Stabile occupato a Roma, (quasi) tutti contro Salvini

Foto di ANSA/ANGELO CARCONI

Gli aggiornamenti sullo scontro per la riattivazione della corrente elettrica da parte dell'Elemosiniere del pontefice. Il segretario vaticano Parolin: «Un problema reale, coinvolti bambini e anziani»


La Chiesa che riporta la luce, nel senso più letterale che mai. A tre giorni dalla sera in cui il cardinale Konrad Krajewski ha fatto tornare l’elettricità nel palazzo occupato in via Santa Croce in Gerusalemme, a Roma, il dibattito prosegue.

L’ultimo intervento in ordine di tempo arriva dai piani alti della gerarchia cattolica. Stamattina il segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin ha espresso la sua opinione sull’accaduto. «Personalmente credo che lo sforzo dovrebbe essere quello di capire il senso di questo gesto: attirare l’attenzione di tutti su un problema reale, che coinvolge persone, bambini, anziani»: una buona intenzione da sottolineare, ha commentato Parolin, ospite di un convegno all’Università Cattolica di Milano.

Foto di ANSA/ANGELO CARCONI
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Alcuni giorni fa 450 inquilini abusivi – tra loro un centinaio di minori – erano rimasti al buio a causa della decisione di interrompere il servizio presa da Hera, società che opera sul mercato libero dell’energia e titolare del contratto. Dall’inizio dell’occupazione, nell’ottobre 2013, il numero dei condomini è cresciuto nel tempo ma nessuno ha mai pagato le bollette dall’attivazione della fornitura. Sulle spalle dei residenti grava un debito di più di 300mila euro, accumulato in quasi sei anni.

Il gesto dell’Elemosiniere di Papa Francesco, che sabato ha staccato i sigilli del contatore e riattivato la corrente nello stabile romano, ha innescato da subito la condanna seccata del ministro dell’Interno Matteo Salvini. «Sostenere l’irregolarità non è mai un buon segnale» dichiarava ieri il leader della Lega. La posizione del Viminale è netta: la proprietà privata va tutelata a prescindere dalla volontà di un singolo esponente della Chiesa o del Vaticano tutto. Un precedente scomodo per Salvini, che ha esortato provocatoriamente la Santa Sede a fornire un conto corrente di riferimento per aiutare tutti gli italiani in difficoltà con le bollette.

Dall’altra parte della barricata la replica dall’ecclesiastico non si è fatta attendere. Ieri Krajewski si è offerto di pagare di tasca sua il debito. «Non voglio che diventi una cosa politica. Io faccio l’Elemosiniere e mi preoccupo dei poveri, di quelle famiglie, dei bambini». Sua tutta la responsabilità e nessuna intenzione di dare spiegazioni, ha continuato il cardinale. «Conosco la situazione da tanto tempo. Dal Vaticano mandavano l’ambulanza, i medici, i viveri. Stiamo parlando di vite umane».

Foto di ANSA/ANGELO CARCONI
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Ma Krajewski non è solo. Al suo fianco, compatta per il ritorno dell’elettricità, l’associazione Spin Time Labs, che si occupa della rigenerazione urbana e sociale del palazzo. «Nel caso in cui l’Elemosiniere venisse denunciato, siamo pronti ad autodenunciarci tutti» ha annunciato il portavoce Andrea Alzetta. Per Spin Time, il cardinale ha obbedito al Vangelo e la legalità, scollegata dalla giustizia sociale, è solo un contenitore vuoto. Il sostegno del gruppo non si limita alle parole. Durante la conferenza stampa indetta nel tardo pomeriggio di ieri il presidente Paolo Perrini ha annunciato l’impegno dell’associazione a prendersi carico dell’utenza a canone sociale. «Il contratto è ancora intestato alla società [proprietaria dell’immobile, n.d.r.] e noi non possiamo pagare debiti di altri. Adesso peraltro il canone è ad uso ufficio, quindi molto più alto. Sono cinque anni che chiediamo che venga redatto ad uso abitativo».

In più tutti potranno sottoscrivere una raccolta firme, a supporto dell’«atto di coraggio e di giustizia sociale» compiuto dall’Elemosiniere. Nella strategia di Spin Time, la consegna del documento al sindaco Virginia Raggi, al prefetto e ad Acea, il fornitore privato di luce e gas.

Nel frattempo Areti, la controllata del Gruppo Acea che gestisce la rete di distribuzione a Roma, ha presentato un esposto contro ignoti per l’allaccio ripristinato dal cardinale, tecnicamente abusivo e a danno economico della società. Un atto dovuto, dato che l’iniziativa di Krajewski può configurare il reato di furto di energia. Sembra che adesso la priorità coincida con la messa in sicurezza dello stabile, che potrebbe essere pericoloso dopo la manomissione della cabina.

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