Philippe Gilbert, il ruggito del leone nell’Inferno della Roubaix

epa07506613 Deceuninck Quick Step team rider Philippe Gilbert (R) of Belgium celebrate his win on the podium with the cobblestone trophy following the 117th Paris Roubaix cycling race, France, 14 April 2019.  EPA/CHRISTOPHE PETIT TESSON

Il campione belga, a 36 anni, trionfa sul pavé, battendo il tedesco Politt in uno sprint a due. È quarta classica monumento di un palmares ricchissimo, in cui manca solo la Milano-Sanremo


Adesso all’appello manca solo la Milano-Sanremo. Philippe Gilbert ha vinto sul pavé di Roubaix e, al di là del campanilismo di circostanza, non c’era atleta che lo meritasse di più. A 36 anni, quasi 37, il ciclista belga ha sconfitto uno dopo l’altro tutti i rivali, dimostrando quanto la carta d’identità alle volte sappia essere un semplice dettaglio.

LA CORSA Il ritiro prematuro all’ultimo Giro delle Fiandre aveva scatenato il chiacchiericcio e i classici commenti su un vecchio leone, destinato ormai al viale del tramonto. Niente di simile, perché a determinare l’abbandono era stato un semplice virus intestinale: «Non avevo forze, ho preso tre chili in due giorni». Ristabilitosi, anche le gerarchie, in una settimana, sono tornate al loro posto.

Nils Politt, secondo sul traguardo, ha dimostrato di possedere indiscusse capacità: se ci lavorerà, il tempo, galantuomo, gli darà ragione. I bookmakers aspettavano Peter Sagan, campione in carica. Arriverà quarto: assente ingiustificato nel momento più importante. Sfumato il bis, lo slovacco chiuderà dietro Yves Lampaert, nella giornata da sogno della Deceuninck-Quick Step.
epa07506515 Deceuninck Quick Step team rider Philippe Gilbert of Belgium celebrates his win as he crosses the finish line of the 117th Paris Roubaix cycling race, France, 14 April 2019. EPA/CHRISTOPHE PETIT TESSON

IL PALMARES Gilbert, a braccia alzate, si porta a casa la più preziosa delle pietre e lascia affissa sulle docce del velodromo francese la targhetta col suo nome: privilegi unici, riservati a chi è capace di dominare all’inferno. E’ il quarto monumento di un palmares folgorante, in cui spiccano due giri di Lombardia consecutivi (2009,2010), una Ronde (2017), una Liegi-Bastogne-Liegi (2011) e ben quattro Amstel Gold Race (nel 2010, 2011, 2014 e 2017).

C’è anche un campionato nel mondo, a Limburgo nei Paesi Bassi, giusto per non farsi mancare nulla. O quasi. Rimane la classicissima di Primavera e un’impresa riuscita soltanto ai connazionali Eddy Merckx, Roger De Vlaeminck e Rik Van Looy. L’ha sfiorata nel 2009 e nel 2011, finendo terzo: ora diventerà un’ossessione.

Trait d’union di un paese spaccato a metà dalla storia e dalle divisioni interne, Gilbert da Verviers sull’argomento non ha mai avuto tentennamenti: «Non mi sento né Fiammingo, né vallone. Io sono belga». Messaggio chiaro, impossibile da fraintendere.

Corridore di casa lo definivano gli esperti, quasi non fosse in grado di esprimersi ad alti livelli fuori dal cerchio magico del Benelux. Ha fatto sfogare i critici, poi ha lasciato parlare la strada. Tappe al Giro, al Tour e alla Vuelta: in totale 75 successi. Gilbert ha una bacheca all’altezza dei migliori di ogni epoca e una sola casella vuota, per questo difficilmente deciderà di smettere.

condividi