«Il potere dei giganti del web». Nasce il blog sulla tecnologia di Enrico Pedemonte

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Il giornalista, ex corrispondente dagli Usa per l'Espresso, ha creato Zerozerouno per informare sul ruolo delle piattaforme digitali


«In Italia c’è poca consapevolezza dei problemi legati al potere crescente delle piattaforme digitali, ed è una grossa mancanza. Per questo è nato zerozerouno». Enrico Pedemonte, 69 anni, giornalista, per tutta la vita si è occupato di tecnologie e del loro impatto sociale. Caporedattore del Secolo XIX e di Repubblica, per sei anni corrispondente da New York per l’Espresso e per due direttore di Pagina99, ha creato insieme a Paolo Bottazzini Zerozerouno, «un blog sui nuovi poteri digitali» e una newsletter – in arrivo nei prossimi giorni – che settimanalmente segnalerà le notizie più importanti in ambito tecnologico.

Il progetto nasce per informare e rendere più consapevole il pubblico sull’influenza che i grandi player di internet come Google, Facebook e Amazon hanno sulla vita, sulla cultura e sull’economia. Un enorme monopolio – o oligopolio – senza regole, del quale in Italia fatichiamo ancora a comprendere la portata: «Da noi se ne parla superficialmente, solo quando l’Unione Europea prende iniziative in materia di privacy e di tutela dei dati personali. I media sono rimasti sempre ai margini della questione e l’opinione pubblica non sembra interessata,  ma i giornali di tutto il mondo se ne occupano quotidianamente».

«Ciò che ancora non si comprende – continua Pedemonte – è che il monopolio di questi giganti non è un semplice problema tecnico, ma è una grande questione di politica internazionale». La questione diventa più evidente se si pensa ad un fattore: «In molti Paesi del mondo stanno adottando provvedimenti per regolamentare e limitare il potere delle piattaforme. Se ne parla in Canada, Stati Uniti, Francia, Germania. Persino in Irlanda», che pure, per le sue morbide leggi fiscali, ha permesso a colossi come Apple di eludere milioni in tasse.

 

Enrico Pedemonte
Enrico Pedemonte

 

Occuparsene invece è fondamentale: «Muoversi per arginare il monopolio adesso è complicato, ma le istituzioni devono agire. Le piattaforme godono di un potere sovranazionale illimitato: i 5 player più grandi messi insieme arrivano al Pil della Germania e gli Stati non hanno praticamente possibilità di intervenire», prosegue Pedemonte. «Tra l’altro sono irreperibili: scelgono come sede i Paesi che offrono vantaggi fiscali, dichiarano una minima parte di quello che guadagnano» e la trasparenza è quasi nulla: «per fare un esempio, in Italia non sappiamo quanto Google, Facebook e gli altri guadagnano in pubblicità».

Il problema, per il giornalista, è anche il modo in cui la politica ha agito nei confronti dei monopoli in generale: «Sul tema ci sono due scuole di pensiero: una per cui l’accumulo di potere nelle mani di un solo soggetto va limitato per evitarne abusi, un’altra per cui invece bisogna agire solo dal punto di vista della convenienza per il consumatore. Fino agli anni ’70 ha prevalso la prima, poi con reaganismo e neoliberismo ha avuto il sopravvento la seconda: se un monopolio non determina un aumento dei prezzi allora non si interviene». Questo ha determinato la situazione in cui ci troviamo adesso: «Ci vengono offerti servizi gratuiti in cambio di una quantità enorme di dati personali, che siamo noi stessi a fornire senza preoccuparci delle conseguenze».

«Nessuno nega le grandi opportunità delle nuove tecnologie. Il nodo però è creare un sistema di regole che massimizzi le opportunità e minimizzi i rischi. Ormai è sotto gli occhi di tutti, per esempio, il legame tra populismo e social network, derivante da un uso distorto degli stessi».  Un fenomeno che più di tutti va a colpire il giornalismo e, direttamente, la tenuta delle istituzioni democratiche. Le iniziative per sostenere proprio il giornalismo, invece, per Pedemonte si sono rivelate dannose: «Apple News è semplicemente distruttivo: si crea una piattaforma in cui tutto finisce in un unico calderone e non si capisce che testata pubblica una determinata notizia». Le conseguenze sono due: «Viene distrutto il brand del giornale», che perde progressivamente identità, «e vengono sottratti guadagni alla testata». Guadagni poi deviati verso la piattaforma: «Apple percepisce il 50% degli introiti pubblicitari delle notizie pubblicate su Apple News, una cosa distruttiva e incredibile».

Zerozerouno quindi si pone come un fenomeno unico nel panorama giornalistico italiano. «Per me è un modo di condividere delle informazioni su temi che sono sempre stati di mio interesse», conclude Pedemonte. «Cercheremo di informare su quello che è il dibattito a livello internazionale, senza essere assertivi». Per saperne di più, basta iscriversi alla newsletter.

 

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