Marco Bocci: «Romanzo Criminale l’inizio di tutto, è stato come fare l’amore»

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L'attore esordirà come regista in Erre11, il film tratto dal suo libro 'A Tor Bella Monaca non piove mai'


Nicola Scialoja è stata la prima chance di Marco Bocci, e non l’ha sprecata: «Avevo 27 anni, non sapevo come affrontare un personaggio simile. Ero inesperto, prendevo tutto alla lettera». Anche fisicamente: «Dovevo essere magro, pesavo 58kg, ero all’estremo. Correvo un’ora e mezza tutti i giorni e mi svegliavo alle 5».

Sempre sul divano-letto di Giuliana, la signora che l’ha ospitato a casa sua per circa 6 anni, vicino la Luiss, nel suo salotto. Prima di Romanzo Criminale, Squadra Antimafia, il cinema e il teatro, quando Marco Bocci era solo Marco: «Studiavo architettura, poi incontrai un regista. Scoprire questo mestiere è stato facile, c’era tanta passione. Avevo appena 20 anni».

Nel 2008 diventerà Scialoja, una sfida vinta: «E’ stato come fare l’amore per la prima volta, il primo bacio alla fidanzata. Qualcosa che non puoi dimenticare». I fan non l’hanno fatto, tant’è che qualcuno – dal fondo della sala – gli ‘rimprovera’ di non aver realizzato una terza serie: «Ormai era finita, ma la gente è ancora affezionata, su Sky la mandano a manetta!».

Oggi Marco ha 41 anni e si considera «una persona nuova», il «cambiamento fa parte del suo modo di essere» e non è più Nicola Scialoja. Lo dice il suo percorso: cinema, teatro, piccolo e grande schermo. Scrittore con ‘A Tor Bella Monaca non piove mai’ e regista del suo libro con Erre 11, il film sulla periferia di Roma: «Ho voluto raccontare una zona che conosco molto bene, non la sua vita criminale. Persone comuni, vere, la quotidianità. Anime perse, ma al tempo stesso vive».

Marco ne ha parlato in un incontro con gli studenti della Luiss organizzato da ISA, dove tra l’altro era presente anche Giuliana, pronta a strappargli una dichiarazione all’improvviso: «Come ti è venuto bene Domenico Calcaterra (uno dei protagonisti di Squadra Antimafia ndr)». Gli studenti applaudono, Marco sorride e risponde: «Volevamo fare qualcosa di folle, oltre i cliché televisivi. Squadra Antimafia è stata una serie innovativa, sperimentale, ci siamo riusciti».

Spazio agli aneddoti. Marco interpreta sempre personaggi seri, arrabbiati, introversi: «Quando mi incontrano per strada restano sorpresi perché sorrido sempre, in realtà sono così». Disponibile, sincero, a fine incontro si scatta anche qualche selfie con i fan. Dopo aver svelato la parte più difficile del suo lavoro: «Non bisogna rischiare che il personaggio contamini psicologicamente la tua vita, fare l’attore può essere pericoloso».

Un esempio: «Romanzo Criminale è stata la mia prima vera esperienza, sentivo la responsabilità. In quegli anni non riuscivo a trovare i limiti tra Nicola e Marco, ma è questione di tempo». Soprattutto pratica. Ora ha una nuova sfida da regista, tra i protagonisti ci sarà anche sua moglie Laura Chiatti, la prima pellicola insieme. Un’altra chance da non sprecare, magari da vincere, come dieci anni fa. Quando Marco è diventato Scialoja, partendo da un divano.

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