Lori Lightfoot: «Ora trasformiamo Chicago»

Foto di EPA/TANNEN MAURY

Il ritratto della neosindaca eletta qualche ora fa a capo della metropoli statunitense affacciata sul Lago Michigan


Una donna, afroamericana e gay, alle redini della terza città più grande degli Stati Uniti. Lori Lightfoot è il nuovo sindaco di Chicago. 56 anni, ex procuratrice federale, Lightfoot ha sconfitto al secondo turno l’avversaria Toni Preckwinkle, anche lei democratica e di pelle scura, con il 73,7% dei voti. Il risultato ha quindi smentito le proiezioni elettorali che davano quest’ultima candidata come la favorita per succedere a Rahm Emanuel, il sindaco uscente che ha rinunciato a correre per un terzo mandato alla guida della Windy City.

Foto di EPA/TANNEN MAURY
Foto di EPA/TANNEN MAURY

La nuova prima cittadina di Chicago si aggiunge oggi all’elenco delle personalità politiche apertamente omosessuali degli Stati Uniti, accanto a Pete Buttigieg, sindaco di South Bend e candidato alla Casa Bianca. Nonostante descriva se stessa come una «dichiarata e orgogliosa lesbica nera», la sua campagna non è stata incentrata sulla difesa delle minoranze LGBTQ e della comunità nera. «Se dovessi vincere, questo rifletterebbe il desiderio di spezzare con il passato» è una delle sue dichiarazioni più emblematiche in vista del voto. Per lei la scossa alla politica che Chicago ha vissuto negli ultimi anni deve partire dalla lotta alla corruzione e dal sostegno a quella fetta di popolazione che fa fatica ad arrivare a fine mese, la classe lavoratrice a reddito basso. Lightfoot vuole una rivoluzione per la più popolosa metropoli dell’entroterra americano, soffocata da 28 miliardi di dollari di debito pensionistico e un tasso di omicidi più alto di New York e Los Angeles.

Profilo basso sulla carica di rottura che la sua origina etnica e l’omosessualità dichiarata rappresentano in sé prima del voto, gli stessi elementi che Lightfoot ha rimarcato subito dopo la vittoria: «voglio una città nella quale nessuno si interessi al colore della pelle. Né a chi amiamo, dal momento che si tratta di amore». Il suo piano per cambiare Chicago mira innanzitutto alla riduzione delle disuguaglianze sociali e razziali, uno degli aspetti distintivi rispetto al programma più moderato della sua sfidante.

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