«Io, candidato a 90 anni». Colloquio con Francesco Alberoni

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Il sociologo si presenta alle Europee con Fratelli d'Italia perché Giorgia Meloni è una «leader giovane, femmina, donna, attiva, sveglia»


Finché c’è vita, c’è speranza, che è la virtù «più importante della vita», lo scriveva nel 2002 Francesco Alberoni, sociologo e scrittore che a quasi novant’anni decide di entrare in politica, candidandosi alle Europee con Fratelli d’Italia. Autore di volumi come Sesso e amore e Il mistero dell’innamoramento, Alberoni è stato illuminato sulla via di FdI perché, nonostante una «nascita tumultuosa», il partito è in mano a una «leader giovane, femmina, donna, attiva, sveglia, che capisce, che ragiona, che modifica il suo punto di vista», l’unica che può «organizzare un centrodestra nel futuro».

Autore di massime come «L’elasticità che serve per essere un buon capo, chi guida un’impresa deve saper fare gioco di squadra» oppure «Il sogno del buon cittadino: una vita ordinata e solidale», il sociologo ha atteso i novant’anni per il battesimo della politica. Unica esperienza pregressa, risalente al 2002, la presenza – in quota Forza Italia – in consiglio di amministrazione Rai.

Decidendo di candidarsi, per Alberoni Fratelli d’Italia è stata quasi una scelta obbligata. Fuori discussione il Pd, «immobile, non fa niente», ma anche Forza Italia, partito «molto indebolito» di cui «è difficile immaginare un futuro». La Lega («La Lega di Salvini», ci tiene a precisare) invece fa parte di un governo che in cinque anni «può provocare una catastrofe in Italia», ma anche in Europa, perché «oggi la politica interna è sempre geopolitica» e la collocazione internazionale dell’Italia è «in pericolo».

È questo «momento drammatico» a spingere Alberoni a «dare una mano a uno dei partiti che possono evitare una degenerazione della situazione». Il sociologo vorrebbe anche «dare l’indicazione che molta gente di Forza Italia si può riunire sotto una nuova leadership», cioè quella di Giorgia Meloni. Lo stesso discorso vale anche per una parte del Pd: «Dopo l’esperienza Renzi, l’unica possibilità di organizzare un centrodestra nel futuro è la Meloni».

Guai a pensare a una presenza passiva di Francesco Alberoni tra le fila di Fratelli d’Italia: «Vorrei che FdI si trasformasse da partito di destra a partito di centrodestra, da partito antieuropeista a partito europeista, cosa a cui io darò il mio contributo. Io non vado a ubbidire alle loro direttive».

Sempre dentro gli ambienti che contano, liberale pronto a mettere faccia, nome ed energie al servizio di Giorgia e i suoi Fratelli, l’uomo che dava del tu a padre Agostino Gemelli (in onore del quale ha chiamato il figlio più giovane Paolo Giovanni Agostino) a metà aprile scorso ha inaugurato la sua vita politica sentenziando: «L’accademia non mi ha mai amato: io sono amato dal popolo». Popolo che si è sempre diviso davanti alla sua figura: da una parte i fan che hanno reso le sue opere best-seller, dall’altra tantissimi detrattori, che gli hanno sempre imputato poca originalità.

Ma, se venisse eletto, Alberoni dovrebbe spostarsi tra Bruxelles e Strasburgo. Non lo preoccuperà questa nuova vita? «Che io abbia novanta o cent’anni non è che faccia molta differenza. Le ricordo che quando Carlo Alberto ha fatto la guerra di indipendenza era giovane ed era forte e aveva come avversario un vecchio di 80 anni, il maresciallo Josef Radetsky, che ha vinto. In guerra vince chi fa la strategia».

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