New York, emergenza morbillo: oltre 280 i casi registrati

Morbillo

Pugno duro del sindaco Bill de Blasio, obbligo di vaccinazione e multa a chi si sottrae. Il racconto della professoressa: «Sembrava un problema archiviato, invece dobbiamo ancora farci i conti».


Lo stato di emergenza sanitaria, dichiarato dal sindaco Bill de Blasio, fotografa bene la dimensione del problema. I casi di morbillo registrati a New York, in particolare nella zona di Brooklyn, dallo scorso settembre sono oltre 280. Numeri grandi, soprattutto se si pensa che la malattia era stata praticamente debellata dal Paese. «Si considerava una cosa archiviata, invece siamo tornati a farci i conti», spiega  Josie Costa Weller professoressa di italiano e spagnolo in Connecticut, una quarantina di minuti – auto o treno – dalla Grande MelaL’obbligo di vaccinazione per tutti, compresi i bimbi oltre i sei mesi d’età, e la multa di mille dollari per chi si rifiutasse di adempiervi, costituiscono rimedi necessari eppure la questione appare più profonda.

«L’esplosione si deve essenzialmente a due motivi – prosegue Josie –  Uno è la religione. Nella comunità ebraico ortodossa si ritiene che i vaccini siano contrari alla volontà di Dio, perché anche la malattia fa parte della vita. La teoria estremizzata, conduce al rifiuto di eventuali cure. I maggiori focolai si riscontrano a Rockland County, dove in molti risiedono. Non è una coincidenza». Per tale ragione, il primo cittadino ha imposto la chiusura alle scuole religiose e agli asili nido in cui si accettino alunni non vaccinati. Non finisce qui: «Sono aumentati i gruppi no vax. La gente sostiene ci sia uno stretto legame fra questa tipologia di prevenzione e l’autismo». Un salto all’indietro lungo trent’anni: «Quando m’iscrissi all’Università, a New York, mi fecero le analisi perché dichiarai di aver preso alcune malattie e non mi credevano. Assurdo, rapportandolo a oggi».

Il modello Federale, presente in Usa, consente ad ogni membro di legiferare al proprio interno su numerose materie, compresa quella sanitaria. Al 2019, sono 18 gli Stati che prevedono la totale libertà dei cittadini nella scelta di ricorrere o meno alle vaccinazioni per i figli, persino per motivi religiosi o filosofici. Una sorta di obiezione di coscienza definita Vaccine Non medical Exemption: «Io insegno in Connecticut e da noi, negli istituti pubblici, al momento dell’iscrizione, bisogna consegnare un documento in cui si certificano le vaccinazioni effettuate, altrimenti non si viene ammessi».

Nessuno è esonerato: «Il 50% dei ragazzi proviene da Paesi confinanti come Nicaragua o Messico, ma non ci sono sconti sulla produzione del certificato». Anche altrove funziona così: «Come mamma non sono preoccupata, in casa, io ho contratto il morbillo, mentre gli altri sono vaccinati. Ho due figli al college, in Wyoming e Vermont, e anche loro per essere ammessi all’università dovevano dimostrare di aver adempiuto a precauzioni e obblighi sanitari».

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