«Italia-Cina? Così restiamo soli»

Cina

Il sinologo Francesco Sisci non crede che la firma del memorandum sia la scelta giusta: «Siamo diventati un paese di terz’ordine.»


A poche ore dalla firma del memorandum cinese sulla nuova “Via della Seta” le critiche, verso l’Italia non si placano. Il Bivio è sempre lo stesso
«O china la testa e segue l’Europa, o decide di uscire dall’Europa e magari anche dalla Nato» e quanto sostiene Francesco Sisci, sinologo e ricercatore  della China’s People’s University

Come mai una posizione così netta?

CinaOggi c’è un fatto vero. Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che martedì 26, a Parigi, si terrà un vertice con: il leader cinese, il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker e la cancelliera tedesca Angela Merkel. I grandi dell’Europa discuteranno della politica verso l’oriente ancor prima del summit UE-Cina previsto il 9 aprile. Il dato forte è che, al vertice francese, l’Italia non solo non è stata invitata, ma neanche avvisata. Xi, inoltre, non si è ribellato imponendo che a questo incontro dovesse partecipare.

Quindi non si rischia di essere tagliati fuori?

Siamo già diventati un Paese di terz’ordine. Per l’appunto, non avendo concordato con Europa e America una linea politica comune verso Pechino, oggi ci ritroviamo isolati e temo che anche la Cina arriverà al punto in cui allargherà le braccia e lascerà perdere l’Italia. Ma attenzione, non ci siamo svenduti, stiamo rischiando l’isolamento politico che è ben più pericoloso. Stiamo già vedendo delle conseguenze orribili.

Cosa avrebbe dovuto fare l’Italia per evitare questa situazione?

Concordare politica e idee con l’Europa e con la NATO. Non lo ha fatto ed è stato visto come un tradimento, una pugnalata alla schiena.

Allora perché questo interessamento all’Italia da parte della Cina?

Si tratta di un ponte naturale verso l’Europa e l’Africa e questo attrae Pechino. Il programma del leader Xi Jinping guarda anche Asia centrale, Medio Oriente e Mediterraneo.

ANSA/ANGELO CARCONI
ANSA/ANGELO CARCONI

Come si è sviluppata l’economia cinese?

Dagli anni ’90 si è concentrata soprattutto sulla via marittima, commerciando con il resto dell’Asia e l’America. Ad oggi la costa produce oltre il 70% del Pil cinese e ospita più di un terzo della popolazione. La Cina, tuttavia, è un Paese continentale e per secoli ha trattato con il resto del mondo lungo l’antica via della seta descritta da Marco Polo. Il concentrarsi di nuovo in questo percorso è un modo per riequilibrare la crescita interna e non creare pressioni economiche e demografiche solo lungo la costa.

Ci sono aspetti positivi nella firma di questi accordi?

Temo di no. Dobbiamo però distinguere accordi commerciali e il Memorandum Understanding. Riguardo ai primi l’Italia ne ha firmati e rifirmati a decine, se non a centinaia, dando seguito solo ad alcuni. Sul contenuto di quelli che si appresta a firmare e la loro applicazione, ad ora, c’è da una nuvola di fumo che li circonda.

Il Memorandum invece…

È una dichiarazione politica, secondo il premier Giuseppe Conte, non vincolante da un punto di vista giuridico. Tra virgolette nessun accordo lo è. Ad esempio se l’Italia non rispetta quanto pattuito con la NATO o con l’Unione Europea, può essere espulsa, multata, ma non processata. Tutti gli accordi internazionali sono di natura politica.

Ma perché è malvisto da Stati Uniti e dalla stessa UE?

Lo intendono come un’accettazione politica della Belt And Road Iniziative, o nuova via della seta, che, a sua volta, traducono in un’azione da parte della Cina di proiettare la propria potenza politica, economica e strategica all’esterno. Ecco, dunque, che l’Italia viene accusata di essere il “cavallo di troia” della Cina nella Nato, nel G7 ed anche in Europa. Insomma ci sono tanti elementi pericolosi per l’Italia.

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