L’editore fascista non avrà uno stand al Salone del Libro

Visitatori alla 30 edizione del salone Internazionale del Libro a Torino,  21 maggio 2017 ANSA/ Alessandro DI MARCO

Lo spazio di Altaforte è già stato smantellato. La politica alla fine ha dovuto prendere posizione. Oggi comincia il kermesse: antifascista


La polemica è chiusa: Altaforte non sarà al Salone del Libro per esporre i suoi libri. La decisione è di Regione e Comune, che hanno spinto l’organizzazione a prendere una decisione drastica.

Il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino e la sindaca di Torino Chiara Appendino avevano dato mandato di denunciare Francesco Polacchi, l’editore di AltaForte, la casa editrice vicina a CasaPound, per apologia di fascismo. Si trattava di una brusca retromarcia rispetto alle dichiarazioni di qualche giorno fa, quando le istituzioni pubbliche che patrocinano il Salone del libro avevano difeso la scelta di riservare uno stand al gruppo fascista in nome della libertà d’espressione. Dopo le polemiche degli ultimi giorni con le molte chiamate al “boicottaggio” della fiera, la presa di coscienza della vera natura di Altaforte (il cui capo è un violento militante di CasaPound, che ha dichiarato negli ultimi giorni che «il vero male d’Italia è l’antifascismo, noi siamo fieri di essere fascisti»), e il malumore della base pentastellata per la posizione acritica della sindaca, la dichiarazione di apertura incondizionata è diventata molto più difficile da sostenere. E così Chiamparino e Appendino hanno provano di concerto a imbastire una exit strategy. Prima con un esposto, poi facendo pressione sull’organizzazione della fiera per estromettere Altaforte. «La questione era diventata politica. Ed è giusto che alla fine abbiano deciso i politici», ha detto il presidente del Salone Nicola Lagioia, che nei giorni scorsi era stato molto cauto sull’estromissione dell’editore di CasaPound.

ANSA/ALESSANDRO DI MARCO
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Gli accademici Salvatore Settis e Tomaso Montanari, che avevano deciso di ritirare la loro partecipazione dichiarando che «una manifestazione promossa dal ministero per i Beni Culturali della Repubblica italiana non può includere propaganda nazifascista», adesso potrebbero rientrare. Nei giorni scorsi il fronte degli intellettuali si era diviso tra autori che non andranno alla kermesse torinese (Carlo Ginzburg, Wu Ming, Zerocalcare) e chi invece aveva dichiarato di volerci essere a prescindere. L’iniziativa “#iovadoatorino”, lanciata dalla scrittrice Michela Murgia, era stata sottoscritta da molte autrici e autori.

Lo stand di Altaforte ancora ieri era stato collocato in uno spazio più sicuro, decisione presa durante la riunione del Comitato ordine pubblico e sicurezza svoltosi in Prefettura per il timore che la discussa presenza della casa editrice potesse generare tensioni all’interno della manifestazione.

Adesso l’editore si appella al libero pensiero e ha dichiarato che agirà per vie legali contro il Salone: «Le mie dichiarazioni sono state usate come scusa, sono stato denunciato per un reato di opinione. Sono disponibile a chiarire la mia posizione con la
Procura, ma ritengo che la pietra dello scandalo sia il libro “Io Matteo Salvini”; è un attacco al ministro dell’Interno».

Intanto la fiera comincia oggi, con un programma trasformato dalla questione politica degli ultimi giorni: lezioni e iniziative sull’antifascismo, con la presenza dell’Anpi e del Museo-memoriale di Auschwitz. Halina Birenbaum, una degli ultimi sopravvissuti ai campi di concentramento nazisti, parlerà al Salone, e al Corriere della sera ha detto che «La libertà di espressione va garantita. Ma prima c’è il dovere di dire la verità. Sempre. Il male non si può giustificare. Era inaccettabile dire di sì per assecondare una falsa idea di democrazia. Ringrazio tutti gli intellettuali e le associazioni che ci hanno sostenuto e non ci hanno lasciato soli. Non sarei qui se non avesse perso l’idea fascista nazista del nuovo ordine in Europa».

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