In India le elezioni più grandi al mondo

epa07535749 Indian voters wait to cast their votes at a polling station during the fourth phase of the Indian parliamentary election in Mumbai, India, 29 April 2019. The parliamentary elections, which began on 11 April 2019, are to be conducted in seven phases throughout India and result will be announced on 23 May.  EPA/DIVYAKANT SOLANKI

Nella penisola asiatica si vota in sette giorni diversi nell'arco di due mesi. Narendra Modi cerca la rielezione, Rahul Gandhi lo sfidante principale. Ma in ogni stato pesano le opposizioni locali


Qualche giorno di pausa, poi si ricomincia: si è conclusa in India la prima fase delle elezioni più grandi al mondo, che decideranno il futuro primo ministro di Nuova Deli. La chiamata alle urne per rinnovare la Camera bassa (Lokh Sabha) si svolge su base federale in sette giorni diversi (11, 18, 23, 29 aprile, poi 6, 12 e 19 maggio) e coinvolge 900 milioni di cittadini. Nessuna democrazia ha un numero così alto di aventi diritto, un dato sempre cresciuto nelle ultime due elezioni: erano più di 700 milioni nel 2009, circa 814 nel 2014.

L’India è una repubblica parlamentare federale il cui parlamento ha due camere: gli elettori sono chiamati a scegliere 543 rappresentanti della Camera bassa: il partito o la coalizione che arriva a un minimo di 272 seggi indica il futuro primo ministro. Il sistema elettorale è l’uninominale secco: i seggi andranno cioè a chi ottiene, in un turno unico, la maggioranza relativa in ogni collegio. Ogni stato ha un numero di rappresentanti proporzionale alla popolazione: l’Uttar Pradesh, lo stato più popoloso, elegge 80 deputati ed è fondamentale per la formazione della maggioranza. Qui si è votato il 29 aprile, insieme agli stati del Rajastan, Bengala occidentale e del Kashmir indiano, oltre che a Mumbai, capitale finanziaria e centro in cui hanno votato numerose star di Bollywood.

I favoriti per la carica di primo ministro sono il premier uscente Narendra Modi del partito nazionalista induista Bjp e Rahul Gandhi del Partito del Congresso indiano (figlio di Sonia Gandhi e dell’ex primo ministro Rajiv). Le elezioni del 2014, con l’affermazione di Modi, avevano segnato un punto di svolta nella storia post coloniale dell’India, governata per quasi 50 anni dal Partito del congresso (formazione laica e di centrosinistra della famiglia Gandhi).

Non si tratterà però di un semplice testa a testa: le opposizioni, molto critiche negli ultimi tempi nei confronti del primo ministro, non hanno saputo riunirsi in un’unica formazione. Così, in ciascuno dei diversi stati, a sfidare la leadership di Modi ci saranno partiti dalla dimensione locale, ma molto forte. Nel Maharastra, lo stato di Mumbai, c’è il Mns di Raj Thackeray; a Calcutta regna il Trinamool Congress della governatrice Mamata Banerjee; nell’Uttar Pradesh c’è il Bsp, il partito dei Dalit, le caste inferiori, fondato dall’eroina Mayawati, che ha appena lasciato il posto al nipote Akash Anand: un partito alleato con il Sp, il Samajwadi Party di Akhilesh Yadav. Il tutto complicherebbe la formazione del nuovo governo. L’inizio dello spoglio è previsto per il 23 maggio.

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