Tangenti in Lombardia, arrestati due esponenti di Forza Italia

Milano

Indagati, tra imprenditori, amministratori pubblici e politici, anche il consigliere comunale Pietro Tatarella e il sottosegretario alla Regione Lombardia Fabio Altitonante.


Presunti tentativi di corruzione persino nei confronti del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, che però non li avrebbe considerati tali e, quindi, non ha sporto denuncia. Milano torna sotto la lente degli inquirenti e sono 95, in tutto, le persone indagate. Per 43 di queste, inoltre, sono scattate le misure cautelari – 12 in carcere – erogate dal Gip Raffaella Mascarino su richiesta della Procura di Milano.

Nella rete della magistratura, amministratori pubblici, imprenditori ed eccellenti esponenti dell’universo politico. C’è Pietro Tatarella «Dove c’era l’Expo, vediamo se possiamo entrare un po’ anche noi», avrebbe detto al telefono il consigliere comunale nel capoluogo e candidato alle prossime elezioni Europee, ora in carcere. Con lui Fabio Altitonante, sottosegretario alla Regione: entrambi appartengono a Forza Italia. Appartiene allo stesso schieramento pure il parlamentare Diego Sozzani, per il quale gli inquirenti hanno avanzato la richiesta d’arresto: a lui contesterebbero il reato di finanziamento illecito ai partiti.

L’operazione condotta dai carabinieri di Monza e dalla guardia di Finanza di Varese, sin dalle prime ore dell’alba, ha visto impegnati complessivamente 250 militari, distribuiti tra Lombardia (Monza, Varese, Pavia e Brianza) e Piemonte (Asti, Novara, Alessandria e Torino), e si articola in diversi tronconi. Al centro dell’indagine, c’è la questione del piano di Governo del territorio e delle sue varianti, per la quale risulta indagato Gioacchino Caianiello, ex coordinatore provinciale di Varese che avrebbe tentato di avvicinare, invano, Fontana.

Il presidente della Regione, dal canto suo, avrebbe appreso soltanto questa mattina della vicenda: «Ho letto che sono parte offesa, parlerò con i magistrati». Altro filone conduce all’Amsa, azienda di smaltimento di rifiuti milanese e a una serie di partecipate pubbliche.

A tirare i fili l’imprenditore Daniele D’Alfonso, titolare della Ecol-Service, al quale si contesta di aver favorito la ’ndrangheta: tangenti in cambio di appalti, presso cui successivamente avrebbero trovato lavoro uomini riconducibili alla famiglia calabrese dei Molluso di Buccisano. Non solo, dalle ricostruzioni degli investigatori, emergono consulenze fittizie usate come stratagemmi per “ricompensare” il consigliere comunale Tatarella. 

Luogo d’incontro dei due, secondo le intercettazioni, il ristorante milanese “da Berti”, ribattezzato la “mensa dei poveri”, da cui deriva il nome dell’intera indagine.

Non si è fatto attendere il commento alla vicenda del ministro dell’Interno Matteo Salvini: «Ringrazio le forze dell’ordine, è stata un’operazione brillante».

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