Brexit, il Parlamento chiede di prendere il controllo, governo nel caos

epa07462551 A pro-Brexit protester outside the British Houses of Parliament in London, Britain, 25 March 2019. Reports state that Theresa May updated ministers on her Brexit strategy at a meeting of her cabinet earlier in the day which comes as the EU announced that its preparation for an no-deal scenario has been completed and the British Parliament is set to hold a series of indicative votes and amendments.  EPA/NEIL HALL

Ora i parlamentari indicheranno, attraverso varie votazioni, la strada che dopo la duplice bocciatura dell’accordo con l’Ue dovrà prendere la Brexit. Ma la May fa sapere che potrebbe non attenersi alle indicazioni.


Nella tarda notte di ieri il Parlamento britannico ha approvato un emendamento sulla Brexit per permettere ai deputati di votare proposte alternative a quella dell’uscita senza accordo dall’Unione o a quella proposta dalla premier Theresa May, che verrebbe sottoposta al voto del Parlamento per la terza volta nonostante ad oggi manchino ancora i numeri: sarebbero almeno sessanta i conservatori convinti a bocciare di nuovo l’accordo, dopo la prima fumata nera del 15 gennaio scorso, e la seconda votazione negativa del 12 marzo. Così il Parlamento prova, attraverso l’emendamento proposto dall’ex ministro dei Tory Oliver Letwin assieme al compagno di partito Dominic Grieve e dal laburista Hilary Benn, a scavalcare il governo e a indicare, attraverso nuove future votazioni, delle soluzioni alternative alla trattativa portata avanti dalla May. La mozione è stata approvata con 329 sì e 302 no.

Così il Parlamento britannico prova a muoversi lungo i binari delle nuove scadenze, frutto dell’accordo con Bruxelles, che spostano l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione dal 29 marzo al 22 maggio, per non compromettere le elezioni europee del 23-26 maggio, impantanando l’Unione in una situazione inedita in cui un paese membro non partecipa alle votazioni. L’altra alternativa, sempre concessa dai paesi membri, è che Londra abbia tempo fino al 12 aprile per decidere se organizzare il voto europeo, e ripensare la Brexit in tempi più lunghi.

Il voto di ieri ha prodotto un nuovo scossone all’interno del governo: secondo la premier la proposta rischierebbe di ribaltare i ruoli di forza nel parlamento, e ha chiesto ai membri del suo partito di opporvisi, provocando la defezioni di tre sottosegretari, dimessisi dopo aver votato in dissenso dalla linea ufficiale dell’esecutivo. Si tratta di Richard Harrington, sottosegretario alle Attività Produttive, Alistair Bury, sottosegretario agli Esteri, e Steve Brine, sottosegretario alla Sanità.

Così, a 1006 giorni dal referendum del 2016, l’unico punto fermo rimasto è la posizione del governo contro una seconda votazione, per rimanere nell’Unione, malgrado la manifestazione di un milione di cittadini a Londra sabato scorso. Lo ha ribadito Theresa May, ricordando ancora che “La posizione del governo è che bisogna attuare il risultato del primo referendum”.

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