Quando la pesista tedesca Heidi Krieger cambiò sesso per gli steroidi

heidi kreiger

Talento precoce, originaria della Germania Est, venne pesantemente dopata e fu costretta a sottoporsi all'intervento per diventare un uomo. Oggi si chiama Andreas


Socialismo, sport e sesso. C’è una strana allitterazione di consonanti nella storia di Heidi Krieger che, nonostante il nome, non ha caprette a salutarla e monti disposti a sorriderle. Ad est del muro, nella Germania degli anni settanta, il tempo dei sogni dura poco, spazzato via dalla necessità di crescere in fretta. Lei, allora, lancia il peso, brucia le tappe ed accontenta il governo. Quando il mondo inizia a conoscerla, ha l’aspetto mascolino e la classe dei predestinati: in realtà è ancora una bambina. Dettagli, a cui la Ddr non si può permettere il lusso di dar peso.

Il messaggio, d’altronde, è chiaro ed inequivocabile: la guerra al capitalismo devono combatterla tutti, ogni giorno, con qualsiasi mezzo. Se negli arsenali si testano ordigni dall’enorme portata distruttiva, nelle palestre, in piscina e sulle piste il conflitto si regge su allenamenti durissimi e doping sistematico. La prestanza fisica si sposa con l’utilizzo costante dei farmaci e da origine a macchine perfette. Tra Città del Messico ’68 e Seoul ’88, ci sono vent’anni, un boicottaggio (Los Angeles ’84) e 389 medaglie, 192 d’oro. Numeri impressionanti, mentre Manfred Ewald tira le fila e si sfrega le mani. E’ il presidente del Comitato Olimpico nazionale ed ha un solo obiettivo: vincere. Gli è stato imposto dall’alto e lui non fa nulla per ribellarsi. Sport e propaganda sono binomio indissolubile e d’antica data, alimentano l’ego, legittimano il consenso politico e, sebbene il prezzo da versare sull’altare della gloria sarà elevatissimo, in quel momento non sembra interessare a nessuno.

Nei rapporti della Stasi, polizia segreta in servizio nella Germania dell’est, in mezzo ai nomi di oltre diecimila atleti sottoposti a pratiche mediche, c’è pure Heidi Krieger che, intanto, a Schwechat nel 1983, si è laureata campionessa europea juniores nelle gare di getto del peso e lancio del disco. Pur essendo minorenne, copre distanze elevatissime. Nelle sue vene scorrono talento e massicce dosi Oral – Turinabol. Dodici mesi più tardi, così, il salto tra gli over non sarà l’unica fisiologica conseguenza di un’ascesa fulminea. La ragazza, infatti, si sta progressivamente trasformando: ha voce profonda e capelli corti che, misti ad un’imponente massa muscolare, la rendono simile ad un uomo. Sono effetti collaterali, scritti su foglietti illustrativi sistematicamente nascosti ai diretti interessati. Talmente bene, che si dovrà attendere la caduta del muro per scoperchiare il vaso e conoscere l’atroce verità.

I quantitativi di doping nel sangue della Krieger aumentano in maniera proporzionale ai successi, toccando il culmine nel 1986. E’ l’anno dell’alloro europeo, dei 2590 milligrammi di steroidi assunti e di un fisico in cui rintracciare tratti femminili risulta, ormai, impresa impossibile. A Stoccarda, in quel peso scagliato a 21 metri e 10 centimetri, c’è impressa la parola fine sulla carriera e la vita di Heidi. Infortuni e delusioni le imporranno un precoce ritiro, un corpo non più suo la indurrà prima a tentare il suicidio, poi a cambiare sesso. Diventerà Andreas, sposerà l’ex nuotatrice Ute Krause e continuerà a prendere quegli ormoni maschili che, spontaneamente, non è in grado di produrre.

In questa nuova esistenza c’è la ricerca di serenità ed un rifiuto assoluto per le competizioni, ma ogni tanto gli incubi riaffiorano e tolgono il sonno: “Una volta ho detto che hanno ucciso Heidi, ed è esattamente ciò che è accaduto”, ha commentato in lacrime alla consegna del premio indetto in suo onore.
Certi pesi, per quanto ti sforzi, non puoi lanciarli così lontano da impedirgli di tornare, neppure se sei Heidi Krieger.

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