Parigi-Roubaix: il dolce sapore della sofferenza

epa06655808 Bora-hansgrohe team rider Peter Sagan of Slovakia celebrates on the podium after winning the 116th Paris Roubaix cycling race, in Roubaix, France, 08 April 2018.  EPA/ETIENNE LAURENT

Domenica torna la classica del Pavé. Tutto quello che c'è da sapere per arrivare preparati all'appuntamento: percorso, storia e favoriti


L’attrazione inspiegabile per la sofferenza, il piacere assurdo del dolore. La Parigi-Roubaix misura 257 chilometri e non c’è un solo colpo di pedale in cui il cervello non si domandi “Perché”. Fango quando piove, polvere con il sole. Gli occhi diventano fessure e la bocca da tenere rigorosamente chiusa. Il pavé curato nei dettagli, ricoperto di terra e sterco di cavallo: peggio è messo, meglio è. A occuparsene gli studenti di tre licei agrari francesi e gli “Amici della Roubaix”. Angeli all’inferno, protagonisti, tanto quanto i corridori. Al vincitore spetta una pietra, più preziosa di qualsiasi diamante. Domenica, per la 117esima volta, ritorna la corsa dei paradossi, dove tutto si muove alla rovescia e i copertoni forati rappresentano l’unica costante.

BRU64 - 20010415 - ROUBAIX, FRANCE: Italian Franco Ballerini makes a "Honour lap" on Roubaix' cycling track at the end of the famous race "Paris - Roubaix", Sunday 15 April 2001. The Paris - Roubaix race 2001 was the last race for Ballerini who has won it two times. EPA PHOTO BELGA/YVES BOUCAU

STORIA Peter Sagan ci arriva da campione in carica, deciso a conservare il titolo. Appena giunto in Francia, ha inaugurato la sua doccia, privilegio riservato ai vincitori. La targhetta con il nome dello slovacco campeggia accanto ai mostri sacri della bicicletta, nel settore del velodromo in cui i ciclisti si tolgono di dosso le scorie di una giornata che può valere una carriera. Franco Ballerini, ex commissario tecnico della nazionale, scomparso in un’incidente d’auto nel 2010, si era guadagnato la cittadinanza onoraria della città: due trionfi e una maglia celebrativa nell’anno dell’ultima partecipazione. “Mercì Roubaix”, una frase semplice per saldare il debito di riconoscenza e restare indelebile nella memoria. Il record, invece, è affare belga, condiviso con quattro acuti da Roger de Vlaeminck (1972, 1974, 1975 e 1977) e Tom Boonen (2005, 2008, 2009, 2012)

PROTAGONISTI Oggi gli interpreti sono altri. Greg Van Avermaet si è imposto nel 2017 e, adesso, cerca il bis. Alexander Kristoff, fresco di successo alla Gand Wevelgem, ha una forma invidiabile e, sfumato il Giro delle Fiandre, una gran voglia di riscatto. Oliver Naesen possiede le tutte le carte per inserirsi nel lotto dei pretendenti. Stesso discorso per gli italiani Gianni Moscon e Matteo Trentin. Filippo Ganna è il nome a sorpresa, tirato fuori da Andrea Tafi, ultimo dei nostri, nel 1999, a sorridere lassù. D’altronde, Alberto Bettiol che, conquistata la Ronde, non ci sarà, insegna: crederci sempre.

PERCORSO
Una serie di stelline cataloga i ventinove settori di pavé, si spazia dall’uno al cinque, a seconda della difficoltà. Il più suggestivo al chilometro 142, sarà la porta d’ingresso per la leggendaria foresta di Arenberg. L’ultimo a una manciata di metri dal velodromo, ostacolo finale sulla via del traguardo e per qualcuno dell’immortalità.

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