Sapienza Fast Charge, sognando la Formula E

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Nella cornice di un Eur trasformato in pista per l'E-prix della capitale, siamo andati a trovare i ragazzi impegnati nella Formula Sae, una competizione universitaria a cui partecipano monoposto elettriche "junior"


Quando arriviamo nel luogo dell’appuntamento, tra l’Obelisco di Marconi e la Nuvola di Fuksas, ci guardano imbarazzati: il nostro intervistato non c’è. «Marco arriva subito – ci dicono -. Potrebbe piovere ed è andato a prendere le gomme da bagnato. E’ puntiglioso» aggiungono, quasi scusandosi. Poco male, ne approfittiamo per scattare un paio di foto alle monoposto elettriche parcheggiate a bordopista. E’ la vigilia del secondo E-prix di Roma e intorno a noi fervono gli ultimi preparativi per allestire spalti e gradinate. Ma le vetture che stiamo fotografando non sono monoposto di Formula E, e Marco non è un top driver della Fia. Siamo infatti nello stand dedicato alla Formula Sae (Society of Automotive Engineers), una competizione universitaria internazionale di design ingegneristico, e le monoposto sono quelle messe a punto dagli studenti di varie università europee, tra cui La Sapienza. Marco Giannini, che arriva poco dopo esibendo soddisfatto quattro pneumatici, è il team leader della scuderia Sapienza Fast Charge, nonché pilota della vettura sviluppata dai ragazzi dell’ateneo romano. Le piccole monoposto elettriche sono al centro di uno degli eventi collaterali alimentati dal circus della Formula E, e a breve scenderanno in pista per un paio di giri dimostrativi lungo il tracciato cittadino dell’Eur.

«La nostra auto è totalmente elettrica, ma nella Formula Sae ci sono anche categorie per monoposto con motore a scoppio – esordisce Marco -. Abbiamo scelto di realizzare una carrozzeria in fibra di carbonio anteriormente, mentre per la parte posteriore, dove c’è la meccanica, abbiamo optato per il Kevlar. Questo perché è un materiale molto resistente al fuoco, oltre ad essere un isolante elettrico. Per decidere quali componenti progettare da zero facciamo uno studio sui costi-benefici. Tutto ciò che non è interessante progettare lo acquistiamo. Ad esempio, realizzare un ammortizzatore in casa significa spendere tantissimo tempo e risorse. Ma ammortizzatori con le nostre misure si trovano tranquillamente in commercio, per cui preferiamo acquistarli e dedicarci piuttosto alla progettazione dello schema sospensivo. Motore e inverter li compriamo già fatti. Per quanto riguarda le batterie, acquistiamo le celle singole, ma le assembliamo noi. Non è tanto la produzione della cella stessa quanto il packaging che fa la differenza e porta ad avere un buon pacco batteria per compattezza e peso. Tutto il resto è fatto da noi, circuito elettrico, sistema frenante, barre anti-rollio, saldiamo persino il telaio. Lo progettiamo, poi lo realizziamo e lo sottoponiamo a test sia teorici che pratici. Le caratteristiche dei tubi però sono regolamentate, per questioni di sicurezza».

La maggior parte delle prescrizioni regolamentari della Formula Sae riguardano infatti la sicurezza del pilota. Devono essere presenti obbligatoriamente roll-bar, cinture di sicurezza a 5 punti, e altri accorgimenti tecnici. Le uniche limitazioni tecniche sono alcuni vincoli sulle dimensioni, gli 80kw massimi di potenza del motore e i 600 volt di tensione del pacco batteria. «Gli organizzatori del campionato hanno voluto evitare una corsa all’auto più potente e performante, in modo da non dare luogo a sprechi e garantire la sicurezza dei partecipanti. Per il resto, siamo liberi di progettare l’auto come ci pare, e il risultato sono vetture estremamente diverse tra loro. Noi abbiamo scelto la trazione posteriore, ma alcune monoposto sono a trazione integrale. Stesso discorso per quanto riguarda l’aerodinamica, noi abbiamo sviluppato un’ala anteriore, ma alcuni nostri colleghi hanno deciso di farne a meno».

«Il nostro team è organizzato come una società. Un professore svolge il ruolo del proprietario, poi c’è una sorta di amministratore delegato, e infine i vari reparti con i rispettivi capi-reparto. Alcuni di essi lavorano direttamente sull’auto (meccanica, aerodinamica, pacco batteria, elettronica ecc), mentre altri non sono operativi sulla vettura (design, media, business and planning). Inoltre, abbiamo anche un team medico, che si occupa dello stress vissuto dal pilota e da chi lavora sull’auto. La maggior parte di noi viene da ingegneria, ma ci sono anche persone di economia e management, design industriale e medicina. L’importante è che tutto sia curato da studenti, dal marketing alla progettazione, dalla comunicazione alla guida. Si tratta di sfumature necessarie per rendere realistica l’esperienza. Infatti, sono tutte componenti fondamentali nella progettazione e realizzazione di una vera macchina da corsa».

Se state immaginando che tutto si concluda con una gara di velocità in stile E-Prix vi sbagliate, perché per trionfare in un evento di Formula Sae ci vuole molto più di una buona vettura. Vi sono prove statiche, simili ad esami, e prove dinamiche, in cui le monoposto vengono fatte girare in pista. Nelle prove statiche vengono valutati elementi come l’efficienza del progetto in relazione al budget o la capacità di produrre un business plan esaustivo, mentre nelle prove dinamiche viene messa sotto torchio la vettura per verificarne accelerazione, agilità e affidabilità. Alla fine di ogni prova viene stilato un punteggio e la vittoria può arrivare in base a svariate combinazioni. «Nella Formula Sae valutano ogni aspetto, dalla fase progettuale alle prestazioni della vettura – chiarisce Marco -. Ad esempio, il reparto business viene valutato per le scelte economiche che sono state fatte. Lo scopo della competizione non è creare l’auto più prestazionale, ma far sì che gli studenti possano fare esperienza di lavoro in team e soprattutto imparare a rapportarsi con sponsor, produttori, fornitori che ti inviano il materiale in ritardo. Insomma, con tutti gli imprevisti che avvengono quotidianamente nel mondo reale».

Ogni anno si svolgono diversi eventi di Formula Sae in tutto il mondo. Il Sapienza Fast Charge prenderà parte all’appuntamento di Barcellona, che si terrà dal 20 al 25 agosto nel circuito di Montmelò. «In genere, le squadre da battere sono quelle delle università tedesche. In Germania hanno un approccio molto più pratico rispetto a noi e queste competizioni sono considerate parte integrante della didattica. Ovviamente, questo si riflette nella differenza di risorse messe a disposizione dalle università. La nostra monoposto viene realizzata per lo più grazie ai soldi degli sponsor, e ai nostri, che ci autotassiamo. Si potrebbe obiettare che questa competizione non è finalizzata a implementare tecnologie trasferibili immediatamente sulle auto stradali. Ma il beneficio pratico della Formula Sae è lo sviluppo del capitale umano. Quello che verrà implementato sulle macchine future siamo noi, gli ingegneri di domani. Il risultato di mesi di lavoro non è la vettura di per sé, ma le persone che l’hanno costruita».

La vettura del Sapienza Fast Charge è nella fase conclusiva del suo sviluppo, chiediamo quindi a Marco che cosa ha significato per lui partecipare a questa esperienza: «Lavorare con tante persone ti porta a contatto con caratteri ed esigenze diverse. C’è chi ha più tempo e chi meno, ma la cosa bella è che non ci si ritrova mai da soli in officina a fare la notte sulla macchina. Il fattore umano in questa esperienza è fortissimo, siamo in 75 ed è come se fossimo una famiglia, con tutto quello che comporta, compresi i litigi. E’ molto bello vedere che i rapporti che si creano durano anche dopo il lavoro. Ah, ma non ci fermiamo di certo qui. Il prossimo progetto sarà una vettura a guida autonoma, ci stiamo già lavorando».

Mentre salutiamo Marco e ringraziamo gli altri ragazzi del team avvertiamo improvvisamente un sibilo molto forte, seguito da uno stridio di pneumatici. A pochi metri da noi, oltre le barriere, le monoposto di Formula E hanno iniziato la “shakedown” (per chi non mastica il linguaggio degli E-prix, qualcosa di simile alle prove libere della Formula Uno). Ci guardiamo in faccia sorpresi. «Caspita se fischiano, ma non erano mute?» Per Marco è un invito a nozze: «Guarda, io sono un appassionato di tutti i tipi di motori e di gare automobilistiche. Il motorsport è sempre stato la punta di diamante dell’automobilismo inteso in senso ampio, quindi anche di quello “domestico”. Dato che il mercato sta andando sempre più verso l’elettrico, è naturale che anche il motorsport si adegui. Secondo me le categorie dedicate ai veicoli a combustione rimarranno, così come gli appassionati di stampo più tradizionale. Un po’ come succede oggi per le auto storiche. Però prevedo che motorsport ed elettrico andranno sempre più a braccetto. E poi, la Formula E non è un tradimento del passato. Al contrario, questo campionato riporta il motorsport ai valori originari. Basti pensare alla vicinanza con le persone, che si era persa. E’ bello portare le auto da corsa dentro le città ed è bello che ci siano biglietti gratis, ricorda i grandi bagni di folla di una volta».

Il weekend elettrico di Roma inizia così. Con le facce emozionate di questi ragazzi che aspettano il via per poter scendere in pista con le loro monoposto. Dopo che le sorelle maggiori avranno terminato di ronzare a 250 all’ora lungo le strade dell’Eur.

condividi