Primo maggio: il concerto dei giovanissimi

Achille Lauro sul palco del Concertone del primo maggio in piazza San Giovanni a Roma, 1 maggio 2019.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Da Achille Lauro ai Pinguini Tattici Nucleari è stato un susseguirsi di novità. Grande spazio al genere Indie, applausi per l'intramontabile ex Oasis Noel Gallagher


Quando Achille Lauro sale sul palco, la musica di Franco Battiato è già un ricordo. Le note del cantautore siciliano hanno inaugurato il Concertone del primo maggio, poi la modernità ha preso progressivamente il sopravvento: «Lo dovevamo a chi si è speso tanto per questa manifestazione». Ambra Angioini ha abbandonato le griffe, il suo golf bianco ha le maniche a righe azzurre, rosse e arancioni. Nella parte centrale risalta la scritta con le sigle dei sindacati. Un look sobrio, una scelta precisa dopo le polemiche della scorsa edizione: aderente al contesto, in linea con i temi scottanti dell’attualità.

Crisi economica, disoccupazione, precariato: la festa dei lavoratori è soprattutto questo, guai a dimenticarlo. Insieme a lei c’è ancora Lodo Guenzi, voce dello Stato Sociale prestata in via eccezionale alla conduzione. Introduce i colleghi, qualche volta canta, sciorina elogi. Pinguini Tattici Nucleari, Ex Otago, Canova. La voglia di essere dall’altra parte ogni tanto lo tradisce: «Accoglieteli con un forte applauso, sono il nuovo che avanza». Ha ragione e lo si capisce immediatamente guardandosi intorno. I ragazzini hanno le mani sporche di nero, sembrano scarabocchi, sono riproduzioni di tatuaggi. Imitano gli idoli della Trap e nemmeno la pioggia, adesso insistente, può spostarli da posizioni guadagnate versando sudore.

Ambra Angiolini e Ilaria Cucchi sul palco del Concertone del primo maggio in piazza San Giovanni a Roma, 1 maggio 2019. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Si aprono gli ombrelli e pure questo, a modo suo, sa essere uno spettacolo: da lontano l’impressione è di trovarsi di fronte a un enorme, variopinto tappeto. Sotto, un riparo non si nega a nessuno. Gli impermeabili fanno ciò che possono, l’acqua, però, a un certo punto passa e bagnarsi diventa inevitabile. In certi casi vino e musica rimangono i rimedi migliori per contrastare il freddo. Saranno cambiati generazioni e i gusti, eppure certi precetti si fatica a scardinarli. E che sia un male non è detto.

Sopra il pubblico, il palco si erge maestoso, affianca la basilica di San Giovanni, mescola in un abbraccio ideale sacro e profano. Raggi luminosi, giochi di colore e pareti roteanti: dopo la pausa delle otto, con il buio ad aumentare fascino e atmosfera, i dettagli catturano l’attenzione. Il logo arcobaleno, dove a ogni lettera corrisponde un colore, domina nella pancia di un enorme display, la cui cornice è un ritornello che vale la pena ripetere: a sinistra la “Nostra Europa”, a destra “Lavoro, diritti, Stato Sociale”.

Noel Gallagher è la star dell’edizione e da tale si comporta. Quattro brani, quasi uno per ogni chitarra, e un congedo striminzito per salutare la piazza in visibilio: «Thank you». Niente discorsi impegnati, piuttosto voce e classe donate alla causa. «Carlo Coraggio». La traduzione improvvisata di Lodo apre la strada a Carl Brave, secondo nella lista dei più attesi, lo segue Manuel Agnelli che va compreso e si porta dietro il cruccio dei geni: bravo di sicuro, ma ambasciatore di un messaggio restio a incendiare animi e ugole.

British singer Noel Gallagher on stage during the traditional May Day concert at San Giovanni Square in Rome, Italy, 01 May 2019. The event is organized by Italian trade unions Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL), Confederazione italiana sindacati lavoratori (CISL) and Unione Italiana del Lavoro (UIL). ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Gli applausi rimangono in tasca, sfoggiati, a distanza di poco, per una ragione più nobile. «I diritti fondamentali non possono essere calpestati. Non permettete accada». A parlare è Ilaria Cucchi, emozionata quando il pubblico, in risposta, invoca il fratello Stefano. «Ogni tanto bisogna disubbidire» è l’eco lanciato dai Subsonica sulla folla. Cappellino nero e giacca scintillante, i decibel si alzano a ritmo, mentre l’afflusso di persone non accenna a diminuire. Se ne accorgono i conduttori: «Hanno chiuso le stazioni della metro A San Giovanni e Manzoni, siete tantissimi».

Daniele Silvestri è antipasto gustoso, Achille Lauro la portata più attesa. Tattoo in faccia, completo nero, impreziosito da ghirigori color oro. Boss Doms, pelliccia fuxia maculata e ciuccio in bocca, lo accompagna ed è firma d’autore su un quadro impressionista. Ce l’hanno fatta e non lo nascondono. La loro «Rolls Royce» è una provocazione da interpretare. Ghali, in Total Red, è l’arrivederci al prossimo anno, almeno per noi. Ci sarebbero i Negrita, ma la metro non aspetta e la fermata Re di Roma, per stasera, non l’avvicineranno. Sarà per un’altra volta, certamente capiranno.

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