ELEZIONI EUROPEE – Onda populista in Gran Bretagna e Francia, ma il sovranismo non sfonda in Europa

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I risultati negli altri paesi europei: non sfondano i partiti sovranisti. Affluenza record oltre il 60% in tutta Europa, Italia in controtendenza


Arriva dal Regno Unito la grande ondata sovranista di queste elezioni Europee 2019 che però non riesce a sfondare davvero. Il nuovo Brexit Party di Nigel Farage fa il botto stando alle prime proiezioni della Bbc con un 32% di voti. Mentre si avviano a un crollo catastrofico, con un record negativo di appena l’8%, i conservatori dell’ormai dimissionaria Theresa May, in piena crisi di leadership. E arretra pesantemente, attorno al 15%, il Labour di Jeremy Corbyn che si ritrova sorpassato al secondo posto dagli europeisti Libdem (20% circa).

Anche in Francia si allarga l’onda populista con il partito di Marine Le Pen sembra avviarsi verso una sostanziale vittoria sul movimento di Emmanuel Macron. Quando ormai la grande maggioranza dei seggi sono stati scrutinati, il Ressemblement National ottiene il 24,7% mentre Reinassence, soltanto il 21,6%. Il partito lepenista si afferma come primo partito in Francia rafforzando anche nel Parlamento europeo il gruppo sovranista Enf, che in futuro sarà ribattezzato “Alleanza europea dei popoli e delle nazioni”. L’eurogruppo sovranista dovrebbe passare dagli attuali 37 seggi a 55, a cui in futuro potrebbero aggiungersi gli eurodeputati dei partiti che non hanno ancora formalmente aderito al gruppo ma erano presenti alla manifestazione di Matteo Salvini, per un totale di 71 seggi. Tra i fattori che hanno contribuito all’exploit dell’Enf c’è anche l’exploit dei nazionalisti fiamminghi di Vlaams Belang in Belgio.

Eppure, nonostante il gruppo populista si sia rafforzato, ottenendo risultati eccezionali a livello nazionale, a livello europeo non riesce a sfondare e resterà con ogni probabilità fuori dai giochi delle alleanze. La resistenza dei partiti tradizionali riesce ad arginare l’onda populista e a Strasburgo saranno ancora una volta Popolari e Socialisti ad allearsi, allargando la loro coalizione anche ai liberali dell’Alde.

In Germania, invece, dove l’affluenza non è mai stata così alta da quando il paese è stato riunificato, attestandosi oltre il 60%, ad esultare sono sopratutto i Verdi che con il 20% delle preferenze si attestano come secondo partito dietro la Cdu della cancelliera uscente Angela Merkel, alleata con il partito bavarese Csu.

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