Haftar bombarda Tripoli: 5 morti

Suani ben Adem, 25km a sudovest di Tripoli, teatro di violenti scontri nei giorni scorsi, è ora sotto il controllo delle forze governative libiche, 15 aprile 2019. Residue avanguardie di Khalifa Haftar sono accerchiate e intrappolate in alcuni edifici alla periferia sud della città, nodo nevralgico a 6 km dall'aeroporto internazionale. I soldati di Haftar sono stati costretti ad arretrare di diversi chilometri verso Aziziya dopo il contrattacco dei Katiba fedeli al governo Sarraj.
ANSA/CLAUDIO ACCOGLI

L’offensiva del generale della Cirenaica colpisce un quartiere residenziale della capitale libica. Serraj: «Criminale di guerra». E Roma prova la mediazione


Sangue su Tripoli. Nella notte i soldati del generale Khalifa Haftar hanno bombardato il quartiere di Abu Slim, a ridosso del centro della capitale, uccidendo cinque persone e ferendone 23. E in un raid aereo nella zona di Wadi Rabie, a 35 km da Tripoli, sono rimasti uccisi cinque militari delle forze di Fayez al-Serraj. Il Capo del Governo di Accordo Nazionale ha definito il rivale «un criminale di guerra» e ha aggiunto che sarà presentata alla Corte penale internazionale la documentazione per classificarlo tale: « Il Consiglio di sicurezza Onu ha la responsabilità legale e umanitaria di ritenere questo criminale responsabile delle proprie azioni». Intanto però la guerra civile iniziata il 4 aprile continua e nessuna delle due fazioni ha intenzione di arretrare.

I militari di al Serraj – cui il governo italiano ha confermato il sostegno – hanno ricevuto l’ordine «di andare in ogni città della Libia che non è sotto controllo del governo di accordo nazionale», come ha riferito il colonnello Mohammed Qannouno, comprendendo in quei territori «anche la Cirenaica» feudo di Haftar. L’Italia, che prova ad inserirsi da protagonista nella polveriera libica, propone una strategia diversa: prima un cessate il fuoco, poi la ripresa delle trattative politiche e l’eventuale caccia ad Haftar. Poco prima del raid su Abu Slim, come riporta Repubblica, una delegazione italiana formata dal vicedirettore dell’Aise Gianni Caravelli e dall’ambasciatore Giuseppe Buccino ha incontrato il presidente Serraj e il ministro degli Interni Fathi Bishaga.

I governi di Conte e Serraj sono in buoni rapporti, come affermato dallo stesso Qannouno («posso dire che con il governo e i militari italiani siamo molto amici») che però non conferma l’incontro («sono informazioni riservate»), ma il piano d’azione non potrebbe essere più diverso: per Tripoli la priorità è respingere l’assalto di Haftar, riconfinarlo a Bengasi e riconquistare posizioni. Trattative non contemplate. Stessa cosa dall’altro lato del fronte: «Le nostre unità occupano adesso nuove posizioni nel perimetro della capitale Tripoli e avanzano verso altre posizioni», ha dichiarato il portavoce delle forze della Cirenaica, il generale Ahmed al-Mismari, citato dal quotidiano Al Wasat. «Agiamo solo contro il terrorismo e l’estremismo, e comprendiamo l’ampiezza del complotto contro il Paese», ha aggiunto.

Sulla questione libica è intervenuto anche il ministro degli Interni Matteo Salvini: «stiamo lavorando per la pace, per il cessate il fuoco. Voglio essere fiducioso che la ragione torni a prevalere e l’iniziativa militare di Haftar, che ha tentato il blitz, arrivi a conclusione», ha dichiarato a Radio1. Il vicepremier si è poi concentrato sul tema degli sbarchi: «Il problema è che in Libia ci sono migliaia di terroristi islamici: il rischio di infiltrazioni sui barchini è una certezza. Per questo devo ribadire che in Italia non si sbarca. Non si arriva senza permesso».

Il bilancio in meno di quindici giorni di guerriglia è drammatico: per l’Oms le vittime sono 174, i feriti 758, mentre secondo l’Unicef sono 20.000 le persone sfollate, tra cui 7.300 bambini.

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