Sparatoria in una scuola degli Usa: «Troppe armi, i cittadini possono essere la soluzione»

Gramaglia

Il Direttore responsabile della rivista “AffarInternazionali” Giampiero Gramaglia analizza il perché di questi eventi in Usa: «Trump non è la soluzione per limitare il secondo emendamento»


Ancora una sparatoria negli Stati Uniti, ancora in Colorado e ancora in una scuola. Teatro dell’accaduto è lo Stem School Highlands Ranch, istituto pubblico con 1.850 iscritti tra ragazzi e bambini. Gli autori del gesto sono due studenti della scuola che hanno ucciso un diciottenne e ferito altre sette persone. Un evento che nella memoria comune ha rimandato alla sparatoria avvenuta nel 1999, ad appena otto chilometri di distanza, presso il liceo Columbine, in cui persero la vita 12 liceali.

«L’episodio di adesso non è n’è il più grave n’è il più significativo», dice il Direttore responsabile della rivista “AffarInternazionali”, Giampiero Gramaglia: «Se vuole può avere già il luogo della prossima sparatoria nelle scuole, basta puntare il dito su uno stato dell’ovest: New Mexico Wyoming o anche la California. Sul quando, probabilmente, entro la fine dell’anno scolastico, poi tra due o tre mesi le stragi si sposteranno nei campi di vacanze».

 

GpFotoPrima Columbine nel 1999 e ora un altro caso, sempre in Colorado perché?

Come in tutti gli Stati delle montagne rocciose del far west, la tentazione delle sparatorie è molto più elevata. Tra le altre c’è stata anche la strage del 2012 ad Aurora, un sobborgo di Denver. Qui il killer, travestito da un personaggio di Batman, in un cinema, mentre veniva proiettato Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno, uccise 12 perone e ne ferì 58.

Come mai in America ci sono così tante sparatorie nelle scuole?

Non solo lì ma ovunque, anche nei posti di lavoro. Tutti luoghi che sono fonte di frustrazioni, delusioni e tensioni. Il problema principale è l’estrema diffusione delle armi da fuoco individuali la cui libertà di possesso è garantita dal secondo emendamento della costituzione degli USA (il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non può essere infranto). Affianco a questo c’è un altro problema: Il carattere individualista dei cittadini americani.

Cioè.

Un forte atteggiamento del cittadino americano medio che confluisce nella tentazione di farsi giustizia da solo. Di per sé questo aspetto rimarrebbe innocuo se non fosse così facile acquistare armi, è perfino più difficile acquistare una birra piuttosto che una pistola. Un paradosso per noi, ma non tanto per gli americani.

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(ANSA/AP Photo/David Zalubowski)

Inasprire i controlli può essere una soluzione?

L’esperienza europea e internazionale dimostrano di si, anche se la National Rifle Association (NRA), lobby delle armi, sostiene che ad uccidere non sono le armi, ma le persone che fanno un uso distorto di queste. Un discorso che, purtroppo, sta prendendo piede anche da noi con questi barbari riferimenti alla possibilità di farsi giustizia da soli.

 

Cosa può fare il presidente degli Stati Uniti Donald Trump?

Non è lui la persona da cui aspettarsi una limitazione al secondo emendamento e non si dà molto da fare su questo tema. Dieci giorni fa è andato alla convention annuale della NRA e ha colto l’occasione per dissociare gli Stati Uniti dal trattato internazionale della vendita delle armi convenzionali. Senza contare che ha eliminato i controlli, seppur minimi, introdotti dal suo predecessore Barack Obama.

 

EPA/TANNEN MAURY
EPA/TANNEN MAURY

 

Chi allora può dare una mano?

I cittadini. Lo si è visto soprattutto dopo la strage di Parkland del 2018, in Florida, dove, sempre in un liceo, vennero uccise 17 persone. In quel caso venne colpita una comunità particolarmente sensibile e le mobilitazioni, di natura studentesca, hanno dato la spinta per prendere provvedimenti legislativi sui controlli della vendita delle armi. Tutto questo si tradurrà, prima o poi, nell’individuazione di un presidente che abbia il potere necessario per farlo. Obama quando ci provò aveva il congresso contrario e non riuscì a fare molto.

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