Bellinazzo: «Roma società modello. Plusvalenze? Problema di sistema»

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Abbiamo intervistato a Perugia il giornalista del Sole 24 Ore, esperto di calcio e business: «La Serie A è molto indietro rispetto agli altri campionati, manca la voglia di migliorarsi. Milan? La Champions è vitale»


Dici ‘calcio&business’ e pensi a Marco Bellinazzo, un’istituzione del giornalismo economico sportivo. Fino a vent’anni giocava a pallanuoto, poi ha cambiato idea, e dal 2004 lavora al Sole 24 Ore. Giustizia, lavoro, fisco, soprattutto sport, la sua vera passione, e 4 libri diventati un modello da seguire, da ‘Goal Economy’ a ‘I veri padroni del calcio’.

Nell’ultimo – ‘La fine del calcio italiano’ – ha parlato soprattutto del declino della Serie A: «Siamo indietro rispetto agli altri campionati, non c’è la voglia di migliorare, di curarsi, di guardare avanti». L’abbiamo incontrato al festival internazionale del giornalismo di Perugia, dove ci ha parlato di alcune delle problematiche del nostro calcio. 

LE PLUSVALENZE

Qualche esempio dall’ultima stagione, 2017/18: Juve a 94 milioni, Fiorentina 88, Torino 71, Roma 65, Lazio 60, Inter 49, Atalanta 46, Milan 35, Napoli 30: «In Italia abbiamo avuto circa 800 milioni di plusvalenze, è un problema di sistema. Attraverso questo meccanismo, le società possono ‘alterare’ il bilancio mascherandolo con guadagni fittizi».

Il caso della Juve è sotto gli occhi di tutti: nell’ultimo periodo i bianconeri hanno ceduto Sturaro al Genoa per 18 milioni, Cerri al Cagliari per 9 e Audero alla Samp per 19. Più di 50 milioni arrivano dalle cessioni, cosa c’è dietro queste plusvalenze? «Questi aspetti vengono strumentalizzati. E’ normale che gli affari dei bianconeri risaltino di più. È una crisi che si riflette sulla lega, c’è un problema serio accentuato anche dal diritto di recompra. Bisognerebbe istituire un sistema contabile che limiti le plusvalenze sul bilancio, altrimenti si rischia di trovarsi in una situazione non rimediabile».

LA ROMA E LO STADIO

Questione stadio. Bellinazzo ci ha parlato anche del controverso impianto della Roma e dei suoi problemi di realizzazione: «C’è una situazione complessa, ma devono farlo. Per i giallorossi è essenziale. Certo, sarà faticoso reggere l’investimento di un miliardo, ma una parte sarà recuperata con il business park. Il fatturato della Roma oscilla dai 20 ai 30 milioni quando fa la Champions, e aspira a confrontarsi con realtà che fatturano 5 volte tanto. Senza stadio non possono risalire».

Un modello italiano: «Sono avanti sia nel marketing che sui social, hanno account in varie lingue, più di 17 milioni di follower e un brand consolidato. La semifinale di Champions dell’anno scorso ha incrementato il valore della maglia, ora parliamo di circa 22 milioni grazie a sponsor come Qatar Airways e Hyundai».

MILAN, QUANTO VALE LA CHAMPIONS?

Da Roma a Milano, situazioni differenti. Gattuso punta il ritorno in Champions dopo cinque anni d’assenza: «Per il Milan è vitale, c’è un dislivello importante tra entrate e uscite, ha l’obbligo del pareggio di bilancio entro il 2021, una mancata qualificazione in Champions sarebbe un fallimento».

Economico e tecnico: «È la squadra italiana più seguita al mondo, ha mancato questo appuntamento per troppo tempo, quei 50 milioni (i quali arriverebbero dalla partecipazione ai gironi ndr) servono per tornare a livelli importanti». 

LE DOPPIE PROPRIETÀ

E’ il caso di Bari-Napoli con la famiglia De Laurentiis e Salernitana-Lazio con Claudio Lotito, ma anche della Red Bull: «Bisogna distinguere tra multiproprietà internazionali, come fanno il Manchester City o l’Udinese, e nazionali, una situazione difficile da giudicare». Perché? «Le multiproprietà possono dar luogo ad abusi legati a trasferimenti di calciatori, e significa limitare una delle due piazze. Salernitana e Bari, ad esempio, non potranno mai andare in Serie A».

Curioso – e controverso – il caso della Red Bull, presente con due squadre a Lipsia e a Salisburgo. Si sono sfidate anche nei gironi di Europa League in questa stagione: «Non si può fare, ma la UEFA non ha avuto il coraggio di attaccare un colosso come Red Bull, tutto per un escamotage formale». Bellinazzo spiega: «I club tedeschi non possono avere proprietà straniere, e quindi il Lipsia è controllato formalmente dai tifosi». 

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