Alle urne nei cinque continenti

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Domenica 26 maggio si voterà per rinnovare il Parlamento europeo anche in territori appartenenti all'Ue ma lontanissimi da Bruxelles. Sono l'ultimo residuo dell'epoca coloniale


Nel 1891 il pittore impressionista Paul Gauguin scelse la Polinesia per ritirarsi a vita privata. Nell’atollo dell’Oceano Pacifico, a 6000 km dall’Australia, l’artista arrivò dopo sessantacinque giorni di navigazione da Marsiglia, con scali a Bombay, Perth, Melbourne e Auckland. L’Odissea fu finanziata dal governo di Parigi per «fissare il carattere e la luce del luogo», espressione usata per giustificare le mire espansionistiche della Terza Repubblica. Oggi per raggiungere Tahiti dalla capitale francese ci vogliono “appena” 22 ore, ma la Polinesia rimane ancora legata alla Francia come Collettività d’oltremare. Questo significa che il 26 maggio, nelle 67 isole abitate a largo dell’Oceania, le urne saranno aperte per le elezioni europee.

Un passo indietro: con Territori e Collettività d’Oltremare si intendono le ex colonie dell’Impero francese, costruito nei cinque continenti tra il 1600 e il 1900, ancora dipendenti da Parigi. L’elenco, oggi, è molto più esiguo di quanto non fosse fino a sessant’anni fa. La maggior parte di quei territori ha da tempo raggiunto l’indipendenza (Siria, Libano, Camerun e Marocco, per citarne alcuni). La Polinesia invece gode di un certo grado di autonomia, ma non è uno Stato sovrano.

Quello polinesiano non è un caso unico. Fuori dall’Europa, infatti, la Francia ha il controllo su 13 territori tra Africa, America, Asia e, appunto, Oceania. Così seggi saranno allestiti anche a Reunion e Mayotte, isole dell’Oceano indiano i cui Stati più vicini sono Mauritius, Madagascar e Mozambico. Si andrà a votare a Guadalupa e Martinica, nelle Antille. Terre di sportivi e politici, nella prima è nato l’ex calciatore Lilian Thuram (Campione del mondo e d’Europa con la nazionale francese, per dieci anni in Serie A), nella seconda Alessandro di Beauharnais. Fu rimo marito di Giuseppina Tascher de la Pagerie (poi imperatrice di Francia come moglie di Napoleone Bonaparte), parlamentare e generale, vittima della ghigliottina di Robespierre nel 1794. Il suo persecutore avrebbe fatto la stessa fine appena cinque giorni dopo. Per raggiungerle ci vogliono ore di volo e un biglietto aereo non certo economico. Non serve però rinnovare il passaporto: come parte dell’Unione europea, basta la carta d’identità. Stesso discorso per i Paesi Bassi Caraibici, isole delle Antille con capitale L’Aia.

Non solo isole: la più grande regione francese d’Oltremare è sulla terraferma, in Sud America. È la Guyana francese, incastonata tra Brasile e Suriname e quasi interamente ricoperta da boschi, in passato colonia penale per volere di Napoleone. Francia e Olanda non sono gli unici Stati europei con territori al di fuori del continente. A quaranta minuti di traghetto dal Marocco, ma a quasi tre ore di aereo da Madrid ci sono le Isole Canarie, tra le più gettonate mete turistiche della Spagna. L’arcipelago, insieme ad Azzorre, Madera e Capo Verde fa parte della macroregione della Macaronesia, in pieno Oceano Atlantico. I primi due sono portoghesi e proprio a Madeira (nome lusitano dell’isola) è nato il calciatore più forte della storia del Portogallo, Cristiano Ronaldo. Capo Verde, a 700 chilometri a largo del Senegal, ha invece ottenuto l’indipendenza da Lisbona nel 1975. Sempre nella regione iberica, votano per rinnovare il Parlamento europeo anche i cittadini di Ceuta e Melilla, città autonome spagnole che si trovano in Marocco. Sono tra i luoghi di frontiera più presidiati (e pericolosi, per chi prova ad entrare dall’Africa) dell’intera Ue.

Ci sono poi territori dipendenti da Paesi dell’Unione Europea ma nei quali non si vota. È il caso di Far Øer e Groenlandia, Stati del Regno di Danimarca ma con un’autonomia pressoché totale. Per l’isola a largo del Canada si può parlare del primo caso di uscita dall’Europa, trent’anni prima di Brexit: la Groenlandia, infatti, ha fatto parte della Comunità economica europea dal 1973 al 1985, quando decise di uscire con un referendum. Non lontano da lì, di fronte alla regione del Labrador, l’arcipelago di St. Pierre e Miquelon. Capo di Stato? Emmanuel Macron.

 

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