Tulipani fai da te: la stagione di Tulipark

Cos'è e come funziona il campo u-pick, da due anni attrazione temporanea di Roma. L'ultima apertura il lunedì di Pasquetta


Davide Votadoro, direttore di Tulipark
Davide Votadoro, direttore di Tulipark

Portare a Roma un angolo di Olanda. Con il Tulipark la filosofia del giardino u-pick ha messo radici nella zona est della capitale. 91 varietà di tulipani popolano il terreno recintato lungo Via dei Gordiani. Pagando il biglietto, oltre alla passeggiata a zig zag lungo file di fiori variopinti ogni visitatore ha la possibilità di raccogliere da solo fino a due tulipani da far incartare e portare a casa. Non esclusa però la possibilità di riempire uno dei secchielli rossi ammonticchiati a lato dell’ingresso, acquistando extra più esemplari. «La specie più gettonata è il tulipano nero» spiega Davide Votadoro, direttore del parco. «Il nome scientifico è Queen of the Night, regina della notte. Ma il nero che si trova in Olanda non è lo stesso colore di questi tulipani qui da noi. In Italia le temperature e la luce lo scoloriscono un po’, facendolo virare più sul viola scuro».

Trasloco a est

Tulipark spegne quest’anno la sua seconda candelina in una nuova location. Dalla zona di Prima Porta, il campo u-pick frutto dell’iniziativa dell’azienda Votadoro ha lasciato Roma Nord per trasferirsi nel quadrante orientale della capitale. «Per scegliere il posto abbiamo prelevato dei campioni nei vari punti della città, per capire se il terreno fosse adatto ai tulipani» continua il direttore. «Lo scorso anno avevamo piantato 300mila bulbi. Per questa edizione ci siamo un po’ allargati e spostati verso il centro. Così siamo più vicini ai romani. La zona è collegata molto meglio».

L’idea germoglia da oltre 40 anni di esperienza nel settore floricolo e dalla passione per la terra dei principali fornitori di fiori da bulbo dell’azienda, gli olandesi. Secondo un’antica leggenda persiana, il primo tulipano sarebbe nato dalle gocce di sangue di un giovane suicida per una delusione d’amore. Questo fiore vanta alle sue spalle secoli di coltivazione in Turchia, dove fu battezzato prendendo ispirazione dalla sua forma, simile al copricapo indossato dagli uomini del posto (“tulband” in turco). L’Olanda cominciò a importarli nel Cinquecento. Un decennio dopo l’altro, i Paesi Bassi hanno trasformato i tulipani in uno dei simboli della loro immagine nel mondo.

Intorno ai fiori

Oltre alle strisce erbose punteggiate di petali colorati, gli spunti fotografici si sprecano nel giardino di Votadoro. «All’interno del parco potete ammirare un mulino a vento, realizzato interamente a mano da un artigiano olandese con materiali fedeli all’originale e curato nei minimi dettagli. Ci sono anche uno zoccolo di oltre due metri, il famoso klomp, e un tulipano gigante molto gettonato per foto e selfie. Sul palco che abbiamo installato si svolgono spettacoli tutti i fine settimana». Nell’area ristoro i visitatori possono degustare pietanze tipiche della cucina olandese. Laboratori di flower design e orticoltura urbana, performance di acrobati, clown e sputafuoco sono il cuore dell’intrattenimento pensato soprattutto per i bambini ma che strizza l’occhio a tutte le età. Una vera e propria attrazione turistica temporanea: il 21 marzo l’inaugurazione, mentre il lunedì di Pasquetta sarà l’ultimo giorno utile per un’immersione floreale in città prima della chiusura.

Viva lo u-pick

Si tratta di una realtà originale, ma non l’unica in Italia. Stando a quanto si legge sul web, Tulipani Italiani ad Arese, in provincia di Milano, è stato il primo esempio del genere. Da quello di Turri in Sardegna alla versione fiorentina di Scandicci, i campi u-pick si stanno diffondendo in ordine sparso lungo tutta la penisola. «In Lombardia ce ne sono già tre. Anche a Roma è arrivata la concorrenza, ne ha aperto uno nuovo quest’anno», continua Davide Votadoro. «Dall’apertura abbiamo contato fino a 5mila ingressi ogni weekend. La raccolta fai da te dei tulipani è diventata molto di moda ultimamente. Tutti i visitatori hanno la possibilità di raccogliere i loro fiori preferiti e diventare i fioristi di se stessi: è questo che piace».

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