The game of post

primo piano 14.06.45

In vista delle elezioni europee abbiamo analizzato i profili Facebook, Twitter e Instagram dei leader politici per scoprire le differenze e i nuovi trend delle piazze virtuali


Quelle che si terranno tra il 23 e il 26 maggio saranno ricordate come le prime elezioni social dell’Unione Europea. Sulle piattaforme digitali il dibattito riguardo alla prossima tornata elettorale europea ha assunto dimensioni mai viste in precedenza. Nella settimana che precede le elezioni, in base ai dati della piattaforma di monitoraggio RiteTag, l’hashtag ufficiale dell’evento (EUelections2019) ha capitalizzato una media di 183 tweets, 229 retweets e 81 mila visualizzazioni ogni ora. Se è la prima volta che lo strumento social viene applicato in maniera così ampia alle elezioni europee, a livello dei singoli stati quello digitale è già da tempo il terreno di scontro prediletto per la politica.

Abbiamo deciso di analizzare l’utilizzo delle piattaforme di condivisione da parte dei candidati per mettere in luce le differenze tra i vari schieramenti e per capire quali siano le ultime dinamiche a riguardo. Per una settimana, a ridosso dell’appuntamento elettorale, abbiamo monitorato i profili Facebook, Twitter e Instagram dei principali esponenti delle liste italiane. Per ciascuno di essi abbiamo rilevato il livello di gradimento (numero di mi piace e di followers), la frequenza e la tipologia di contenuti pubblicati, e – per quanto riguarda Facebook – il livello di “engagement” generato dai post. Per ottenere una misura autentica del grado di attenzione ricevuta abbiamo preso in considerazione il numero di interazioni di ciascun post. A tal fine, in base anche alle indicazioni riportate nello studio Mapping Italian News, realizzato dall’Università di Urbino per le elezioni italiane del 2018, abbiamo sommato commenti, condivisioni e mi piace, sottraendo a questi ultimi un numero pari a 2/3 delle condivisioni (la maggior parte di chi condivide mette anche un mi piace). Si tratta del metodo di analisi più semplice – di sicuro non quello più scientifico – ma utile per fare delle comparazioni immediate.

Una maggioranza social

Per molti non sarà una sorpresa: con 3,6 milioni di mi piace lo scettro di politico europeo più seguito su Facebook va a Matteo Salvini. Quella del ministro dell’Interno è una comunicazione martellante, che si manifesta soprattutto in foto e video, e in un singolare mix tra uomo pubblico e vita privata. Dalle uova strapazzate ai comizi elettorali, dalla spaghettata di mezzanotte agli appuntamenti istituzionali, il bombardamento social del leader leghista abbraccia i temi più vari, e sembra incontrare il gradimento dei suoi elettori. Il Ministro totalizza infatti un’impressionante media di 18 post e 90 mila interazioni al giorno. Salvini si dimostra più morigerato nell’uso di Twitter e Instagram, in cui mantiene tuttavia il primato tra i politici italiani, con rispettivamente 1,05 e 1,4 mln di follower e una media di 10 e 7 post giornalieri (per Instagram abbiamo usato il termine post per indicare le fotografie e le “storie”).

Sul secondo gradino del podio, con notevole distacco dalla vetta, troviamo il leader dei 5 Stelle Luigi Di Maio. Il ministro dello sviluppo economico ha dalla sua 2,1 milioni di mi piace su Facebook, e dimostra di fare un uso più equilibrato della piattaforma con una media di 5 post e 25 mila interazioni giornaliere. La strategia social del vicepremier mette chiaramente in luce come nella comunicazione politica i selfie abbiano ormai superato i cinguettii. Il profilo Instagram di Di Maio ha sorpassato quello Twitter con 790 mila follower vs 527 mila e una media di 7 post al giorno a fronte di 2 tweet. Un’altra caratteristica rilevata in merito al M5S è l’alto grado di militanza su Facebook dei suoi sostenitori. Le varie tipologie di interazioni che abbiamo analizzato presentano un ampio livello di correlazione tra loro, con il numero più elevato rappresentato quasi sempre dalle reazioni, seguito dai commenti e dalle condivisioni. Questa regolarità viene spesso infranta nei post di politici dell’opposizione che hanno un contenuto negativo nei confronti dei 5 Stelle. In questo caso la percentuale dei commenti supera quella delle condivisioni, grazie agli interventi dell’elettorato pentastellato che interviene in massa in difesa del Movimento.

L’opposizione arranca

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, occupa la terza posizione della nostra graduatoria. Grazie ad una grande dimestichezza dei social, l’ex ministra per la gioventù fa guadagnare al suo partito il ruolo di terzo incomodo tra due blocchi: quello della maggioranza, che spopola sul web, e quello dei due principali partiti di opposizione (Pd e Forza Italia), che hanno dimostrato finora una scarsa attenzione per le piattaforme di condivisione, anche se alcuni segnali portano a pensare ad un cambiamento di rotta. Il bottino social della Meloni è di tutto rispetto: 1 milione di mi piace con una media di 10 post e 31 mila interazioni giornaliere, 764 mila follower su Twitter e un profilo Instagram molto utilizzato, con circa 7 post giornalieri.

Non riesce a sfruttare al meglio la sua grande notorietà Silvio Berlusconi, come dimostra il suo profilo Facebook che, a fronte di un milione di mi piace, genera solo 7 mila interazioni giornaliere. Quello dell’ex-premier è il rapporto mi piace/interazioni più basso tra quelli analizzati, dato che mette in luce una scarsa propensione del leader di Forza Italia a coinvolgere i suoi fan nella piazza virtuale. La maglia nera per quanto riguarda il social di Zuckerberg va a Nicola Zingaretti. Con 264 mila mi piace e una media di 5 post giornalieri, il suo profilo genera circa 5 mila interazioni: il seguito su Facebook del segretario Pd è 18 volte più basso di quello di Salvini.

Dei leader presi in considerazione Zingaretti è anche quello che ha il profilo Instagram meno gettonato (55 mila follower). Il Presidente della Regione Lazio è l’unico ad ottenere da Twitter i migliori risultati (421 mila follower). Zingaretti sarebbe quindi particolarmente apprezzato dalle categorie che utilizzano maggiormente la piattaforma di microblogging: docenti, giornalisti, ricercatori, membri dell’associazionismo. Quelli che lo storico Paul Ginsborg definirebbe “il ceto medio riflessivo “. Conferma di essere un perfetto uomo di immagine Silvio Berlusconi. Nonostante abbia scoperto Instagram da poco (in totale il suo profilo conta 508 post), l’ex Presidente del Consiglio sta recuperando velocemente il distacco sugli avversari, grazie a 182 mila follower e una media di 7 post giornalieri.

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