Quarantuno anni senza Peppino Impastato: «Una figura gigantesca»

Ricorre il 40simo anniversario della morte di Peppino Impastato, militante di Democrazia proletaria, giornalista, fondatore di Radio aut, ucciso dalla mafia a Cinisi (Pa) il 9 maggio '78 quando aveva 30 anni. Per il delitto sono stati condannati i mafiosi Vito Palazzolo e Gaetano Badalamenti.
ANSA/FRANCESCO NUCCIO

Renato Accorinti, ex Sindaco di Messina, aveva intitolato al giovane di Cinisi la sua stanza al Municipio. Giornalista e politico si era ribellato alle logiche mafiose della sua famiglia: «Tocca a noi mantenere vivo quell'esempio»


Spento, numero irraggiungibile, addirittura inesistente. Parlare al telefono sul treno è difficile, farlo tra le montagne siciliane, rientra nel catalogo delle imprese. Renato Accorinti, non è più il sindaco di Messina. Ora è in pensione, ma non dimentica il senso civico e le battaglie sociali: sta andando a Cinisi per ricordare Peppino Impastato. «Sono passati 41 anni, ma la sua figura rimane gigantesca».

Figlio di una famiglia legata a logiche mafiose, ha pagato con la vita la ricerca di verità e la voglia di ribellione: «Uscire dai quei contesti è quasi impossibile, eppure ci ha dimostrato che si può fare. Il suo esempio deve essere un monito per tutti». Assassinato la notte del 9 maggio 1978, la stessa del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro: «Parliamo di una persona normalissima, un giovane come tanti che sognava di cambiare le cose e per questo è stato ucciso».

Giornalista, candidato al comune, non ebbe il tempo di insediarsi in Consiglio. Il corpo venne fatto saltare in aria sui binari della ferrovia, inscenando un attentato. I cittadini vollero onorarne la memoria, scrivendo simbolicamente il nome sulle schede elettorali. «Per il cambiamento ci vuole tempo, bisogna formare e informare soprattutto i più piccoli, raccontare chi attraverso la politica, intesa nel senso più nobile, si è battuto per valori e ideali di legalità e giustizia». Una ricetta fatta di pazienza e perseveranza: «Scoraggiarsi sarebbe un errore imperdonabile. Di fronte alle difficoltà, dobbiamo insistere»

Il sindaco di Messina Renato Accorinti all'apertura dell'assemblea congressuale del Movimento demA, Napoli, 25 maggio 2018. ANSA / CIRO FUSCO

Ogni tanto la linea cade, la voce si sente a tratti. Accorinti è stato a lungo professore di educazione fisica: «Al di là di palestra e ginnastica e dei percorsi curriculari, ho tentato infondere una coscienza civica».  Agli alunni, tra gli altri, faceva vedere i “Cento passi”:  «Non solo guardavamo il film, invitavo Giovanni, il fratello di Peppino, per discutere, spiegare loro il significato di quelle lotte. Puoi immaginare le facce, quando sentivano bussare e dalla porta spuntava lui». Da primo cittadino, a Cinisi non è mai mancato: «Per trentacinque anni, nessun sindaco della città si era creato lo scrupolo di andarci. Io ho invertito la tendenza, ma siamo ancora troppo pochi». Si è tolto la fascia, ma sono dettagli, lo spirito battagliero non è scalfito.

Renato ha fatto anche di più: «Ho intitolato a lui la stanza del sindaco al Municipio di Messina. Ho posizionato la sua foto accanto a quella di Gandhi e del Presidente della Repubblica». Figure di assoluto rilievo «Ad essere sinceri, c’è anche quella di un senzatetto, Vincenzo. Gli ho dedicato un ricovero con 30 posti letto». Scelte inusuali e fianco scoperto alle critiche degli oppositori: «Prima delle strade – per carità abbiamo provato a fare anche quelle – ci siamo spesi per dare alla città un’anima, un rinnovamento culturale».

Adesso, oltre a targa e istantanee, lì campeggia anche un bassorilievo di Peppino: «Quando l’ho scoperto ero emozionatissimo». La soddisfazione più grande, però, è stata un’altra: «Il giorno stesso, prima dell’inaugurazione. Abbiamo organizzato un incontro con Giovanni Impastato al Palazzo della Cultura per i ragazzi delle scuole. C’erano 850 studenti, insegnanti, autorità e qualche genitore. Lo ascoltavano incantati». Nessun passo indietro, d’altronde, come diceva Gesualdo Bufalino, “la mafia si sconfigge con un esercito di maestri elementari”.

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