La “Lavatrice” delle Ardenne parla danese: Fuglsang re alla Liegi-Bastogne-Liegi

epa07534778 Danish rider Jakob Fuglsang (C) of the Astana Pro Team celebrates on the podium after winning the Liege Bastogne Liege one day classic cycling race in Liege, Belgium, 28 April 2019. Fuglsang won ahead of second placed Italian rider Davide Formolo (L) and third placed German rider Maximilian Schachmann (R), both of the Bora-Hansgrohe team.  EPA/JULIEN WARNAND

Nato a Ginevra nel 1985, ha preceduto sul traguardo l'italiano Davide Formolo nella "Classica delle Cote" che chiude la prima parte della stagione ciclistica. Un successo meritato dopo i piazzamenti alla Freccia Vallone e all'Amstel Gold Race


La fotografia della Liegi-Bastogne-Liegi è il braccio alzato di Davide Formolo, secondo sul traguardo. Nessun pugno sul manubrio, come spesso si vede in situazioni simili, niente gesti di stizza, ma la consapevolezza che di più proprio era impossibile fare. L’edizione numero 105 della classica belga arriva dopo Amstel Gold Race e Freccia Vallone, chiude il cerchio sulle Ardenne e regala a Jakob Fuglsang un successo meritatissimo.

Nato a Ginevra nel 1985, ma di passaporto danese, ci aveva provato in ognuno degli appuntamenti precedenti, raccogliendo le briciole sistematicamente lasciate sulla strada dai rivali. Piazzamenti in serie e l’incubo ricorrente di Julian Alaphilippe, a cui, suo malgrado, si è trovato a fare da sparring partner. Battuto dal francese il nove marzo, lungo lo sterrato toscano delle Strade Bianche, aveva tentato di rifarsi mercoledì sulle tremende rampe del muro di Huy. Geografia differente, stesso esito: il rivale a esultare e lui a recriminare su un colpo di pedale sbagliato. In mezzo la beffa di Amsterdam, dove, tra i due contendenti, a godere era stato Mathieu Van Der Poel.

epa07534714 Danish rider Jakob Fuglsang of the Astana Pro Team is on his way to win the Liege Bastogne Liege one day classic cycling race in Liege, Belgium, 28 April 2019. EPA/JULIEN WARNAND

Ieri, invece, Fuglsang non ha commesso errori, sotto la pioggia e con un freddo pungente, ha spremuto la squadra sulle dieci cote che hanno tagliato le gambe ai corridori, poi sull’ultima, quella di Saint-Nicolas, si è messo in proprio. Uno scatto secco per mantenere la parola data al mattino: «Non voglio arrivare allo sprint, altrimenti non avrò chance». Si crea il buco, cedono Vincenzo Nibali e Alaphilippe. Rimane Formolo che di fronte ad una nuova accelerazione si stacca, ma non crolla. «Mi rivedrete su queste colline, la Liegi mi piace parecchio», dirà stremato e visibilmente soddisfatto all’arrivo.

Da lì, per il danese, sono quindici chilometri in solitaria e una lunga passerella fino allo striscione finale per prendersi la classica più amata dagli scalatori. Nella giornata da sogno, pure il grosso brivido corso in discesa, con l’asfalto bagnato e la bici tenuta in piedi per miracolo, appare contorno utile a rendere memorabile l’impresa.

«Una lavatrice» dal fascino immortale, come la definì nel 2018 Nibali, che ha concluso ottavo e da tempo, invano, vi tenta l’assalto. A mani vuote anche Alejandro Valverde uscito di scena troppo presto. Rincorreva il record di cinque vittorie timbrato da Eddy Merckx, ha affidato l’amarezza a twitter: «ritirarsi da questa gara, con la divisa di campione del mondo, è bruttissimo, ma oggi (ieri ndr) chiedere di più era difficile».

Resta la cartolina di Fuglsang sul gradino principale del podio: gregario di lusso, iridato in mountain bike e argento olimpico a Rio nel 2016. Il connazionale Bjarne Riis gli assegnò le stimmate del predestinato: «Prima o poi vince il Tour de France». Se non ci è riuscito la colpa è anche dei carboidrati, che l’organismo, sotto stress, non riusciva ad assorbire, causando improvvisi cali di rendimento. Scovato l’inganno, non si è più fermato e chissà che persino Parigi, tinta di giallo, non si riveli improvvisamente vicina.

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