dal conservatore Nea Dimokatia (ND) di Kyriakos Mitsotakis.

In Spagna si registra il successo netto dei socialisti del premier Pedro Sanchez. Arretra l’ultradestra Vox. Eletti anche Junqueras e Puigdemont.

Scivolone in Olanda per il Partito per la Libertà (Pvv) di Geert Wilders, alleato della Lega di Matteo Salvini, alle Europee.

A Malta si conferma la netta vittoria del partito laburista del premier Joseph Muscat, al 55%. I centristi del partito nazionalista seguono al 37%.

Il partito ultraconservatore Diritto e Giustizia di Jaroslaw Kaczynski è in testa nel voto in Polonia col 42,40%. Lo segue a stretto giro la Coalizione europea, la lista unica formata dai principali partiti di opposizione, tra cui la Piattaforma civica di Donald Tusk. Emerge dalle stime sulla base degli exit poll, pubblicate dal Parlamento europeo. Kukiz’15, gli alleati del M5S, col 4,10% non riescono invece a superare la soglia di sbarramento, fissata al 5% in Polonia.

In Romania i primi exit poll danno testa a testa il partito socialdemocratico al governo (Psd) e il principale partito di opposizione, il Pnl (Partito nazionale liberale): entrambi si attestano, secondo i primi dati, al 25,8%. Ottimo risultato che va anche oltre le aspettative per la neoformazione (anche’essa di opposizione) dell’Usr (Unione Salvati Romania, una sorta di Movimento 5 stelle romeno), che secondo i primi exit poll sfiorano il 24% delle preferenze.

Per la Finlandia, i conservatori del National Coalition Party sono in testa con il 20,9%, seguiti dai socialdemocratici al 16,7 (che perdono così il primato ad appena un mese dalle elezioni politiche) e dai Verdi al 14,4. Indietro i Veri Finlandesi alleati della Lega di Matteo Salvini, che sono al 13,1%: in calo di 4 punti rispetto alle elezioni politiche di aprile che li avevano consacrati come secondo partito.

condividi