Good Bye Team Sky, risultati e modernità al servizio del ciclismo

epa03314661 Sky procycling team rider Bradley Wiggins of Britain celebrates with a British flag his overall victory after the 20th and final stage of the Tour de France cycling race from Rambouillet to Paris, France, 22 July 2012.  EPA/NICOLAS BOUVY

Dopo dieci anni di attività la squadra che ha rivoluzionato il modo di interpretare le corse passa il testimone. Diventerà Ineos, ma al momento il cambiamento è solo formale


La storia del Team Sky nell’universo del ciclismo ha poco di romantico. Fatta eccezione per l’impresa di Chris Froome, capace sul Colle delle Finestre di ribaltare il Giro d’Italia 2018, ci sono stati una serie infinita di successi pianificati a tavolino e diventati realtà lungo l’asfalto. Spazio per l’estemporaneità ridotto al minimo sindacale, metodo scientifico curato nel dettaglio e sistematicamente applicato a biciclette e interpreti.

Dieci anni di attività e vittorie, confluiti in un addio alle corse, a stagione in corso, che è diventato occasione per tirare una linea e tracciare il bilancio. Al netto delle critiche e delle colpe, spesso ingenerose, per aver sacrificato lo spettacolo sull’altare del risultato, gli inglesi hanno cambiato il modo di interpretare la disciplina. Evoluzione in salsa europea della Us Postal di Lance Armstrong, il Team Sky ha fatto del calcolo il proprio mantra, introducendo nel gergo del pedale statistiche, numeri e watt, nel 2010 quasi sconosciuti, almeno al grande pubblico.

epa06917931 (L-R) Second Placed Team Sunweb rider Tom Dumoulin of The Netherlands, winner Team Sky rider Geraint Thomas of Britain and third placed Team Sky rider Chris Froome of Britain celebrate on the podium following the 21st and final stage of the 105th edition of the Tour de France cycling race over 116km between Houilles and Paris, France, 29 July 2018. EPA/KIM LUDBROOK

Passisti e scalatori con ingaggi importanti, per imporre un ritmo forsennato in gara, di fronte al quale fare la differenza si è rivelato praticamente impossibile. Ai gregari il compito di proteggere il capitano da intemperie e attacchi, di trascinarlo “in carrozza” sin sotto il traguardo, quando, secondo copione, avrebbe sferrato l’attacco decisivo. Nel gioco delle priorità, le cronometro battono le salite: i distacchi veri si fanno contro le lancette e in montagna occorre limitare i danni. Sei Tour de France in sette edizioni sono fotografia di un dominio assoluto interrotto solo da Vincenzo Nibali nel 2014, testimoniano perfettamente una filosofia che ha fatto scuola.

Al tavolo delle potenze storiche, insieme a Belgio, Italia, Francia e Spagna, si è seduta così anche la Gran Bretagna. Bradley Wiggins agì da apripista: nel 2012 fu il primo corridore d’oltremanica a prendersi la Grande Boucle, guadagnandosi anche un oro olimpico in casa e il titolo di baronetto. Guardaspalle fedele, Froome ne raccolse l’eredità, firmando uno storico poker. Ultimo in ordine cronologico, la scorsa estate, il gallese Geraint Thomas. Escludendo l’aspetto agonistico, all’ombra del Big Ben, il ciclismo si è trasformato rapidamente in moda, le biciclette spopolano e i gemelli Yates, in forza alla Mitchelton Scott sintetizzano bene orizzonti ormai larghi e ampiamente esplorati.

The overall leader, British Chris Froome of Team Sky, wearing the pink jersey, celebrates on the podium following the twentieth stage of the Giro d'Italia cycling race, over 214 km from Susa to Cervinia, in Cervinia, Italy, 26 May 2018. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Missione compiuta, dunque, e passaggio di testimone a Ineos, compagnia petrolchimica che per adesso, oltre divise e main sponsor, non sembra portare in dorte grossi cambiamenti. Corridori e dirigenti sono gli stessi, come le bici, firmate sempre Pinarello, e il team manager Dave Brailsford. Strisce azzurre su sfondo nero o bianco, a seconda delle competizioni, non se ne vedranno più. Le maglie saranno, invece, amaranto e sfumeranno su toni progressivamente più scuri. Quartier generale ancora Manchester e l’idea, almeno fin qui, di dare continuità a un progetto dai forti connotati britannici. L’esordio ufficiale è stato al Tour dello Yorkshire, qualche giorno fa, ma il battesimo del fuoco arriverà l’11 maggio al Giro d’Italia.

Sky, intanto, si è congedata alla sua maniera, dominando, con i giovani Pavel Sivakov e Tao Geoghegan Hart, il Tour of The Alps, versione moderna e più attraente del vecchio Giro del Trentino. Ragazzi di talento, a cui si aggiunge Egan Bernal, che apprezzeremo sulle strade di casa nostra e ai quali Vincenzo Nibali ha già assegnato le stimmate dei predestinati: «Quanto vanno forte questi», ha dichiarato lo Squalo. Gli ha fatto eco Chris Froome, che, ansioso di infilare in Francia un leggendario pokerissimo, sulle dolomiti si è reinventato chioccia: «Vi faranno divertire, hanno tutto». Parola di campioni.

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