Mattarella: «Non si baratta la libertà con promesse di ordine»

Un momento della manifestazione organizzata dall'A.N.P.I per la liberazione, 25 aprile 2017 a Roma.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Nel 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale dell’alta Italia dichiarò l'insurrezione generale dei territori ancora sotto il controllo tedesco. E' la data scelta per festeggiare la fine di 5 anni di guerra e la vittoria partigiana sulle truppe nazifasciste


La festa della Liberazione d’Italia dall’ occupazione nazista, la celebrazione della vittoria delle truppe di resistenza partigiane contro il governo fascista. Il 25 aprile rimane una delle ricorrenze più importanti della Repubblica, il culmine di quel processo iniziato l’ 8 settembre 1943 con l’armistizio di Cassibile, quando venne decretata la fine di ogni ostilità nei confronti degli Alleati. Un giorno di primavera del 1945 durante il quale il Clnai – Comitato di Liberazione Nazionale dell’alta Italia – proclamò, da Milano, l’insurrezione generale dei territori ancora sotto il controllo tedesco. Nel giro di una settimana tutto il settentrione verrà liberato: sono le basi della democrazia. La fine di cinque anni di guerra, sebbene per l’ufficialità si dovrà attendere il 3 maggio successivo.

L’ATTUALITA’
Il 25 aprile spacca il Governo. Da una parte l’anima leghista dell’Esecutivo, dall’altra il Movimento 5 Stelle e l’occhio strizzato a sinistra in vista delle prossime elezioni europee. Il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha già fatto sapere che sarà in Sicilia per l’inaugurazione del commissariato di polizia di Corleone, in provincia di Palermo: “Sarò in mezzo a chi ogni giorno rischia la propria vita per liberare l’Italia dalla mafia. Onorare il passato, per preparare un futuro migliore. Questo faccio da uomo, padre e ministro. Le polemiche le lascio volentieri agli altri”. E’ il messaggio lanciato su Facebook nella giornata di ieri. Nessuna manifestazione di piazza dunque: “Il fascismo fortunatamente è stato sconfitto, non credo che ritorni. Stesso discorso per il comunismo. La mafia purtroppo c’è”. Ha aggiunto ai cronisti, uscendo da palazzo Chigi.

Sempre tramite social network, è arrivata la frecciata, non troppo velata, dell’altro vicepremier Luigi Di Maio che, invece, presenzierà alle celebrazioni organizzate dalla Comunità ebraica di Roma: “E’ una festa nazionale della Repubblica Italiana. Non è questione di destra o di sinistra, come sento dire, ma di credere in questo Paese. Di credere nell’Italia e di rispettarla. E chi come me ci crede, il 25 aprile lo ricorda”.

Concetti e pensieri affidati alla rete e ribaditi successivamente anche a DìMartedì, su la 7, dove il leader grillino era ospite nella trasmissione di Giovanni Floris. Nessun riferimento esplicito o nome, sia chiaro, pero la frase è suonata come una risposta. “Quelli che negano la Liberazione, sono gli stessi che hanno aderito al Congresso di Verona, passeggiando mano nella mano con gli antiabortisti”.

Luigi Di Maio, vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, con le capolista del Movimento 5 Stelle alle elezioni europee, (S-D) Daniela Rondinelli, Sabrina Pignedoli, Alessandra Todde, Chiara Maria Gemma e Maria Angela Danzi durante la trasmissione 'Di Martedì' in onda su La7, Roma, 23 aprile 2019. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Una linea condivisa e trasversale quella del Movimento. Domani, infatti, nella Capitale, insieme a Luigi Di Maio, ci saranno anche i ministri di Difesa e Giustizia Elisabetta Trenta e Alfonso Bonafede, oltre alla sindaca di Roma Virginia Raggi. Gli esponenti grillini si distribuiranno tra il Cimitero di guerra del Commonwealth, dove si terrà un sit in, e la Sinagoga, per rendere omaggio alla Brigata ebraica. Parteciperà alle iniziative in programma a Napoli, invece, il Presidente della Camera Roberto Fico.

Le discussioni, comunque, non finiscono qui, perché l’Anpi – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – diserterà le commemorazioni organizzate alla Risiera di San Sabba, dove dovrebbe registrarsi la presenza del Presidente della regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, al momento l’unica ufficiale in tutto il Paese dell’intero mondo leghista. L’ex campo di detenzione nazista, situato a Trieste, durante la seconda guerra mondiale è stato luogo di transito per i prigionieri diretti in Germania e Polonia e teatro di numerose esecuzioni, perpetrate con i metodi più svariati e atroci. Alla base della decisione, l’assenza di relatori partigiani: “E’ l’unico capoluogo in cui durante la cerimonia ufficiale non viene data la parola alle organizzazioni di chi la lotta per la liberazione l’ha fatta”, ha spiegato il presidente provinciale Fabio Vallon.

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