Effetto Greta: «In piazza per difendere sogni e speranze»

Foto di ANSA/CLAUDIO PERI - MASSIMO PERCOSSI

Al Senato l'incontro con la giovane attivista svedese: «La battaglia sul clima è la più semplice da capire, la più difficile da risolvere». Venerdì la manifestazione in Piazza del Popolo a Roma


Le treccine bionde, una camicia bianca a righe e lo sguardo determinato. Quando Greta Thunberg si alza in piedi e prende la parola nella sala Koch, non tradisce nessuna emozione. Stretta tra l’ex ministro del lavoro Enrico Giovannini e la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, la giovane ambientalista svedese è perfettamente a suo agio: «Ho preso treni, bus e aerei, sono stata in diversi Paesi e ho incontrato le più importanti personalità. Tutti mi ringraziavano, anche se non comprendo il motivo». E’ diventata una star, per qualcuno un’eroina, eppure rifiuta l’etichetta della celebrità: «Non siamo scesi in strada per i selfie. Vogliamo, invece, che agiate e assumiate decisioni drastiche».

Per combattere il cambiamento climatico, d’altronde, le chiacchiere non bastano più: «Il tempo a nostra disposizione sta scadendo. Solo capendo che stiamo vivendo un’emergenza, la fronteggeremo nel modo corretto. I politici parlano e si lodano, ma in concreto nulla si muove». In una stanza gremita, la sedicenne diventa l’emblema della prima generazione a cui si chiede di risolvere i problemi dei genitori: «Ci rimproverano di non avere soluzioni, in realtà si rifiutano di applicare proposte che modificherebbero uno stile di vita superfluo e dispendioso. All’atmosfera non interessano le comodità, ma le tonnellate di gas serra».

Greta è un fiume in piena, fa leva sulla forza della schiettezza: «Abbiamo tutto, non avremo nulla. Ci hanno svenduto il futuro, i giovani non sanno che destino li attende». Il punto di non ritorno è il 2030, anche prima in caso di eventi irrimediabili: «Non si tratta di opinioni, piuttosto di dati scientifici, guardate le fughe di gas dalla crosta terrestre o lo scioglimento dei ghiacci». Ci vuole poco per trasformare dieci anni in sette o cinque.

Greta

Un video la introduce, lei si lascia andare a un timido sorriso, poi, decisa, tira dritto: «La battaglia sul clima è la più semplice da capire, la più difficile da risolvere». Nel mondo dei paradossi, la salvaguardia del pianeta si scontra con gli interessi economici: «L’industria continua a bruciare combustibili fossili, distruggendo la natura. Lottiamo affinché ci sia un domani per coltivare sogni e speranze».

Fuori dai palazzi, etichette e protocolli sono sostituiti da cartelloni e slogan. Il popolo di Greta l’ha ascoltata in religioso silenzio, adesso l’aspetta per manifestare insieme: «Magari ce ne fossero di più. Lei è un esempio, seguirla è il minimo», esclama un ragazzo in via del Salvatore. Ha il vestito blu e la faccia tesa: non è abituato alle telecamere, ma ha un messaggio da lanciare.

IMG_0693I compagni lo guardano da lontano, si vergognano, ridono e annuiscono. L’approvazione è trasversale, qualcuno non ha dormito per essere qui: «Sono di un paesino in provincia di Udine, al confine con la Slovenia. Vivo tra i boschi: l’ambiente mi sta a cuore». Sotto braccio il cartello, scritta gialla su sfondo azzurro cielo: “School Strike for The Climate”. In mano il libro della coetanea: «Oggi sono stato in senato, domani andrò a Piazza del Popolo».

A pochi passi, l’ex deputato Nichi Vendola sta facendo shopping. Una vita di battaglie sociali non si dimentica, un commento è d’obbligo: «Ho sentito qualcuno che, addirittura, vorrebbe investirla. Fa paura, come chiunque si impegni per migliorare le condizioni del bene comune. È assurdo, Greta è un fenomeno. Dimostra la necessità di testimoni seri. Discutiamo con eccessiva leggerezza di temi fondamentali, caratterizzati dalla finitezza».

Appuntamento, allora, a venerdì, per l’ultima tappa del viaggio e, badate bene: guai a chiamarli piccoli. 

 

condividi